SICUREZZA ALIMENTARE. Nuove etichette Ue, Adiconsum: bene ma tempi troppo lunghi

Un giudizio positivo, perché si va verso una maggiore tutela del consumatore, ma tempi troppo lunghi per l’applicazione: è la valutazione che fa Adiconsum del nuovo regolamento sui prodotti alimentari dell’Unione europea. Fra le novità principali, ci sono l’obbligatorietà della tabella nutrizionale, l’evidenziazione degli allergeni, l’estensione dell’indicazione di origine per la carne suina, ovina, caprina e il pollame, mentre la Commissione europea valuterà entro cinque anni se estendere l’obbligo d’origine anche al latte e prodotti non trasformati e ad alcuni ingredienti come la carne nella preparazione di altri cibi o il latte nei prodotti lattiero-caseari, quando rappresentano più del 50% dell’alimento. Per Adiconsum è un passo avanti, anche se vengono considerati un po’ troppo lunghi i tempi previsti per l’applicazione, considerato che le imprese avranno tre anni di tempo per adeguarsi alla maggior parte delle nuove disposizioni, e cinque per quel che riguarda le informazioni nutrizionali.

Sostiene il segretario generale dell’associazione Pietro Giordano: "Temiamo qualche resistenza da parte delle aziende e delle associazioni che le rappresentano, che già si sono lamentate dei costi aggiuntivi che dovranno sostenere. E temiamo anche un possibile effetto a cascata sul costo finale dei prodotti a danno dei consumatori". Giudizio positivo sull’indicazione d’origine e sulla possibilità che questa venga ulteriormente ampliata: "L’eventuale futura estensione dell’indicazione d’origine a tutti gli alimenti – ha detto Giordano – potrebbe rappresentare un problema, sotto l’aspetto del marketing, per quelle aziende che hanno il "cuore" in Italia ma gli approvvigionamenti all’estero. Molti consumatori sono convinti di acquistare italiano, mentre il latte, il caffè e il grano, per citare solo alcuni delle materie prime, arrivano dall’estero. In questo senso, le successive integrazioni del regolamento potranno tutelare maggiormente non solo il consumatore ma anche il made in Italy, riferito agli stabilimenti di produzione, all’occupazione degli addetti in Italia, al rispetto delle norme contrattuali".

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