Il vino fa bene o fa male? La parola a Ghiselli (Inran)

“Il cancro si previene a tavola con frutta, verdura e vino rosso. Nel vino la sostanza antitumorale al seno. Il vino favorisce il tumore al seno. Il vino rosso rallenta il cancro al seno. Il vino aumenta il rischio di cancro al seno”. Sono i titoli che si possono visualizzare inerendo in un comune portale di ricerca le due parole chiave “cancro” e “vino”.

La domanda sorge spontanea: quale l’effetto del consumo di vino sulla salute umana? Che tipo di correlazione esiste tra consumo di vino e cancro? In particolare al seno?

Non solo il web è popolato di titoli contrastanti ma non mancano le diatribe sugli effetti sulla salute del cd nettare degli Dei. Sulla rivista Teatro Naturale Franco Bonaviri parla di “sfida al buon senso” riferendosi alla proposta del vicepresidente della Società nazionale di oncologia, Gianni Testino, di avviare una class action contro i produttori di alcolici. Vino compreso. Ma il vino, soprattutto in un paese come l’Italia, non è solo una buona bevanda alcolica da degustare e per accompagnare i pasti. E’ soprattutto cultura, tradizione, territorio e un mercato importantissimo dal punto di vista economico.

Ritorniamo alla nostra domanda elementare: quale l’effetto del consumo di vino sulla salute umana? Ne abbiamo parlato con Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca dell’Inran (Istituto nazionale di ricerca sugli alimenti e la nutrizione).“Quando si fanno affermazioni del genere l’errore principale è quello di considerare una sola molecola presente nell’alimento in relazione ad un unico effetto. Si tratta di un’inesattezza molto diffusa quando si parla di effetti sulla salute degli alimenti”.

Un esempio?

“Nel vino è presente il resveratrolo, un antiossidante e anticancerogeno naturale che vanta molti effetti positivi sulla salute umana. Si tratta però di effetti provati solo sotto la somministrazione di resveratrolo come sostanza secca e pura e non tramite il vino, nel quale è presente in bassissime quantità a differenza del dannosissimo etanolo!”

Generalizzando, il vino fa bene o fa male?

Non si può affermare che il vino faccia bene. Possiamo anzi dire di avere dei ragionevoli sospetti che il vino possa far male anche in piccole quantità, perché l’alcol, anche in piccole quantità è cancerogeno. L’informazione che è necessario far passare al consumatore è che non bisogna bere vino (così come altre bevande alcoliche) per inseguire salute, poiché anzi, anche un consumo moderato di alcol è un consumo a rischio per la salute. Tanto basso quanto piccola è la quantità, ma pur sempre rischio.

“Consumo moderato” o “consumo consapevole”. In termini pratici, cosa significano queste definizioni?

Sono termini obsoleti, che si usavano quando non si conoscevano gli effetti cancerogeni delle basse quantità. Oggi potrebbe indicare il comportamento di un consumatore che è informato del rischio e quindi consapevole. La stessa OMS ha sostituito l’indicazione “consumo moderato” con “consumo a basso rischio”, ovvero quel consumo nell’ordine di due Unità Alcoliche (due bicchieri di vino, o due lattine di birra, o due bicchierini di superalcolico) al giorno per l’uomo e uno per la donna e per l’anziano. Non mancano cittadini che dichiarano di consumare vino perché hanno letto o sentito da qualche parte (addirittura dal proprio medico) che “fa bene”.

Secondo lei, in Italia vi è la convinzione che tra le bevande alcoliche, il vino abbia qualcosa di più degli altri?

Dal punto di vista chimico le sostanze contenute in tutte le bevande alcoliche, dal vino alla grappa, non ci sono differenze determinanti per quanto riguarda l’impatto sulla salute, che è determinato esclusivamente dall’alcol. Dobbiamo però fare una considerazione di tipo sociologico. Il consumatore di vino è una persona solitamente con abitudini alimentari più corrette. Ci sono risultati di indagini che rilevano proprio come i consumi di chi acquista vino sia dirottati verso prodotti più salutari rispetto a chi compra altre bevande alcoliche ed è questo, probabilmente, il determinante maggiore sulla salute. Non la chimica quindi, ma il comportamento. In ultima istanza si può affermare che il “consumatore di vino” per motivo sociali, economici e culturali, tende ad avere abitudini alimentari abbastanza corrette.

 

A cura di Silvia Biasotto
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