WELFARE. Istituzioni e parti sociali, al via Osservatorio nazionale su legge 328/2000

Un impegno congiunto tra istituzioni locali e forze sociali per porre la legge 328/2000 (legge di riforma delle politiche socio-assistenziali) al centro dell’iniziativa politica. Con questo scopo è nato l’Osservatorio nazionale sulla legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. L’Osservatorio è nato dall’iniziativa di Anci, Forum del Terzo settore, Upi, Lega delle autonomie e Cisl, Uil, Cgil.

A un anno di distanza dalla proposta di dare vita all’osservatorio sulla legge 328/2000, istituzioni e enti hanno presentato il punto della situazione. "I dati dimostrano che occorre ripensare al sistema socio-assistenziale – ha sottolineato Emanuele Ranci Ortigosa, presidente dell’Irs, (Istituto di ricerca sociale) -. L’80% delle risorse sono erogate in sussidi economici. Ma a beneficiarne sono spesso famiglie con un reddito superiore alla media". "L’osservatorio è la prima tappa concreta per ottenere dei risultati – ha spiegato Maria Guidotti, portavoce del forum del Terzo Settore -. Servirà a ridare equilibrio al ruolo del Terzo settore. Spesso siamo percepiti come un soggetto che fa risparmiare perché nato in seguito alla crisi economica del welfare, ma non è così. Noi lavoriamo per lo sviluppo e la crescita del sistema economico, ma anche culturale e sociale".

1. LE RAGIONI
La proposta di dar vita ad un "Osservatorio" sulla legge quadro sui servizi sociali – sullo stato di attuazione di questa, sull’approfondimento dei suoi contenuti e sulle possibilità di aggiornamento e di rilancio all’indomani della riforma della Costituzione del 2001 – nasce dal Convegno nazionale del settembre scorso (Legge 328/2000: una sfida ancora aperta) come primo concreto passo di quella auspicata "Alleanza per il welfare" tra istituzioni e parti sociali, necessaria per vincere la sfida, appunto ancora aperta, lanciata cinque anni fa nel campo delle politiche sociali dalla legge quadro 328. Una sfida impegnativa perché richiede capacità di: leggere i bisogni della società; organizzare la rete dei servizi e controllarne l’efficienza, l’efficacia e la qualità; promuovere e sostenere le iniziative della comunità locale; creare un sistema di formazione professionale rispondente a un qualificato livello di programmazione, progettazione ed erogazione dei servizi; realizzare l’integrazione delle politiche; gestire nel territorio in forma associata le risorse necessarie.

2. GLI ATTORI
Attori dell’Osservatorio sono: le Confederazioni sindacali Cgil-Cisl-UIL e il Forum nazionale del Terzo Settore, l’ANCI, l’UPI, la Lega delle Autonomie. Lo Stato rappresenta il primo naturale interlocutore dell’Osservatorio in quanto in grado di modificare lo scenario e di orientare le politiche sociali, in ragione delle competenze che l’ordinamento gli attribuisce:

  • tutela e promozione, attraverso normative generali o di settore, della pari dignità di tutti i cittadini e dell’universalità di accesso al sistema integrato di interventi e servizi sociali;
  • determinazione ed esigibilità dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
  • reperimento delle risorse finanziarie necessarie per rendere effettivamente realizzabili i principi e gli obiettivi di pari opportunità e di non discriminazione, di diritti di cittadinanza e di qualità della vita, di eliminazione o di riduzione delle condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare proposti dalla legge quadro;

Altro interlocutore fondamentale sono le Regioni, le quali assumono un ruolo particolarmente significativo in quanto titolari di competenze legislative esclusive, conferite loro dalla riforma costituzionale del 2001, e quale primario livello di integrazione dei soggetti pubblici, privati e del terzo settore operanti nel sistema del sociale.

3. GLI OBIETTIVI
L’Osservatorio si caratterizza come sede propositiva per l’adeguamento della legge quadro alla nuova domanda sociale e quindi per la modifica, ove necessario, dei modelli normativi, finanziari ed organizzativi. Deve cioè sapersi accollare un ruolo di stimolo all’approfondimento ed al dibattito sulle tematiche del sociale nonché di rilancio del metodo del dialogo, della consultazione, della collaborazione, della concertazione per il raggiungimento di obiettivi insieme individuati tra le istituzioni e tra queste, le Organizzazioni sindacali ed il Terzo settore.

A questo fine l’Osservatorio si pone l’obiettivo di qualificarsi quale sede permanente di :
VALUTAZIONE CRITICA per il raggiungimento delle finalità e l’attuazione degli strumenti della legge quadro ( valutandone l’attualità; aggiornando o predisponendo nuovi sistemi di valutazione dei bisogni sociali; ridefinendo priorità e ricercando strumenti operativi delle politiche sociali).
ANALISI della normativa nazionale e regionale (sul versante soprattutto della coerenza tra finalità perseguite e soluzioni adottate, con attenzione in particolare alle criticità sul territorio);
CONFRONTO delle concrete esperienze locali, anche ai fini della diffusione delle buone pratiche;
VERIFICA, anche attraverso indicatori e misuratori innovativi della qualità di servizi e prestazioni, dei risultati conseguiti.
STIMOLO al fine di superare limiti condivisi nell’applicazione della Legge 328/2000 a livello nazionale partendo dalla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, e territoriale partendo da: l’accesso ai servizi, la programmazione partecipata , l’integrazione delle politiche sociali con quelle sanitarie, educative, formative e del lavoro.
Infine l’Osservatorio deve caratterizzarsi come sede di promozione per la concreta attuazione dei principi di sussidiarietà verticale ed orizzontale ai fini della realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.

4. STRUTTURA E STRUMENTAZIONE
Almeno nella prima fase ed in un’ottica di ottimizzazione delle risorse, struttura e strumentazione dell’Osservatorio possono coincidere con la somma delle strutture e delle strumentazioni esistenti presso i soggetti che aderiscono all’Osservatorio stesso.

Per il funzionamento e la rappresentanza politica dell’Osservatorio si prevedono due livelli:

  • il primo un Tavolo di indirizzo politico, cui affidare la strategia generale e la scelta delle priorità da affrontare;
  • il secondo di Coordinamento, elaborazione e ricerca;

5. LIVELLI DI RAPPRESENTANZA E DI OPERATIVITA’
L’ Osservatorio nazionale verrà progressivamente strutturato anche a livello regionale, dove opererà tenendo conto delle peculiarità legislative ed organizzative delle varie situazioni locali, rilanciando e rafforzando la funzione concertativa sul territorio.

 

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