ALIMENTAZIONE Europa, brevetto a broccolo e pomodoro?

Broccoli e pomodori presto sottoposti a brevetto europeo? Forse si, visto che Ufficio brevetti dell’Unione europea (Epo) ha annullato il ricorso sull’assegnazione del brevetto sul broccolo (EP 1069819) alla multinazionale britannica Plant Bioscience Ltd di Norfolk, ottenuto nel 2002. Stesso destino potrebbe arrivare per il pomodoro (EP 1211926), reclamato addirittura dal Ministero dell’Agricoltura israeliano. A fare ricorso sono state altre multinazionali, il colosso svizzero agroalimentare Syngenta per il broccolo e la francese Limagrain per il pomodoro.

Annullando il ricorso, l’Ufficio brevetti europeo fa un mezzo passo verso la conferma dei due brevetti. Si perché le due multinazionali che si erano rivolte all’Epo hanno fatto improvvisamente un passo indietro ritirando la loro richiesta. Secondo Greenpeace International la mossa di portare il caso all’Epo è motivata non tanto dalla volontà di far ritirare il brevetto quanto dal desiderio di spingere l’Ufficio a pronunciarsi su una materia molto delicata e soggetta a contestazioni come quella della brevettabilità alimentare.

Ad oggi sono quasi 2000 i brevetti alimentari sulle piante e circa 900 quelli sugli animali, cifra che continua ad aumentare. Non si tratta per forza di alimenti geneticamente modificati (Ogm), ma nella maggior parte dei casi, di “incroci” di sementi diversi e simili. Le società produttrici, di solito grandi multinazionali, richiedono il brevetto europeo o nazionale per mettere al riparo il loro prodotto e ricavarci un profitto.

De Castro: “Nessuna revisione normativa in corso a Bruxelles”. “Quando si individua una nuova varietà c’è sempre dietro un diritto di proprietà e non è una novità”, spiega Paolo De Castro, Eurodeputato Pd e Presidente della Commissione Agricoltura a Bruxelles. “A livello legislativo al momento non c’è nulla che riguarda la modifica del testo sulla brevettabilità di animali e vegetali, né al Parlamento né alla Commissione”.

Il caso ha scatenato l’allarme delle associazioni ambientaliste. Secondo associazioni come Greenpecae e Friends of the Earth, si tratta di un passo rischioso verso la brevettabilità di tutti i prodotti alimentari, geneticamente modificati e non. Le associazioni denunciano che la brevettabilità dei generi alimentari porterebbe ad una situazione di monopolio da parte delle grandi aziende che farebbe aumentare i costi sia per i coltivatori che per i consumatori finali. Ancora peggiori gli effetti per i Paesi in via di sviluppo, che si troverebbero così schiacciati da una situazione di monopolio internazionale.

La procedura seguita finora all’Epo avrebbe aggirato la normativa europea. Secondo le associazioni, che hanno manifestato il 26 ottobre scorso davanti alla sede dell’Ufficio brevetti Ue a Monaco di Baviera, i ricorsi prima presentati e poi ritirati dalle multinazionali con il conseguente passaggio di consegne da una corte all’altra dell’Epo avrebbe “aggirato la legislazione europea” che vieta esplicitamente la brevettabilità di un genere alimentare tout court. L’Epo, infatti, dopo aver annullato l’udienza del 26 ottobre sui broccoli, non ha chiuso quella sui pomodori l’8 novembre. Spostando il focus dal prodotto finale alla modalità di coltivazione, e con il conseguente ritiro del ricorso Syngenta e Limagrain, il risultato finale dovrebbe essere una conferma di entrambi i brevetti, almeno secondo Patrick Durisch, coordinatore del programma salutistico della Dichiarazione dell’Ong svizzera Berne Declaration.

L’Ufficio dei brevetti europeo è uno dei due organi dell’European Patent Organisation (EPOrg) insieme al Consiglio amministrativo. L’Epo costituisce il braccio attivo dell’organizzazione sotto la supervisione del Consiglio. L’Ufficio si occupa di studiare ed eventualmente approvare le applicazioni di brevetti europei sottoposti a sua invenzione da organismi pubblici o privati. Lo scopo dei brevetti europei è quello di permettere la validità di un brevetto in tutti i Paesi dell’Ue senza bisogno di burocratiche certificazioni nazionali da un Paese all’altro.

di Alessio Pisanò

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