Confconsumatori: condannata Acqualatina, “dimentica” allaccio acqua per 4 anni

Il titolare di un esercizio commerciale di Latina è rimasto per ben quattro anni senza acqua a causa di una “dimenticanza” del gestore Acqualatina. E nonostante i numerosi solleciti, è stato necessario ricorrere al Giudice per risolvere la questione.

Il titolare di un esercizio commerciale aveva richiesto l’allaccio nel 2008: lo ha ottenuto solo grazie a Confconsumatori e il ricorso al Giudice. L’associazione ha reso nota oggi la sentenza emessa dal Giudice di Pace di Minturno che ha condannato il Gestore a risarcire i danni subiti da un utente per il mancato allaccio della fornitura. In particolare, Acqualatina S.p.A. è stata condannata al risarcimento del  danno patrimoniale di 1000 euro oltre alle spese legali, in conseguenza del mancato rispetto degli impegni contrattualmente assunti in quanto la fornitura di acqua si inquadra nella fattispecie del contratto di somministrazione ex art 1559 cc.

La regolare richiesta di allaccio presentata dal titolare di un esercizio commerciale nel lontano 2008 era stata “dimenticata” dal Gestore e nonostante i continui solleciti, la questione si è risolta solo attraverso l’intervento del Magistrato. Spiega Barbara Romano, responsabile dell’Ufficio Legale della Confconsumatori che ha difeso in giudizio l’utente: “Il diritto all’acqua va considerato estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. L’acqua è un elemento fondamentale di sopravvivenza e il fattore base per la prevenzione e il controllo di problemi sanitari; il potere di privazione dell’uso non può certo sussistere in capo ad un organo di gestione del servizio; una gestione dell’acqua come un prodotto industriale di impresa contrasta inevitabilmente con questo basilare principio etico. Non è possibile – ribadisce l’avv. Barbara Romano, – che a distanza di 4 anni una richiesta di allaccio dell’acqua rimanga inevasa per inerzia di Acqualatina. Ed è impensabile che un cittadino debba nel 2012 ricorrere alle Autorità giudiziarie per vedere sanciti i propri diritti alla vita”.

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