Speciale Tango Bond: parte il road show argentino per illustrare l’offerta di rimborso

L’Argentina non ha più ostacoli legali per dare il via alla ristrutturazione dei bond in default per 81,8 miliardi di dollari nell’intero mercato europeo che, con quello Usa, è ritenuto determinante per il successo dell’operazione: sono arrivati infatti ieri al Governo Argentino i nulla osta di Bafin e Cssf, le Authority di Germania e Lussemburgo, dopo quella già espressa anche dalla Consob italiana. Oggi, il ministro dell’economia Roberto Lavagna, alle 17 ora locale (le 21 in Italia), nella sede del dicastero presenterà a 90 invitati "eccellenti" l’offerta che scatterà venerdì prossimo e proseguirà fino al 25 febbraio e che, in linea di massima, stabilisce un taglio del valore presente dei titoli attorno al 66%, anziché del 75% come aveva sostenuto il governo in un primo tempo.

A questo primo road-show ne seguiranno un’altra ventina in tutto il mondo (in Italia il road-show arriverà dal 17 al 21 gennaio, a Roma, Milano e Verona), apparentemente anche in questi casi solo per banchieri o rappresentanti di fondi o di gruppi di creditori.

In effetti anche se gli obbligazionisti privati sono quasi la metà dei possessori di tango-bond in default, il Governo argentino preferisce avere a che fare con i creditori istituzionali, sia per evitare eventuali confusioni che per raccogliere al più presto possibile sostanziali adesioni.
I primi, comunque, per avere spiegazioni sulla complessa operazione, oltre che alle loro banche, potranno rivolgersi a dei call center gestiti dalla GS Proxilatina. Anche gli obbligazionisti argentini dovranno ricorrere a quello di Roma, dove troveranno 50 connazionali ed uruguayani pronti ad illustrare loro i benefici di accettare l’offerta.

Ed ecco le reazioni nel nostro Paese:

  • Nicola Stock (TFA) durante l’audizione alla Camera invita i risparmiatori a rifiutare l’offerta argentina

Nel corso della sua audizione di oggi alla Camera il presidente della task-force argentina Nicola Stock ha invitato gli investitori italiani a non aderire all’offerta argentina di conversione dei bond, che giudica "iniqua, inammissibile e inaccettabile per le condizioni economiche contenute".
L’obiettivo della task force – ha continuato Stock – è quello di costringere il governo argentino a modificare l’offerta, soprattutto riducendo la durata del rimborso. "La posizione della TFA è chiara ed é quella di raccomandare gli investitori a non aderire all’offerta del governo argentino che è unilaterale perché non negoziata con i maggiori creditori nonostante questa fosse una richiesta del Fondo Monetario Internazionale." "Il nostro obiettivo – ha dichiarato Stock -è quello di convincere i bond holders a non consentire il successo dell’offerta".
L’offerta argentina è particolarmente penalizzante anche alla luce dei brillanti dati economici registrati dal paese negli ultimi 2 anni. Perciò "il valore attuale delle condizioni economiche di una ristrutturazione sostenibile potrebbe essere più che doppio rispetto a quello della proposta", ha sottolineato Stock, che ritiene che la Repubblica Argentina sarebbe in grado di affrontare una "migliore ristrutturazione del debito, più equa per gli investitori, ma non ha alcuna volontà di farlo".

Stock ha detto di non credere alle percentuali di adesione sbandierate dal governo argentino e, soprattutto, tra gli italiani "ritengo che sia infima la percentuale di quanti decideranno di aderire. Per 25 anni, infatti, queste obbligazioni renderanno solo interessi che all’inizio saranno di circa dell’1,5% per finire al 4,5%. Gli italiani che pensano "pochi, maledetti e subito" quindi si sbagliano. I soldi saranno pochissimi e solo tra 35 anni".

Il Presidente della TFA ha illustrato anche le azioni che condurrà la task-force nei prossimi giorni e ha detto di aver chiesto al Governo italiano di "dare sostegno nel promuovere le azioni di non adesione all’offerta argentina" annunciando poi che le raccomandazioni agli investitori verranno diffuse nei prossimi giorni innanzitutto tramite avvisi sui giornali e tramite gli sportelli bancari dove potrebbero recarsi gli investitori per chiedere informazioni per la conversione delle obbligazioni. Infine ha illustrato gli scenari che potrebbero profilarsi alla chiusura dell’offerta: se l’adesione dei risparmiatori sarà superiore all’80% l’offerta avrà raggiunto il risultato prefissato. Nel caso in cui invece l’adesione sia superiore al 50% l’Argentina potrà difficilmente affermare di aver avuto successo nell’operazione e gli effetti si faranno sentire anche con il Fondo Monetario quando si dovranno rinegoziare i termini del rimborso dei crediti sospesi dallo scorso settembre. Se l’adesione sarà inferiore poi al 50% sarà evidente che la ristrutturazione del debito ideata dal governo argentino risulterà inefficace e solo così potrebbe aprirsi la porta ad una ristrutturazione del debito negoziata con i creditori.
Dopo aver ascoltato il presidente della task-force argentina, il Presidente della Commissione Finanze, Giorgio La Malfa ha dichiarato che "spetterà al governo esercitare tutte le pressioni necessarie" nei confronti del governo argentino, poiché l’offerta di ristrutturazione del debito è "un’offerta-capestro del tutto inaccettabile".

  • I consumatori annunciano una manifestazione di protesta per il 17 gennaio a Piazza Montecitorio (Roma)

Le associazioni dei consumatori dal canto loro puntano il dito oltre che contro la Consob anche contro le banche, preparandosi ad iniziative per "accogliere" l’avvio del road show del Paese in Italia (che partirà il 17 gennaio) e l’offerta di scambio per cercare di farla fallire.
Proprio lunedì 17 alle 12 le associazioni dei consumatori aderenti al CNCU si riuniranno a piazza Montecitorio a Roma per una manifestazione con l’intento di sensibilizzare i parlamentari ad un problema che coinvolge circa 450.000 risparmiatori italiani che ora si trovano davanti al dilemma: aderire recuperando piccola parte (il 30% circa) del capitale investito in 30 anni o attendere.
La manifestazione unitaria in piazza Montecitorio ha anche l’obiettivo di richiamare il Parlamento alla veloce approvazione di norme più efficaci riguardanti la tutela al risparmio e l’azione collettiva

"E’ da respingere con durezza e facendo pesare tutta la capacità di intervento dell’Italia sul Governo argentino e sulle istituzioni internazionali": questa la posizione netta del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) e del Movimento Consumatori (MC) dopo l’audizione parlamentare di Nicola Stock, presidente della task-force sui bond argentini.
Le due associazioni invitano i risparmiatori ad aderire in massa alla mobilitazione che tutte le associazioni del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti hanno indetto per lunedì 17, ore 12, in Piazza Montecitorio a Roma."Bisogna dimostrare tutta l’indignazione e protestare con forza – commentano Antonio Longo, Presidente MDC, e Lorenzo Mozzi Presidente MC – di fronte ad una proposta che non si sa se definire grottesca o penosamente offensiva per le centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori che hanno avuto fiducia in un Paese, l’Argentina, a cui ci legano oltretutto importanti vincoli di sangue.Ma non bisogna tacere neppure sulle responsabilità italiane. Governo, Banca d’Italia e Consob come le tre scimmiette finora hanno soltanto taciuto, fatto finto di non vedere e non ascoltare. E’ incomprensibile ormai il ritardo del Parlamento nell’approvazione della legge sul risparmio ad un anno dai vari crack finanziari e bisogna pure sollecitamente approvare la legge sulla class action. E’ incredibile anche il parere positivo della Consob sulla proposta argentina che non dà alcuna certezza neppure a chi decidesse di sottoscriverla".

Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef a nome dell’Intesaconsumatori dichiara: "Entro la settimana sarà pronto il ricorso che presenteremo al Tar – spiega – contro il via libera della Consob al prospetto. Innanzitutto perché non è trasparente e poi perché è discriminatorio nei confronti degli investitori. Il problema è che il rimborso è possibile solo per certo tipo di investimenti e, ad esempio, i risparmiatori italiani non hanno mai acquistato bond in pesos. Quindi questo favorirà certamente i risparmiatori argentini ma non gli italiani. Oltretutto si tratta di un’offerta senza limite e che potrà andare in porto anche se aderirà solo il 10% dei possessori di bond. Il Fmi aveva indicato invece una soglia di adesione dell’80%".
Si tratta – secondo Lannutti – di "un’offerta capestro: chi aderisce potrebbe aspettare fino al 2045 per rientrare in possesso del 30% del proprio investimento. Non esiste, è una farsa".

Per l’Adiconsum "Il Governo non può restare spettatore sui tango-bond come ha fatto sino ad oggi. Sono in gioco i risparmi di circa mezzo milione di famiglie italiane che vedrebbero bruciati più dei due terzi del loro investimento (circa 9,5 miliardi di euro)." Adiconsum fa sapere che in occasione della manifestazione di lunedì prossimo verrà chiesto a Presidenti della Commissioni della Camera Attività Produttive (on. Tabacci) e Finanze (on. La Malfa) di appoggiare le proposte di legge presentate dagli on. Rossi e on. Benvenuto che prevedono che siano le banche a rimborsare il 70% del risparmio investito e che siano sempre le banche a rivalersi sul Governo argentino. L’associazione ha chiesto inoltre al Garante per la Privacy, Stefano Rodotà, di bloccare la consegna dei nominativi al Governo argentino da parte delle banche a meno che non siano autorizzate espressamente dall’interessato.

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