WELFARE. Assegno sociale, allarme dell’Acli: “Non si deve escludere nessuno dal bene comune”

Niente più assegni sociali per casalinghe, suore, frati e altre categorie di cittadini italiani, nonché di immigrati. E’ l’allarme lanciato oggi dall’Acli, la rete di Associazioni cristiane di lavoratori italiani, che denuncia una modifica "maldestra oltre che ingiusta" introdotta dalla Camera, mentre stava convertendo in legge il decreto sullo sviluppo economico, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. L’Acli chiede al Parlamento italiano di tornare sui suoi passi in merito a questa misura che cambia i requisiti d’accesso all’assegno sociale.

Fino ad oggi potevano godere di una prestazione di tipo assistenziale, riconosciuta dall’Inps per motivi di reddito, gli ultrasessantacinquenni residenti in Italia, a prescindere dalla loro cittadinanza; bastava che essi avessero una carta di soggiorno. Dopo una prima modifica dell’obbligo di soggiorno legale, continuativo per almeno 5 anni nel territorio nazionale, il Governo ha introdotto il requisito del lavoro legale e continuativo, per 10 anni nel territorio nazionale, con un reddito almeno pari all’importo dell’assegno sociale.

In poche parole dal 1° gennaio 2009, se il Senato confermerà la norma, non potranno beneficiare più dell’assegno sociale tutti coloro i quali non abbiano lavorato per 10 anni di seguito in Italia, quindi la maggior parte delle persone che ne ha davvero bisogno perché vive nelle realtà più difficili. «E’ la dimostrazione concreta – osservano le Acli – di come escludere qualcuno dal bene comune, in questo caso gli immigrati, porti inevitabilmente dei danni a tutti. Appunto perché, come insegna la dottrina sociale della Chiesa, il bene comune è tale in quanto bene di tutti e di ciascuno. Nessuno escluso».

Comments are closed.