Acqua Pubblica, Konsumer appoggia ricorso al Tar di 26 Comuni del Lazio

Konsumer Italia appoggia il ricorso al Tar di 26 Comuni del Lazio per l’annullamento delle diffide con cui la Regione impone di cedere le infrastrutture idriche al gestore unico. Martedì scorso, presso la sede dell’Anci Lazio, alla presenza di Konsumer, Acu, Codici e MDC, sono stati presentati i ricorsi dagli avvocati Angelo Annibali, Alberto Floridi e Andrea Ruffini. Konsumer approva appieno il giudizio sull’art. 7 del decreto “Sblocca Italia”: “La Regione Lazio non ha un soggetto dotato di personalità giuridica che gestisca gli A.A.T.O. (Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale), quindi la mancanza di un interlocutore pubblico istituzionale in grado di controllare le modalità con cui il gestore unico andrà ad operare si affianca alla preoccupazione della situazione monopolistica che si viene a creare”.

Tale condizione del Lazio riflette il vuoto amministrativo creatosi in Italia dopo che la Legge 42/2009 ha sancito la soppressione delle A.A.T.O. 

“A distanza di 5 anni non è cambiato praticamente niente – spiega Luigi Tartari, Responsabile del Settore Idrico di Konsumer Italia – La legge demanda le competenze alle Regioni, le quali non hanno assunto provvedimenti adeguati, mantenendo queste organizzazioni inefficaci e notevolmente onerose. Il costo per il loro mantenimento è quantificato in oltre 100 milioni di euro: costo che ricade sulle tariffe del servizio”.

Dunque i principi dell’azione legale, pur partendo da un livello locale, presentano impatti potenziali a livello nazionale, chiamando in causa anche la disciplina comunitaria. I ricorsi, in primis, contestano il contrasto tra le diffide inviate ai comuni dalla Regione Lazio e la Legge Regionale 5/2014 “Tutela, governo e gestione Pubblica delle acque”, con la quale la Regione si è impegnata a ridefinire i nuovi Ambiti di bacino e i relativi Enti di Governo, azione da considerarsi preliminare rispetto all’imposizione ai Comuni di cedere le proprie infrastrutture idriche. Un passaggio quantomai urgente, dato che da fonti ministeriali giunge la notizia di un imminente commissariamento se la Regione Lazio rimarrà inadempiente sulla definizione dei nuovi Ambiti. Per evitarlo, comitati e sindaci hanno presentato da mesi un testo di legge all’Assessore Refrigeri, tradotto nella proposta consiliare n°238, che rappresenta un’alternativa possibile e coerente ma che, attualmente, langue in VI Commissione.

La Regione Lazio è invece “puntuale” nell’esigere dai Comuni gli adempimenti previsti dallo “Sblocca Italia”, motivo per cui l’azione legale affronta anche la normativa nazionale. Nel ricorso, primo caso in Italia, si formulano infatti eccezioni di costituzionalità sull’art. 7 dello “Sblocca Italia” sotto un duplice profilo: sulla idoneità dello strumento del decreto legge, poiché secondo i ricorrenti difettano i presupposti di estrema urgenza dichiarati dal Governo, e sul rispetto del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regione.

L’art.7, inoltre, rimette l’obbligo di affidamento del servizio idrico al gestore unico al giudizio della Corte di Giustizia UE per la valutazione della compatibilità con l’art. 106 del Trattato. Le modalità di scelta del gestore cui affidare il servizio idrico, così come emergono dallo “Sblocca Italia”, entrano infatti nel merito delle caratteristiche del “nuovo” gestore cui i Comuni devono affidare il servizio limitando, di fatto, la concorrenza e configurando un aiuto di stato a quelle poche imprese private che possiedono le caratteristiche indicate. In secondo luogo, viene contestata l’idoneità di Acea ATO 2 S.p.A., per i comuni della Provincia di Roma, e di Talete S.p.A. per quelli del Viterbese, riguardo alla conformità all’ordinamento comunitario degli attuali affidamenti; sollevando, anche in questo caso, un tema scottante che riguarda anche altre multiutilities italiane. Nel caso di Talete S.p.A. viene meno anche il criterio di “efficienza ed economicità”, obbligando i comuni ad entrare in una gestione ormai fallimentare.

Konsumer Italia si schiera con il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e ricorda ai rappresentanti delle Istituzioni che la sentenza 199/2012 della Corte Costituzionale ha confermato la volontà di ristabilire il diritto comunitario sugli affidamenti dei servizi pubblici locali, mettendo in dubbio alcuni provvedimenti legislativi, come le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali del Governo Monti. Il servizio idrico deve essere pubblico e fuori dalle logiche di mercato: interessi economici incrociati, dispute legali e forti resistenze politiche trasversali non fermeranno il nostro impegno a rispettare ed onorare l’esito del Referendum del 2011, quando 27 milioni di Italiani votarono (SI) contro le norme che prevedevano la privatizzazione dei servizi pubblici  locali (SS. PP. LL.).

Comments are closed.