Crolla mercato immobiliare, Consumatori: nessuna novità

Prezzi troppo alti, tasse, stretta sui mutui e potere d’acquisto ai minimi storici sono alla base del crollo del mercato immobiliare. La flessione netta delle compravendite, specialmente delle abitazioni, fotografata ieri dall’Agenzia del territorio e attribuita alla crisi economica dell’anno scorso non sorprende le associazioni dei consumatori, per le quali il crollo non è affatto una novità. Per Federconsumatori e Adusbef, infatti, l’andamento delle compravendite immobiliari rispecchia in pieno le condizioni del potere di acquisto delle famiglie nonché la difficoltà nell’ottenere l’erogazione di un mutuo o nel sostenerne le rate.

Non solo. Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, i prezzi degli immobili specialmente al centro delle grandi città non sono ancora calati a sufficienza. Per l’Osservatorio, “i prezzi delle case nei centri metropolitani hanno subito una variazione minima, per non dire irrisoria. Questo vuol dire che non si è ancora sgonfiata la bolla speculativa sul mercato immobiliare. Si sono allungati i tempi necessari per l’acquisto, ma i prezzi non sono calati a sufficienza”.

Per l’acquisto di un appartamento-tipo – considerati 90 metri quadri in zona semicentrale di una grande città – servono infatti oltre 18 anni di stipendio, stima l’Osservatorio, contro i 15 anni di stipendio equivalenti nel 2001.

Per le due associazioni, inoltre, peserà anche l’Imu, che al momento rimane fuori dall’analisi sull’andamento del mercato fatta dall’Agenzia del territorio perché introdotta solo negli ultimi mesi. “Sicuramente anche la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa, che peserà mediamente, solo per costi diretti, per 405 euro annui a famiglia, non contribuisce in maniera positiva alla ripresa delle compravendite. Alla luce di questo andamento – affermano Federconsumatori e Adusbef – è chiaro ed evidente che per far ripartire il mercato immobiliare è necessario un ridimensionamento dei prezzi, coerentemente con le sane logiche di mercato, nonché una riduzione della tassazione, giunta ormai a livelli insostenibili”.

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