Wi-Fi, l’Italia riuscirà a liberare la rete?

Torna in auge la polemica sul Decreto Pisanu. Come ogni anno, da tre anni a questa parte, quando si avvicina la scadenza del Decreto, si pone il problema se rinnovarlo o no. O meglio, si pone il problema se lasciare le cose come stanno, e il Decreto si rinnova di default, o intervenire per eliminare una norma ormai inutile. Di quale norma si tratta? Stiamo parlando dell’articolo 7 del Decreto Pisanu (L. 155/2005), quello che obbliga tutti i gestori dei pubblici esercizi che offrono una connessione ad Internet ad identificare gli utenti attraverso un documento d’identità. Il Decreto Pisanu fu emanato nel 2005, dopo gli attentati terroristici a Londra, e contiene appunto "Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale". A distanza di 5 anni, c’è chi chiede di rivedere tale Decreto o almeno di eliminare l’articolo 7.

L’appello arriva dall‘Associazione Nazionale Club della Libertà che, in vista della nuova scadenza al 31 di Dicembre, chiede al Governo di abrogare l’intero Articolo 7, "liberando così il Paese da uno dei lacci che ne frenano la crescita, consentendo quello sviluppo dell’alfabetizzazione digitale che può avere un nuovo impulso anche da smartphone e nuovi dispositivi come l’Ipad". Tale norma, secondo l’Associazione, sarebbe tra le cause dello scarso sviluppo, in Italia, degli hot-spots, i luoghi pubblici in cui è possibile connettersi in Wi-Fi. Negli altri Paesi europei questi luoghi sono, invece, molto diffusi.

Help Consumatori ha approfondito la questione con Marco Pierani, responsabile Relazioni Istituzionali di Altroconsumo. Pierani è stato uno dei firmatari della Carta dei Cento per il libero WiFi, sottoscritta l’anno scorso prima della scadenza al 31 dicembre 2009 del Decreto da cento persone di diversa provenienza, da esponenti del mondo giornalistico e politico a imprenditori della rete. La Carta chiedeva già al Governo di abrogare l’articolo 7 del Decreto Pisanu.

"Il Decreto Pisanu – ha detto Pierani – nell’obbligo dell’identificazione dei soggetti che si connettono ad una connessione Wi-Fi cosiddetta libera, scade ogni anno. Ad oggi non c’è nessuno che dice che questa misura sia utile a contrapporre qualcosa al terrorismo. Purtroppo, però, ogni anno alla scadenza questa norma viene rinnovata. Quello che sta succedendo quest’anno credo sia in qualche modo più rilevante visto che ieri è stato presentato un disegno di legge bipartisan, a firma di Gentiloni, Lanzillotta e Barbareschi, che è il Presidente della Commissione Trasporti e Comunicazione. Si sta quindi muovendo qualcosa di più".

"Purtroppo – ha aggiunto Pierani – sulla questione non si è ancora espresso il Ministro dell’Interno. Addirittura l’anno scorso l’autore della norma, cioè Pisanu stesso, ha detto che la norma non serve più a nulla. Essendo passati 5 anni dovremmo avere l’evidenza che questa misura abbia consentito un’identificazione di possibili terroristi che utilizzano il Wi-Fi. Neanche nel Patriot Act degli Stati Uniti, che contiene misure forti contro il terrorismo, c’è una norma del genere. Questa norma non è soltanto limitante nei confronti della libertà di accesso alla rete, ma limita anche lo sviluppo di Internet nel nostro Paese. Ricordo che anche il Ministro Brambilla aveva detto che questa norma danneggia il settore del turismo, nel momento in cui un turista straniero arriva in Italia e si aspetta di avere accesso libero alla rete e invece scopre di dover fare tutte queste identificazioni. Ci sono quindi una serie di argomentazioni a favore dell’eliminazione della norma".

"L’anno scorso – ribadisce Pierani – accogliendo l’appello dei Cento per il libero Wi-Fi, l’onorevole Roberto Cassinelli (Pdl), aveva presentato un disegno di legge che non eliminava completamente l’articolo 7, ma permetteva l’identificazione tramite Sms e non tramite documento d’identità. Se anche questa volta questo Decreto viene prorogato, nonostante non ci sia più nessuno che lo sostiene, dobbiamo concludere che il nostro Parlamento, anche su queste questioni, non è in grado di produrre leggi utili. Essendo una norma prorogata di default c’è bisogno di un’altra norma e il nostro Parlamento è diventato ormai incapace di fare qualsiasi cosa. E questo è un problema strutturale. Ma il problema più pesante è che continua ad esserci un movimento trasversale, più o meno nascosto, che non è molto favorevole allo sviluppo di Internet. Anche Brunetta si è espresso a favore dell’abrogazione di questa norma. Manca solo la Lega".

L’Adoc si schiera a favore dell’abolizione di tale norma. "La norma che obbliga gli utenti ad identificarsi con documento d’identità al momento di collegarsi a una rete wi-fi aperta è una formula ipocrita di sicurezza che va eliminata – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – L’Adoc per prima aveva contestato tale norma, che impedisce la corretta diffusione degli accessi a internet senza fili, assolutamente in controtendenza con lo sviluppo della rete, e che impedisce all’Italia di allinearsi agli altri paesi europei ed extraeuropei. All’estero ci si connette nei parchi, nei bar, sotto la metro. Gli italiani invece "godono" di un regime di libertà vigilata, impossibile continuare così. Al contrario – conclude Pileri – chiediamo che il wi-fi sia libero e accessibile anche sui treni, negli autogrill e, perché no, anche sugli aerei. Se è possibile telefonare, non vediamo ostacoli nel connettersi ad una rete."

di Antonella Giordano

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