WTO, Terzo Settore propone Beppe Grillo come Direttore Generale

Il 26 e 27 maggio i rappresentanti dei 146 paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto in inglese) si riuniranno nella sede di Ginevra per nominare il prossimo Direttore generale dell’organizzazione maggiormente responsabile della svendita al mercato dei servizi pubblici essenziali, della liberalizzazione e privatizzazione dell’acqua, della trasformazione dell’agricoltura e del cibo da diritto umano in merce.

Tradewatch, l’Osservatorio italiano sul commercio internazionale promosso da Campagna Riforma Banca Mondiale, Crocevia, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Gruppo d’Appoggio al Movimento contadino dell’Africa occidentale, Mani Tese, Rete Lilliput e Roba dell’Altro mondo fair trade, con l’ARCI e Legambiente ha individuato il loro candidato ideale.

"Alla guida della WTO vogliamo una persona in grado di trasformarla nell’organizzazione mondiale dell’ambiente, dei diritti sociali e del commercio giusto, fissando regole vincolanti che subordinino il libero mercato alla qualità, alla difesa dell’ambiente e degli interessi delle comunità locali, alla promozione di uno sviluppo sostenibile con un riguardo particolare ai Paesi poveri, liberato dall’ossessione di proteggere gli interessi e i profitti di poche multinazionali".
Dopo la nomina di Paul Wolfowitz – di certo non un filantropo pacifista – a capo della Banca mondiale, istituzione che dovrebbe aiutare i poveri del pianeta, sembra ormai deciso che alla guida della WTO debba andare Pascal Lamy. E’ l’ex commissario europeo al Commercio, il principale responsabile del fallimento dei negoziati al vertice ministeriale del WTO che si è tenuto a Cancun nel settembre 2003. Fallimento dovuto alla testardaggine dell’Unione Europea, che non ha voluto ascoltare le richieste dei Paesi del Sud del mondo. Lamy è anche lo stesso che diceva di non volere aprire il "mercato" europeo dell’acqua e della fornitura dei servizi idrici alla concorrenza estera, mentre nello stesso tempo chiedeva a molti dei paesi più poveri del pianeta di aprirsi alle multinazionali Europee.

E’ giunto il momento di iniziare a parlare di esclusione di alcuni servizi essenziali, quali l’educazione, la salute e l’acqua dai negoziati commerciali. Anche le questioni agricole non possono obbedire solamente ad una logica di puro commercio che distrugge i mercati locali e condanna intere regioni alla fame in nome del "grande è bello".

Nel corso degli anni, sottolineano le associazioni, Beppe Grillo ha ampiamente dimostrato la propria attenzione e competenza riguardo all’ambiente, ai problemi economici e finanziari, alle innovazioni in economia, alle politiche di consumo critico. In un club di ossessionati dal libero commercio c’e’ bisogno di un comico per tornare ad essere seri e guardare lontano per proteggere l’ambiente ed i diritti fondamentali di tutti sull’unico pianeta che abbiamo.

Per maggiori informazioni sul Wto ed il commercio internazionale: www.tradewatch.it

 

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