Tariffa bioraria, Il Salvagente svela la ‘beffa’

Dal 1°gennaio 2010 la tariffa bioraria è diventata obbligatoria per tutti con la promessa che concentrando i consumi nelle fasce orarie serali, la bolletta sarebbe risultata più leggera. Vero? Secondo Il Salvagente, che questa settimana ha dedicato la copertina alla faccenda, non è proprio così.Il primo a denunciare la ‘beffa’ è stato il  portale web Qualenergia.it parlando di uno strano fenomeno che si sta rilevando sulla borsa elettrica. Prima dell’esplosione del fotovoltaico, che ha sorpassato i 13 GW di potenza di cui 9 installati nel 2011, alla borsa elettrica c’erano due picchi di prezzo: uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20. Ora il picco delle 11 di mattina è praticamente scomparso ma in compenso il picco di prezzo serale è schizzato verso l’alto. Se giovedì 13 marzo 2008 tra le 18 e le 20 non si superavano i 120 €/MWh, giovedì 14 marzo 2012 alla stessa ora si sono sfiorati i 175 €/MWh a livello nazionale e i 250 €/MWh in mercati di zona (che concorrono a formare il prezzo nazionale) come quello sardo.

Cosa succede? Il settimanale dei consumatori lo spiega così: “Il fotovoltaico, producendo a costi marginali nulli (non serve più combustibile per dare un kWh in più), di giorno fa concorrenza alle centrali tradizionali e riesce a contenere il prezzo dell’energia. Questo spiega il livellamento del picco di prezzo diurno, detto peak shaving: così si stima che nel 2011 il sole abbia tagliato dalle bollette circa 400 milioni di euro”.

E sull’anomalo impennarsi del picco di prezzo serale? L’ex amministratore Enel, e ora presidente di Ises Italia, Giovanbattista Zorzoli, intervistato da Il Salvagente spiega: “Succede che i produttori da fonti convenzionali, che ci rimettono nella fascia diurna a causa del solare, cercano di rifarsi la sera. E Davide Tabarelli di Nomisma Energia conferma: “Altre spiegazioni non ce ne sono”. Gli impianti tradizionali, soprattutto i nuovi a gas a ciclo combinato, infatti, sono danneggiati dalla concorrenza del fotovoltaico che li costringe spesso a restare spenti durante il giorno.

Una dinamica che, “mascherata” con un motivo tecnico, ammette anche Assoelettrica: “I costi di produzione salgono perché anche se gli impianti vengono chiamati a produrre solo per 2-3 ore – ci spiegano – a causa dei tempi di accensione e spegnimento, devono comunque restare accesi anche per 9 ore”.  Tradotto: lavorano meno e così devono rifarsi con i prezzi più alti alla sera. Resta da vedere se nel farlo violino le leggi della concorrenza.

Secondo Il Salvagente “c’è puzza di cartello”. “Non posso affermare che ci sia un cartello, ma se fossi nell’Antitrust un’occhiata ce la darei”, commenta Zorzoli.

 

Un commento a “Tariffa bioraria, Il Salvagente svela la ‘beffa’”

  1. Ingegnere ha detto:

    ma perché si continua ad associare l’energia rinnovabile alle ore “piene”? Ma non capite che il fotovolaico è purtroppo ancora una minima parte dell’energia pulita prodotta, mentre la rimanente sarebbe disponibile h24 (eolico, biomassa, geotermico, ecc.)? Risulta oramai lampante che questo governo ha una grossa influenza dettata dalle grandi lobby energetiche. Piú invecchio e piú divento allergico alle meschinità.