WELFARE. Spesa sociale: Eurispes boccia l’Italia

L’Italia è il Paese che investe meno nello stato sociale: nel 2006, ha una spesa sociale pari al 26,4% del Pil contro l’oltre 31% di Francia e Germania. Il Regno Unito ha, invece, fatto registrare il maggiore incremento di spesa (dal 26,3% del Pil nel 1999 al 28% nel 2006). Sono questi i dati forniti dall’Eurispes sulle strategie in materia di promozione sociale adottate nei paesi europei. Partendo da una base statistica relativa del quinquennio 1999-2003, costituita principalmente da dati Eurostat, l’Eurispes ha costruito proiezioni per gli anni 2004-2006. E così, data la crisi economica e i bassi tassi di crescita che hanno caratterizzato gli anni in esame, secondo Eurispes in Europa si è avuta una crescita non particolarmente accentuata della spesa sociale in relazione al Pil.

Vediamo i dati relativi all’Italia. Data l’incidenza molto forte della popolazione anziana, la spesa del nostro Paese per la terza età è cresciuta allo stesso ritmo del Pil e rappresenta la metà di tutta la spesa del sociale (12,8% del Pil). Così come per la spesa sanitaria, legata al grado di invecchiamento della popolazione, l’Italia ha raggiunto la dimensione del 7% del Pil nel 2006. L’Italia primeggia in spesa sociale anche nella spesa per superstiti (2,5% del Pil). Le altre voci di spesa hanno tutte valori minori rispetto agli altri paesi europei: per esempio, la spesa sociale per le emergenze abitative ha un valore in termine di Pil vicino allo zero e la spesa per la famiglia e l’infanzia è molto bassa (1,1% del Pil).

Per quanto riguarda la distribuzione della spesa sociale, l’Eurostat ha stilato una graduatoria dei paesi europei tenendo conto del valore medio, relativo al periodo 1999 al 2006, della spesa sostenuta per ciascun settore. Così, i paesi che spendono di più per la promozione sociale hanno anche maggiori costi amministrativi (spesa burocratica). L’Italia appare poco efficiente, perché è tra i paesi che più spendono per la gestione della spesa sociale, ma mantenendo un livello di spesa non molto elevato rispetto a paesi simili.

Il nostro Paese si colloca agli ultimi posti della graduatoria per la quota relativa di spesa nel settore sanitario (alla sanità va il 24,8% della spesa sociale), e nel settore della disabilità (il 5,8% della spesa totale). In vetta alla graduatoria, invece, nella spesa per i superstiti (pensioni di reversibilità, pensioni alle famiglie dei caduti, funerali di Stato), visto che l’Italia impegna in questo settore oltre il 10% del totale; al quarto posto, invece, nella spesa sociale per l’anzianità, che ammonta a circa il 50% della spesa totale. Nel complesso, la spesa per anziani e superstiti raggiunge addirittura il 60% della spesa sociale totale.

Questo dato contrasta con quello che riguarda la famiglia e l’infanzia, che vede l’Italia posizionarsi al penultimo posto: l’investimento è di appena il 3,8% del totale. Per non parlare di quanto "non spende" il nostro Paese per la disoccupazione: una spesa di meno del 2% del totale contro un valore della Ue 15 di oltre il 6%. Nel settore delle politiche abitative l’Italia è in coda alla classifica ed investe appena lo 0,6 per mille (0,06%) della spesa sociale.

Scarica lo studio dell’Eurispes sulla spesa sociale in Europa

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