Inaugurato Anno Giudiziario 2006

Si è inaugurato oggi l’Anno Giudiziario 2006. Alla presenza del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e delle piu’ alte cariche dello Stato e’ cominciata nell’ Aula magna della Cassazione la cerimonia. A leggere per la prima volta, la relazione sullo stato dell’ amministrazione della giustizia è il presidente della Cassazione, Nicola Marvulli. Dopo la riforma dell’ ordinamento giudiziario, varata lo scorso luglio, questo compito spetta infatti al primo presidente e non al pg della Suprema Corte. Tra le altre novità: il mancato e tradizionale corteo degli ‘ermellini’. Tra le autorità presenti anche il presidente del Senato, Marcello Pera, il vicepresidente della Camera, Alfredo Biondi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il presidente della Corte Costituzionale Annibale Marini, il vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni ed il cardinale Camillo Ruini. Dopo Marvulli, interverranno il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, il vicepresidente del Csm Rognoni, l’ Avvocato generale dello Stato, Oscar Fiumara.

GIUSTIZIA CIVILE

Il contenzioso civile ha avuto una tendenza al ”progressivo, costante incremento: per i processi di nuova iscrizione e’ del 14,8% presso i giudici di pace, dell’1,8% presso i tribunali e del 28,5% presso le corti d’appello”. Lo ha detto il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, nella relazione che ha inaugurato l’anno giudiziario. ”Vi e’ stata una crescita esponenziale del contenzioso civile – ha aggiunto – non comparabile con il tasso di crescita degli anni precedenti; cio’ nonostante all’incremento dei nuovi processi pervenuti ha fatto riscontro un notevole aumento dei processi definiti pari al 2,1% per i giudizi di primo grado e addirittura all’8,1% per quelli d’appello”. Quest’aumento del contenzioso, ha sottolineato il presidente, ”evidenzia il consolidamento nella nostra societa’ di una estesa conflittualita’ nei rapporti inter-soggettivi con la conseguenza che si ricorre sempre e soltanto al giudice anche quando, specialmente in alcuni settori, sarebbe possibile ed agevole l’utilizzo di adeguate strutture di mediazione’. La famiglia continua ad essere in crisi perché coinvolta nella più vasta crisi dei valori etici e religiosi. Lo dimostra il numero crescente delle separazioni e dei divorzi, nonché la diminuzioni delle madri disposte a portare a termine una gravidanza fino ad arrivare al frequente ricorso della soppressione dei neonati". Altro punto evidenziato dal presidente è il numero esorbitante di avvocati ed è inevitabile che quest’ultimi siano incoraggiati nella ricerca di tutto ciò che può estendere l’area del conflitto ed allungare i tempi della sua definizione.

GIUSTIZIA PENALE

Per quanto riguarda la giustizia penale i dati forniti dal Ministero della Giustizia non indicano sostanziali modifiche rispetto al quadro complessivo dell’anno precedente: infatti i delitti denunciati sono stati nel 2005, 2855.372 con una diminuzione dell’1% rispetto all’anno precedente e di questi poco più della metà sono rimasti impuniti perché ignoti gli autori. Viene confermato l’ andamento decrescente del numero dei procedimenti penali di nuova iscrizione presso i tribunali, e correlativamente a questa diminuzione peri al 6,7% vi è un incremento del numero dei procedimenti definiti che è dello 0,7%. Non altrettanto positivo – sottolinea Marvulli – in controtendenza a quanto avvenuto nel settore civile, è il bilancio dell’attività del giudice di pace, perché il numero dei procedimenti penali definiti ha subito la rilevante diminuzione del 6,6%. Risulta stabilizzatosi l’incremento dei procedimenti penali definiti dalle Corti d’appello, incremento che nel 2005 ha raggiunto il 10,4%, ma non si è sensibilmente ridotto l’arretrato, in quanto l’aumneto dei procedimenti definiti è stato compensato dalle sopravvenienze. Dai dati – precisa Marvulli – emerge che nel settore penale il giudice di pace sia riuscito a svolgere un importante ruolo alleggerendo il carico di lavoro dei tribunali. Il Codice del 1989 é ormai un relitto in disarmo: basti pensare – continua il presidente – che l’attuale lunga durata delle indagini preliminari sembra proprio aver resuscitato quell’antica, sommaria istruzione che il Pm era aduso compiere nella più palese violazione della regola che vuole la presenza dell’accusato dinanzi al giudice naturale. Inoltre l’acver ampliato l’utilizzazione del giudizio abbreviato ha sottratto gli autori dei reato più gravi non solo alla pena dell’ergastoloma anche ad un trattamento sanzionatorio che possa essere in qualche modo adeguato alla gravità del crimine commesso, posto che il semplice ricorso a quel rito dà diritto ad una rilevante riduzione di pena oltre che alla sottrazione della prova al contraddittorio. L’attuale ordinamento penitenziario, risalente al 1975 ha finito per dissolvere la certezza della pena, perché oggi vi è la certezza vche nessuna pena verrà eseguita nei termini in cui è stata da giudice disposta. Un richiamo importante nella relazione il principio secondo cui nel nostro ordinamento costituzionale è previsto che cittadini privi di reddito adeguato possano usufruire di una difesa a spese dello stato, non è accettabile che tale beneficio debba essere concesso a soggetti che dai delitti commessi hanno tratto ingenti profitti sol perché non hanno denunciato alcun reddito: autori di rapine, di estorsioni, truffe, sfruttamento minorile.

CRIMINALITA’

Se la criminalità in alcuni settori (truffe, violenze sessuali, sequestri di persona) in questi ultimi anni va lentamente diminuendo ciò non toglie che importante resti la sfida di una delinquenza che non disarma che si segnala per la sua ferocia e che gode del privilegio di una diffusa impunità. E l’inefficienza del sistema penale associata alla temeraria ed aggressiva sfida della criminalità esalta la persistente e diffusa preoccupazione dei cittadini per la sicurezza.Marvulli ricorda il clamoroso omicidio del vice- presidente del consiglio regionale calabrese, Francesco Fortugno che ha richiamato l’attenzione sulla capacità criminale della ‘ndrangheta". Da qui il merito del Consiglio superiore della magistrautura di potenziare a segutio le strutture giudiziarie operanti nella regione, nella locride, dove il tasso d’impèunità è molto elevato e dove in soli 18 mesi si sono avuti ben 329 atti intimidatori verso amministratori pubblici carabinieri e poliziotti. Si conferma anche la tendenza del progressivo incremento dei reati sessuali che nonostante i benefici apportatati dalla legge n.66 del 1966 consentendo di perseguire in maniera adeguata le aggressioni, persiste una diffusa resistenza da parte delle vittime di collaborare per il’individuazione dei colpevoli.

LE PIU’ RILEVANTI RIFORME

L’anno che si è appena concluso è stato quello nel quale più di ogni altro numerose ed importanti riforme hanno interessato il settore civile che quello penale. Riforma dell’ordinamento giudiziario, a tal riguardo il presidente della corte di Cassazione ha affermato: "Sono certo che questa riforma pregiudichera’ l’ efficienza della magistratura. Non credo che questa riforma accresca l’indipendenza della magistratura poiché l’indipendenza del giudice è indissociabile dalla sua funzione, è una qualità personale al pari dell’onestà morale ed intellettuale è una nostra gelosa ricchezza che nessuno ci potrà sottrarre se soltanto noi vorremo e sapremo conservarla". Commenti positivi da parte del presidente per aver reso inappellabili sentenze che erano suscettibili di ricorso immediato per cassazione, l’aver disposto la non immediata ricorribilità delle sentenze non definitive e soprattutto l’avere sancito l’autosufficienza del ricorso sino a prevedere che questo deve contenere a pena d’inammessibilità il quesito di diritto da sottoporre alla Corte . ”Dobbiamo riconoscere con umilta’ che oggi la magistratura, a causa dell’inadeguatezza dell’amministrazione della giustizia, piu’ non gode dell’antico prestigio, quello che era il prestigio della casta”. Continua Marvulli – ”La magistratura potra’ recuperare e accrescere ad un tempo il prestigio perduto se tutti insieme, con la nostra attivita’, sapremo essere fedeli interpreti della legge e garanti della sua osservanza, nell’irrinunciabile difesa della sua indipendenza”, che questa ”difesa non puo’ prescindere dall’arricchimento della professionalità”.

LEGGE PECORELLA, MARVULLI A CIAMPI: " GRAZIE PRESIDENTE"

"La Corte di Cassazione, deve invece a lei, signor Presidente della Repubblica, se, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 74 della Costituzione, queste nostre fondate preoccupazioni potranno formare oggetto di doverosa attenzione da parte del Parlamento italiano: sono fiducioso che ciò avvenga, non solo per il futuro della Corte, per la salvaguardia delle sue funzioni, per la corretta amministrazione della giustizia ma anche e, soprattutto, per la stessa necessaria difesa di uno Stato di Diritto che non può consentire che nella disciplina del processo penale siano ripudiati i principi ispiratori della riforma del processo civile approvata pochi mesi fa, dallo stesso Parlamento". Marvulli ha ricordato che il Gruppo Consuntivo della Cassazione aveva osservato che il provvedimento non solo introduceva "una disparità di trattamento nella disciplina delle impugnazioni, tra accusa e difesa, ma, soprattutto, nel devolvere alla Cassazione il sindacato sulla congruità della prova ai fini del rinvio a giudizio dell’imputato". Infine il presidente ha ricordato anche che la Pecorella trasformava la Cassazione "in un giudice di terza istanza, pregiudicando la sua funzionalità".

EX CIRIELLI

Marvulli, critica la ‘ex Cirielli’ che ha tagliato i tempi di prescrizione e, implicitamente, parla di una amnistia mascherata. ”Se fortemente condivisibile e’ la prospettiva di non consentire che un processo, per la sua lunga durata, diventi un inutile e dannoso strumento di vanificazione delle sue finalita’ – ha detto Marvulli – cio’ non giustifica ne’ il ricorso a provvedimenti che sono simulacri di generalizzati atti di clemenza, ne’ un cosi’ pesante e differenziato trattamento punitivo nei confronti dei recidivi, tanto piu’ che questi, molto spesso, costituiscono l’anello debole della delinquenza”.

INTERVENTO DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, ROBERTO CASTELLI

”Sul piano normativo, in questa legislatura, e’ stata approvata dal Parlamento una serie di norme che non e’ azzardato dichiarare senza precedenti rispetto a qualsiasi altra legislatura repubblicana”: e’ quanto ha detto il Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, parlando alla cerimonia di apertura dell’ anno giudiziario in Cassazione. ”La riforma dell’Ordinamento Giudiziario, la riforma del Diritto Societario, la riforma delle procedure concorsuali e la riforma di una parte significativa del Codice di Procedura Civile – ha aggiunto Castelli – costituiscono infatti un corpus di riforme, che certamente contribuira’ da un lato a ridurre la durata dei processi e dall’altro a incrementare la competitivita’ del sistema Italia”. In Italia il processo civile di primo grado ha una durata media di 300 giorni in alcune realta’, di 1.500 giorni in altre realta’. Il Ministro ha ricordato: ”l’ ideazione, la costruzione e la sperimentazione, in collaborazione con il Consiglio Superiore della Magistratura, di un efficace strumento telematico che valuta l’ efficienza degli uffici giudiziari”. ”Cio’ – ha spiegato Castelli – e’ stato reso necessario dalla considerazione che disaggregando i dati nazionali, emergono differenze di efficienza assai notevoli tra uffici giudiziari. Vi sono infatti alcune realta’ in cui il processo civile di primo grado ha una durata media di 300 giorni ed altre in cui il medesimo processo dura 1.500 giorni. E’ stato, pertanto, assolutamente necessario munirsi di uno strumento che consentisse di analizzare approfonditamente la realta’ dei singoli uffici, al fine di intervenire con efficaci correttivi”.

INTERVENTO DEL PROCURATORE GENERALE DELLA CASSAZIONE, FRANCESCO FAVARA

Procuratore Generale della Cassazione, Francesco Favara, esprime al presidente della Repubblica, ”la ferma convinzione che i magistrati del pubblico ministero sapranno proseguire, con l’autonomia e l’indipendenza di cui hanno dato sempre prova, la loro opera a difesa della legalita”’. Con queste parole, l’alto magistrato conclude il suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che iniziera’ alle 11, nell’aula magna della Suprema Corte. Il Pg Favara ha espresso questa convinzione dopo aver analizzato gli effetti che la riforma dell’ordinamento giudiziario potrebbe avere sulle procure: in particolare, Favara si e’ riferito al rischio della ”burocratizzazione” degli uffici del pm. Per Favara "Si sono allungati, in questo ultimo anno, i tempi delle indagini preliminari. Il dato emerge dall’intervento di Favara che ”rinnova la sollecitazione a ridurre i tempi”. ”La media nazionale della loro durata e’ stata, nell’anno decorso, pari a 365 giorni (18 in piu’ dell’anno precedente). Se si escludono le indagini nei confronti di ignoti, le media sale a 485 giorni’.’

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