Etichettatura del pesce, parla il Comandante Nicastro

Nei mercati rionali di Italia si rispettano sempre meno le norme in materia di etichettatura. E’ quanto emerge dal Rapporto sull’etichettatura di ortofrutta e prodotti ittici nei mercati rionali 2010 presentato dal Movimento Difesa del Cittadino (MDC). Nel caso dei prodotti ittici la percentuale di legalità è pari al 34%, tre punti in meno rispetto al 2009. Per capire le ragioni di questi risultati Help Consumatori ha intervistato l’Ufficiale Superiore Comandante Cosimo Nicastro addetto alle relazioni esterne della Guardia Costiera.

Secondo il Rapporto sull’etichettatura dei prodotti ittici nei mercati rionali solo 3 banchi su 10 rispettano le norme in materia di etichettatura. E la situazione sembra peggiorare rispetto agli anni passati. Come spiega questa illegalità diffusa?

La problematica dell’etichettatura, nel settore dei prodotti ittici, deriva innanzitutto da una non corretta comprensione della sua funzione essenziale: quella di consentire al cittadino di scegliere consapevolmente tra le offerte presenti. L’importanza viene troppo spesso sottovalutata dagli stessi consumatori che, in molti casi chiedono le informazioni direttamente all’esercizio commerciale, fidandosi di quanto viene loro rappresentato e, contestualmente, abdicando a un loro diritto rilevante: quello ad essere preventivamente informati.

Ciò detto, le motivazioni per cui è presente un’ illegalità diffusa tanto nel settore della etichettatura quanto della tracciabilità (e rintracciabilità) sono molteplici, quali la mancata conoscenza della normativa (per quanto il Corpo, da molti anni, prosegua nella sua opera di sensibilizzazione) da parte degli esercenti e limitata percezione del “disvalore” sociale della condotta (viene considerata come una cosa per nulla “grave”); i tentativi di vendere prodotti ittici meno pregiati per altri di qualità (e prezzo) superiore (non si scrive che è “tonno pinna gialla” perché così è possibile venderlo per “tonno”, denominazione commerciale che appartiene solo al tonno rosso); raggiri riguardanti il metodo di produzione (allevato, pescato) ovvero lo stato (fresco / decongelato). E ancora: l’inesistenza delle informazioni o impossibilità di riportarle, in quanto il prodotto potrebbe provenire da catture illegali (indicare “zona di cattura FAO 37” per il pesce spada nei mesi di Ottobre e Novembre, quando la pesca di quella specie è vietata nel Mediterraneo significherebbe auto-accusarsi). Infine, l’illegalità della struttura di vendita. Quando vi sono mercati non autorizzati o non conformi alla normativa, è difficile che gli esercenti si conformino a disposizioni sentite come meno importanti.

Ad oggi sono già 1472 le violazioni amministrative comminate per l’assenza delle previste indicazioni o dei documenti di supporto alle stesse. Proprio l’intensificarsi delle nostre attività di controllo e sorveglianza dell’etichettatura e della taglia minima dei prodotti ittici ha portato ad un miglioramento della situazione e della legalità nel settore. Le pescherie dei circuiti della Grande Distribuzione Organizzata, dove la maggior parte dei consumatori acquistano ormai prodotti ittici, sono più conformi alla normativa vigente poiché il nostro intervento si amplifica e viene comunicato a tutti i suoi affiliati. Tra ambulanti e piccole pescherie al dettaglio la trasmissione di queste informazioni è invece più lenta e più difficile.

Perché informazioni quali l’origine e il metodo di produzione sono importanti per il consumatore. Sostanzialmente che differenza c’è tra un pesce nostrano e uno che viene dall’estremo oriente? O tra un pesce allevato e uno pescato?

Parte della risposta è fornita nella precedente. Per quello che riguarda la nostra competenza in materia le posso dire che controlliamo la regolarità della filiera ittica, dal momento della cattura in mare all’arrivo al consumatore finale. In tale attività ci capita di riscontare frodi a danno del consumatore. E questo accade quando viene offerto, in maniera fraudolenta, un prodotto ittico diverso da quello richiesto, al di là del reale pregio del prodotto stesso. Per farle un esempio pratico se un consumatore acquista un filetto di cernia, descritto come tale e successivamente in corso di accertamento,verifichiamo che il suddetto filetto è di Persico africano, si concretizza la frode in commercio, anche se il prodotto dato in sostituzione è magari freschissimo, ricco dal punto di vista nutrizionale o molto gustoso. Non è comunque quello che ha richiesto il consumatore!

Proprio durante le festività natalizie le Capitanerie di Porto intensificano la loro attività. Quali le principali emergenze? Ci può dare qualche anticipazione sul lavoro che state svolgendo in questi giorni?

Il periodo natalizio, proprio per l’incremento di “domanda” di prodotti ittici, rende necessaria un’attività di controllo più serrata al fine di tutelare il consumatore. Pertanto, anche per il 2010, lo scopo essenziale sarà quello di prevenire ogni comportamento che possa ledere il cittadino, tanto nella tasche (frodi) quanto nella salute, verificando che le scelte – a prescindere dalle disponibilità economiche di ciascuno – possano orientarsi “liberamente” sulla base di informazioni a lui dovutamente accessibili (etichettatura). Al fine di garantire questi diritti, le verifiche non verteranno solo sul “dettaglio” ma risaliranno la filiera della pesca all’origine. Contemporaneamente, il rispetto delle taglie minime previste dalle normative nazionali ed europee saranno oggetto di attenti controlli. La pesca di specie allo stato giovanile impedisce la naturale “rigenerazione” dello stock facendolo entrare in sofferenza. In questo ambito, le specie più usualmente oggetto di illeciti nell’ultimo anno sono state triglie, naselli, sogliole, vongole, alici, cannolicchi, orate, polpi, sardine, pagelli. Questo consentirà al cittadino, domani, di trovare sui mercati prodotti provenienti dai bei mari della nostra Penisola.

Il problema dell’Anisakis è sempre di più al centro delle irregolarità in materia di sicurezza alimentare dei prodotti ittici. Quali i rischi e come difendersi?

Questa domanda dovrebbe rivolgerla ai Veterinari delle Asl con i quali collaboriamo quando riscontriamo illeciti o problematiche che richiamano la competenza sanitaria. L’Anisakis è un parassita molto diffuso nei pesci ed anche ben visibile ad occhio nudo se si hanno determinate accortezze durante l’eviscerazione del pesce. Hanno l’aspetto infatti di piccoli “vermetti” bianchi o rosati e misurano dai 2-3 cm in su. Il problema dell’intensificarsi di malattie alimentari nell’uomo dovute alla trasmissione di questo o di altri parassiti dipende soprattutto dalla crescente moda di consumare prodotto ittico crudo in Italia. Sarebbe importante dare una maggiore informazione al consumatore e renderlo più consapevole dei rischi che corre consumando prodotto crudo non reso sicuro da un preventivo congelamento. Dunque il problema Anisakis esiste, ma si può anche facilmente evitare sapendo che la cottura e la congelazione uccidono i parassiti di qualsiasi genere.

A cura di Silvia Biasotto
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