No a minimo vitale acqua, Konsumer: Autorità tutela i deboli o le imprese?

L’Autorità per l’energia tutela i più deboli o le imprese? È la domanda che si pone Konsumer Italia nei confronti della segnalazione inviata dall’Autorità per l’energia, il gas e il sistema idrico a Governo e Parlamento sugli emendamenti al ddl sulla green economy, in cui vengono evidenziate criticità sulla morosità nel sistema idrico. Per l’Autorità il quantitativo minimo di acqua necessario ai bisogni essenziali andrebbe garantito solo agli utenti morosi che si trovano in condizione di “documentato disagio economico” e non a tutti. Ma l’idea di eliminare il riferimento a un “minimo vitale” di acqua non piace e solleva anche le obiezioni di Konsumer che si dichiara “basita”.

acqua“La lettera contiene l’esatto contrario di quanto necessiterebbero in questo periodo i Consumatori Italiani – sostiene Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer Italia − non si capisce bene se l’Autorità, che deve certamente pensare alla stabilità del sistema e delle imprese, si sia dimenticata che deve esercitare la medesima tutela sulle utenze deboli, o se al contrario stia operando una vera e propria azione di lobbying a favore delle imprese”. L’associazione fa riferimento alla sorpresa provata di fronte alla previsione di abolire la fascia di maggior tutela per l’energia, presente nel ddl concorrenza, e aggiunge: “Ora leggere che l’Autorità di settore sia a favore del distacco, sic et simpliciter, dell’acqua per i morosi, senza chiedersi del perché i cittadini rischino di far a meno del bene naturale più prezioso per la vita, francamente fa pensare ad una azione di tutela economica delle imprese di settore attraverso l’operazione immorale del distacco dell’utenza”.

Eppure l’acqua dovrebbe essere considerata “bene comune”. “A nulla sembra valere il risultato referendario – continua Premuti − così come la precisa indicazione che l’acqua, in quanto bene primario, non può avere rilevanza economica. Si apprezza la chiosa finale sulla possibilità di sostenere i cittadini in provata condizione di disagio sociale, ma non basta; non stiamo parlando di un bene di lusso, ma di un bene di tutti, i cui costi dovrebbero limitarsi alle pure spese di gestione e non a generare utili. È evidente – dice Premuti – che il minimo vitale deve essere sempre salvaguardato (con una corretta declinazione dello stato di disagio nella fase preliminare), sarà poi il sistema a dover intervenire nei casi di abuso. Sull’energia, e la possibilità per il cittadino di emanciparsi in tutto o in parte dalla rete distributiva, riteniamo che sia una priorità per un ammodernamento vero ed effettivo, anche culturale, dei cittadini entrare nel novero dell’autosufficienza energetica: bene farebbe l’Autorità a preoccuparsi dell’efficienza della rete distributiva e di consumo pubblico ed industriale, affinché i costi generali invece di essere sostenuti dall’intera utenza siano riportati in ambiti di sostenibilità di sistema”.

Conclusione? “Ci appelliamo al Parlamento, nella speranza che torni a preoccuparsi anche delle misere e minime preoccupazioni dei cittadini, evitando un sostegno totale al sistema della grande impresa, delle banche e della finanza in genere”.

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