WELFARE. Toscana, regione punta sul sostegno alle famiglie

Realizzare un sistema di welfare familiare. Per combattere il disagio sociale ed i fenomeni di povertà tra la popolazione, la regione Toscana intende intervenire con aiuti concreti alle famiglie, costruendo una vera e propria rete di assistenza. Il tema è stato al centro del convegno sulla condizione della famiglia in Toscana, tenutosi ieri al Convitto della Calza a Firenze. Nel corso dell’incontro, organizzato dalla Regione in collaborazione con l’Irpet ed il Centro per le ricerche interdipartimentale sulla distribuzione del reddito, è stato illustrato uno studio dell’Irpet su "Povertà e disuguaglianza in Toscana".

"La Toscana – ha dichiarato il ministro alle politiche per la famiglia Rosy Bindi – ha più volte dimostrato di essere avanti rispetto al resto del paese per le politiche di welfare, spesso anticipando e stimolando scelte nazionali. Un esempio, il fondo per la non autosufficienza. Forse perché proprio in Toscana i dati relativi al cambiamento della famiglia (nuclei monofamiliari, separazioni, convivenze, tasso di natalità negativo) sono sopra alla media nazionale ed europea. A livello nazionale – ha aggiunto il ministro – stiamo assistendo alla rottura del legame tra generazioni, a persone anziane sempre più sole, all’impoverimento del cosiddetto ceto medio. Chi pensa di sovvertire tutto questo con politiche sociali di lotta alla povertà ha sbagliato strada. Occorre fare grandi scelte sui pilastri fondanti del nostro sistema: lavoro, retribuzioni, fisco, mobilità sociale. Senza poi dimenticare le politche per i giovani, per il lavoro femminile, per l’università per la ricerca. E intervenire per valorizzare la risorsa immigrazione, perché non è aspettando la nascita di figli italiani che risolveremo i problemi dell’invecchiamento della nostra società nel breve periodo".

"Nella nostra regione secondo il rapporto dell’Irpet – ha affermato Gianni Salvadori, assessore regionale alle politiche sociali – si vive meglio che nella maggioranza del paese ma questo non ci autorizza a dormire sonni tranquilli. Le condizioni di povertà si stanno allargando, interessando categorie sociali che prima non erano coinvolte. Poi esistono forme di povertà nascoste, come le oltre 50 mila persone che ogni mese vivono grazie agli aiuti del Banco Alimentare. Questo non si desume dal rapporto ma costituisce la sostanza del problema. Occorre intervenire per far fronte all’invecchiamento della società e per questo abbiamo istituito un fondo per la non autosufficienza che partirà dal 1° gennaio 2008. La famiglia per noi è al centro dell’attenzione ma non in senso ideologico ma in quanto ad interventi concreti".

Per il senatore Massimo Livi Bacci è necessario cambiare la logica di sostegno alla famiglia, riformando il welfare familiare in senso universalistico in linea con le politiche di altri paesi europei. Vinicio Albanesi, presidente della Comunità Capo d’Arco, ha duramente criticato la rete assistenziale esistente. "Stiamo costruendo a nostra misura – ha sottolineato Albanesi – una rete che finisce soltanto per tutelare colore che tutelano. Ma le risorse messe a disposizione vanno effettivamente a chi ha bisogno? Quante intermediazioni ci sono prima che arrivino a queste persone? Le reti producono effetti soltanto se sostenute e valorizzate. Purtroppo i costi per aiutare chi ha bisogno, soprattutto in termini di specializzazione, stanno aumentando. Adesso assistiamo circa il 10 per cento dei disagiati ma se non cambiamo le regole questa percentuale diminuirà".

 

Comments are closed.