Welfare, “Le Consigliere di parità” di V. Caracciolo

Le Consigliere ed i Consiglieri regionali e provinciali di parità sono nominati con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro per le Pari Opportunità, su designazione degli organi a tal fine individuati dalle Regioni e dalle Province. Si occupano della trattazione dei casi di discriminazione di rilevanza regionale e provinciale. A tale scopo, fanno parte delle Commissioni regionali e provinciali tripartite previste dagli articoli 4 e 6 del D. lgs 469/1997 e sono componenti delle Commissioni di parità territoriali, o di organismi diversamente denominati che svolgono funzioni analoghe.
"Nell’ambito delle molteplici ed impegnative funzioni di cui la Consigliera di parità è titolare – dice Marina Capponi, Consigliera regionale di parità della Toscana e responsabile, per la Rete nazionale delle consigliere, del gruppo di lavoro sulla legge 125/91 ("Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro") – campeggiano con particolare rilievo la ‘promozione del coordinamento tra politiche del lavoro e formazione locali con gli indirizzi comunitari e nazionali in materia di pari opportunità’, la ‘promozione dell’attuazione delle pari opportunità da parte di tutti i soggetti attori nel mercato del lavoro’ e ‘la rilevazione delle situazioni di squilibrio di genere, al fine di svolgere le funzioni promozionali e di garanzia contro le discriminazioni previste dalla legge n. 125’".
Spiega ancora l’avv. Marina Capponi: "Le consigliere di parità affiancano gli assessori che si occupano di questa materia; sono presenti nelle Commissioni regionali Tripartite, in tutti i comitati per le pari opportunità dei diversi enti pubblici, cercando di portare su tutti i tavoli l’attenzione di genere".

Il caso della Toscana

Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, relativa al II trimestre 2006, in Toscana, le donne rappresentano il 41,8% degli occupati. Quelle in cerca di occupazione sono 44mila; di queste l’81% circa ha già avuto precedenti esperienze lavorative. Sono invece 12mila quelle in cerca di primo impiego. Il tasso di disoccupazione è pari al 6,3%, circa il doppio di quello maschile (3,2%). Lavorano prevalentemente nel terziario (540mila unità, il 22% circa nel commercio), un po’ meno nell’industria (103mila), ancora meno in agricoltura (14mila).

Come da mandato normativo, l’attività della Consigliera regionale e delle consigliere provinciali si è sviluppata sui due assi della promozione e dell’attività ‘in giudizio’.

In merito alla prima, dice Capponi: "Cerchiamo di sviluppare il nostro lavoro di controllo e monitoraggio in raccordo con altri ‘organismi sensori’, soprattutto i sindacati e le Direzioni provinciali del Lavoro. Tra le esperienze migliori c’è sicuramente quella della Consigliera di Pisa che ha sottoscritto un protocollo con i sindacati per il monitoraggio delle discriminazioni e la realizzazione di interventi sinergici, che è stato recepito dalle DPL ma anche a livello nazionale". La Consigliera regionale ha invece stretto un accordo con l’ispettorato regionale del lavoro, in base al quale nel corso delle loro ispezioni, gli ispettori verificano anche l’attuazione, da parte delle imprese, dell’obbligo di redigere il Rapporto annuale sulla legge 125.
Non mancano le attività di formazione rivolte agli operatori del diritto: già un corso di formazione sul diritto anti-discriminatorio è stato realizzato insieme al Consiglio degli avvocati; lo stesso accadrà a Firenze, e sono allo studio le modalità per estendere l’iniziativa alle magistrate e ai magistrati. "Il diritto antidiscriminatorio – dice Capponi – è alla base delle direttive comunitarie, ma a livello nazionale, l’Italia può vantare un corpus di norme assolutamente all’avanguardia, che sono state recepite e riunite nel recente Codice delle pari opportunità".
L’azione della Consigliera, peraltro, anche quando rivolta a specifiche iniziative e destinatarie, spesso ha delle ricadute positive sull’intera collettività. E’ il caso, ad esempio, della realizzazione di asili nido aziendali su iniziativa, appunto, della Consigliera di parità: tra gli altri, quello che sta nascendo nell’area degli uffici della Regione a Firenze, che interesserà le 2000 dipendenti dell’Ente, ma anche gli oltre 4000 avvocati, dei quali il 60% è donna, del vicino Palazzo di Giustizia, e le dipendenti della non lontana sede universitaria.

Le azioni in giudizio

"In tutti i distretti toscani – dice Capponi – ci sono giudizi promossi dalle Consigliere". A Firenze, per esempio, un caso di dimissioni per gravidanze non convalidate dalla lavoratrice, è finito con il pignoramento, per risarcimento danni, di un’intera sede del supermercato presso il quale la donna lavorava. A Siena, promosso dalla Consigliera regionale, pendeva un giudizio nei confronti di una ASL che non aveva rispettato l’obbligo delle quote femminili in una commissione di concorso. Il giudice ha intimato il rispetto delle quote per il futuro, senza sanzionare tuttavia l’inadempienza passata. Per questo la Consiglierà farà ricorso. Ad Arezzo, pende un giudizio contro un’azienda per mobbing di genere ai danni di donne con qualifica di quadro alle quali è stato impedito di accedere alla dirigenza. A Pisa e Lucca, la Consigliera ha promosso un giudizio per ‘discriminazione indiretta’ su due donne pensionate. Si parla di discriminazione indiretta nel caso di atti, fatti, comportamenti, norme, apparentemente neutri che tuttavia nella loro applicazione concreta provocano una discriminazione di genere. Peraltro, spiega la Consigliera Capponi, per quanto ci si muova nell’ambito di discriminazioni basate sul genere, in concreto si diventa ‘motore’ di altre battaglie, più ampie: anche perché, continua Capponi, "la discriminazione è trasversale: non è solo di genere, ma di razza, di religione, di orientamento sessuale". La Consigliera regionale può agire e promuovere un giudizio autonomamente; le Consigliere provinciali, invece, devono essere delegate dalla lavoratrice o dal lavoratore. Su siti delle Consigliere di parità regionali è possibile trovare tutti i recapiti e gli orari di ricevimento. Il sito della Consigliera regionale di parità è
http://www.rete.toscana.it/sett/lavoro/pariopportunita/c_parita/c_parita_menu.htm

Le azioni con l’assistenza tecnica di Italia Lavoro

L’impegno di Italia Lavoro sui temi della parità e della conciliazione non è nuovo. È infatti l’agenzia del ministero del Lavoro a supportare la rete delle consigliere di parità (articolata a livello regionale e provinciale, e coordinata dalla ‘consigliera nazionale’, nominata dai ministeri del Lavoro e delle Pari Opportunità) nella comunicazione delle proprie attività, anche attraverso l’organizzazione di eventi dedicati ai temi delle politiche attive del lavoro e delle pari opportunità.

Il progetto ‘Part-time’

Per incidere sul fronte delle aziende, la Rete delle Consigliere, in collaborazione con l’agenzia tecnica del Ministero del Lavoro, Italia Lavoro, ha realizzato e messo in rete un software dedicato all’immissione on line dei rapporti biennali relativi alla situazione del personale, che i datori di lavoro con oltre 100 dipendenti devono obbligatoriamente trasmettere ai sindacati, al ministero e alla Consigliera di Parità, come previsto dall’art. 9 della Legge n. 125/91 ("Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro – Rapporto sul personale"). Il software è oggi accessibile on line alle aziende dal sito www.consiglieranazionaleparita.it.
Il Rapporto fa il quadro della condizione delle lavoratrici e dei lavoratori nei diversi ambiti nei quali si articola il rapporto di lavoro (nuove assunzioni, fuoriuscite, svolgimento, formazione, promozione professionale, retribuzioni, pensionamenti).

Il software, realizzato nell’ambito del progetto Part-time in stretto raccordo con il Gruppo di Lavoro della Rete nazionale delle Consigliere di Parità che si occupa dell’art. 9 della Legge 125/91, permette di semplificare e snellire notevolmente il procedimento amministrativo di compilazione del Rapporto e monitorare in tempi rapidi la situazione delle pari opportunità nelle imprese, e offre alle aziende e alle Consigliere di parità un servizio dall’alto valore aggiunto in termini di tecnologia e trasparenza. Le imprese possono richiedere gratuitamente il software alle Consigliere Regionali di Parità, e compilare il rapporto biennale tramite una procedura guidata che verifica in automatico la correttezza dei dati immessi. Il file compilato, che deve essere comunque stampato e inviato per posta ordinaria agli Uffici delle Consigliere, può essere poi inviato on line, facilitando così il lavoro di raccolta e data entry che permette di rendere disponibili in forma aggregata le informazioni per territori o categorie di imprese.
Sono state inoltre distribuite gratuitamente, dagli uffici delle Consigliere Regionali di Parità, 22mila copie del cd-rom contenente il software. L’iniziativa ha avuto un grande successo, racconta la Capponi, e quest’anno, cosa mai avvenuta prima d’ora, tutti i Rapporti biennali sono stati consegnati ed entro la scadenza prevista (il 30 aprile). Tradizionalmente, le più precise sono le grandi aziende private; quasi totalmente inadempienti le ASL e le grandi aziende pubbliche.
Secondo Isabella Rauti, Consigliera Nazionale di Parità, si tratta di "uno strumento innovativo che non solo semplifica l’adempimento degli obblighi di legge da parte delle imprese, ma che costituisce una buona prassi per tutta la Pubblica Amministrazione. Inoltre, per la prima volta, si offre a livello nazionale uno strumento informatico omogeneo, utile ad una lettura contestuale ed elemento base per la creazione di una banca dati che permetta alla Rete Nazionale delle Consigliere di Parità di intervenire in modo più rapido ed efficiente nella lotta contro la discriminazione di genere ".

Conclusioni

Racconta Marina Capponi: "Le campagne di comunicazione a sostegno dell’attività delle Consigliere sono indispensabili: ancora non c’è piena cognizione da parte dei cittadini della loro funzione e delle loro attività. Anche se, bisogna dire che la collaborazione soprattutto con i sindacati, ma anche la divulgazione del software per i rapporti biennali sulla situazione del personale, sono stati strumenti utili per la conoscenza del nostro ruolo".
Nei luoghi di lavoro, tuttavia – osserva Marina Capponi – "riscontriamo a tutt’oggi una forte segregazione verticale che non si riesce a modificare in nessun modo, neanche con l’aumento della formazione destinata alle donne (che è passata però dal 37% al 52% in pochi anni). Nonostante le donne siano più formate e qualificate degli uomini, diventa dirigente solo l’1% delle lavoratrici". Ci vorrebbe, dice Capponi, l’introduzione di un meccanismo simile alle quote rosa nei cda introdotto in Norvegia, anche se per l’Italia oggi una misura simile sarebbe fantascienza. Il problema è – secondo la Consigliera – "che per le pari opportunità sul lavoro ci sono tanti incentivi, ma pochi obblighi e poche sanzioni. Il Codice recepisce la norma per cui si perdono gli incentivi in caso di comportamento discriminatorio". E’ stata mai attuata, tale misura? "Mai".

A cura di Valentina Caracciolo

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