AMBIENTE. Le Dolomiti nell’Unesco. Domani convegno di ambientalisti

Anche le Dolomiti sono entrate nella lista dell’Unesco, relativa al Patrimonio Universale dell’Umanità. Lo ha stabilito oggi il World Heritage Committee, con una decisione presa all’unanimità dai 21 membri della commissione riunita a Siviglia. Dunque il Patrimonio dell’Umanità da oggi ha in più 9 gruppi dolomitici per un’ estensione complessiva di 231 mila ettari, suddivisi tra le province di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone ed Udine.

"Oggi è un giorno importante per l’Italia e per il suo ambiente – ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo – Il riconoscimento Unesco per le Dolomiti conferma l’eccellenza italiana come pregiatissimo giacimento culturale e naturalistico. Un riconoscimento che è anche la conferma di un modello vincente nelle politiche di conservazione e tutela dei beni ambientali. Le Dolomiti sono un unicum che collega regioni e province diverse nel quale è stato costruito un sistema che coniuga positivamente sviluppo e tutela ambientale. Un esempio che dobbiamo moltiplicare perché rappresenta una delle chiavi di volta del futuro del nostro paese".

Intanto domani a Pieve di Cadore le associazioni ambientaliste si sono date appuntamento per un convegno che accoglie e rilancia la bella notizia, che conclude un percorso avviato oltre 20 anni fa quando fu lanciata una grande raccolta di firme per chiedere l’ambito riconoscimento.

"Le istituzioni del territorio hanno raccolto l’eredità di quella proposta e l’hanno portata fino alla più alta sede di riconoscimento – dichiarano Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente e Fausto De Stefani, presidente di Mountain Wilderness Italia – Spetterà alla società e alle sue espressioni associative tenere fermi gli obiettivi di quella sfida, che si coniugano nella tutela del paesaggio, nello sviluppo economico locale, nella sostenibilità del turismo che verrà richiamato anche dalla accresciuta notorietà delle Dolomiti, ma che deve contribuire alla coesione dei territori, anziché accentuare la distanza tra le comunità che ne beneficiano e quelle che ne subiscono gli impatti negativi".

Con l’appuntamento di domani in Cadore, gli organizzatori intendono illustrare i limiti e soprattutto le tante opportunità di azione che il sostegno dell’Unesco porterà nell’area dolomitica. Il rischio è che il riconoscimento si trasformi in una lustrina turistica, attraendo nuovi flussi di visitatori che accentueranno i problemi di congestione del territorio, specialmente nelle zone ad alta intensità turistica.

"Il riflettore Unesco – si legge in un comunicato di Legambiente – deve essere uno stimolo per inventare un turismo dolomitico impostato sulla sostenibilità, promuovendo l’accoglienza nelle stagioni morte e puntando sulla scoperta di territori fino ad oggi rimasti ai margini, scegliendo di puntare sulla qualità ambientale, coinvolgendo operatori e visitatori nella riduzione di sprechi, inquinamenti e consumi energetici, e investendo sulla qualità culturale dei territori e sulla coesione delle comunità, che sono infrastrutture di sviluppo formidabili anche per andare oltre la monocultura turistica".

"E’ nostra intenzione promuovere un percorso che costruisca coesione sociale e condivisione di intenti nella consapevolezza della ricchezza del territorio – dichiara Gigi Casanova, vicepresidente di CIPRA Italia, la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi -. Su queste basi la sfida dell’associazionismo ambientalista continua, una sfida costruttiva e basata sulla fiducia, e che ci porterà a valorizzare anche gli aspetti che fanno delle Dolomiti un patrimonio culturale dell’Umanità".

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