WELFARE. Regione Lazio, in Commissione Politiche Sociali si parla di famiglie, minori e migranti

La Commissione Politiche Sociali della Regione Lazio ha incontrato le associazioni rappresentative delle famiglie, dei migranti, dei disabili e dei minori. "Incontrare i cittadini, le associazioni impegnate a tutela dei diritti, in particolare dei soggetti più deboli, esperti di materie delicate inerenti, appunto, le politiche sociali è una prerogativa costante della nostra Commissione – dichiara la Presidente della stessa, Maria Antonietta Grosso – anche al fine di formulare proposte utili e davvero corrispondenti ai bisogni ed alle esigenze che ci vengono dalla società. In questo fine settimana abbiamo realizzato diverse audizioni, anche con l’ARCI, per discutere e valutare percorsi fattibili riguardo la questione dei migranti".

Sono, ormai, circa tre milioni gli immigrati regolari nel nostro Paese – sostiene la Grosso – con un’incidenza sulla popolazione complessiva pari al 5%, provenienti da ogni continente e, quindi, determinando non poche difficoltà alle politiche di integrazione a livello locale. Sono oltre cinquantamila i bambini nati in Italia da famiglie extracomunitarie e questo ci impegna a ragionare complessivamente su ogni diritto che li riguarda, dai servizi, all’istruzione, alle cure e ad una loro crescita armoniosa.

Allo stesso tempo è urgente affrontare la questione relativa all’affidamento congiunto di figli delle coppie separate: una recente legge – aggiunge Maria Antonietta Grosso – e precisamente la 54, approvata l’8 febbraio del 2006 in Parlamento, ha stabilito le disposizioni generali in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli. Una legge piena di lacune, alla quale bisognerà rimettere sicuramente mano, al fine di dare garanzie certe ai minori. La Regione, intanto, potrebbe mettere in cantiere una serie di proposte per evitare ai figli di coppie che si separano danni anche psicologici. Serve certamente la figura di un garante per l’infanzia ma serve, inoltre, un osservatorio che coinvolga le diverse parti interessate, serve, anche affiancandolo ai giudici, personale qualificato, dall’assistente sociale al psicologo, servono mediatori familiari, vanno ampliate, dove esistono, o pensate strutture per garantire affidamenti condivisi o che siano di sostegno nelle tutele dei minori per le famiglie, separate o meno, in difficoltà.

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