Abitazioni, Bankitalia-Tecnoborsa: 70% agenti si aspetta diminuzione dei prezzi

Fra aprile e giugno si sono intensificati i segnali di debolezza del mercato immobiliare. Le valutazioni degli agenti immobiliari, anche in una prospettiva di medio periodo riferita ai prossimi due anni, sono orientate al pessimismo. Nelle valutazioni espresse prevalgono le indicazioni di una flessione delle quotazioni di mercato, mentre continua ad ampliarsi il margine di sconto rispetto alle richieste iniziali dei venditori. Più del 70% degli agenti immobiliari si attende una diminuzione dei prezzi delle case. Sono alcuni dei dati principali che emergono dal Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia, realizzato da Banca d’Italia, Tecnoborsa e Agenzia del Territorio.

Al sondaggio hanno partecipato 1.523 agenti, fornendo informazioni sull’attività di compravendita e sui prezzi nel trimestre di riferimento (aprile/giugno 2012), nonché sulle prospettive del settore. Sono oggetto di indagine le sole transazioni intermediate dagli agenti immobiliari, che si stima ammontino a circa la metà del totale.

Sul versante dei prezzi delle abitazioni, nel secondo trimestre del 2012 la quota di agenti che hanno segnalato una diminuzione dei prezzi rispetto al periodo precedente ha continuato ad aumentare, arrivando al 74,4% dal 69,1%  della precedente indagine; la tendenza al ribasso è più intensa al Centro (78,4%, contro il 68,6% di aprile).

In prospettiva, le previsioni delle agenzie sull’andamento dei prezzi nel breve termine sono al ribasso: oltre il 70% degli operatori si attende una flessione (era il 66,6% nel sondaggio di aprile), mentre si è pressoché azzerata la quota di coloro che ne prefigurano un incremento. L’attesa di un calo dei prezzi è prevalente sia nelle aree urbane sia in quelle non urbane e in tutte le ripartizioni geografiche e risulta più accentuata al Centro. Secondo la maggioranza delle agenzie, la recente tassazione della casa ha contribuito ad aumentare gli incarichi a vendere e accentuato la tendenza alla diminuzione del numero di compravendite e dei prezzi; nel mercato degli affitti i provvedimenti avrebbero invece contribuito ad accrescere il numero delle locazioni e degli incarichi a locare, con effetti di contenimento sui canoni.

In merito alle cause prevalenti di cessazione degli incarichi a vendere, è aumentata la quota di agenzie che segnalano l’assenza di proposte di acquisto a causa di prezzi percepiti come troppo elevati (64,4%,  contro il 60,7% dell’inchiesta precedente) e quella di coloro che riportano un tempo troppo lungo trascorso dal conferimento dell’incarico (24,5% contro 22,6%); la percentuale di agenti che segnalano attese di prezzi più favorevoli, pur in lieve aumento, rimane attorno al 20%. Si è invece ridotta la quota di agenzie che indicano proposte di acquisto a prezzi giudicati troppo bassi dal venditore (dal 53,1% di aprile al 48,4%, il livello più basso da ottobre 2010), e difficoltà nel reperimento del mutuo da parte dei potenziali acquirenti (dal 63,8% al 61,0%).

Nel secondo trimestre del 2012 è ulteriormente salito il margine di sconto dei prezzi di vendita rispetto alle richieste iniziali, al 15,4% dal 14,3% di aprile (era risultato pari a circa il 12% nel secondo trimestre del 2011). L’incremento, che ha riguardato in misura analoga le aree urbane e quelle non urbane, è stato più marcato al Centro, dove la percentuale di sconto ha raggiunto il 16% (dal 14,1% registrato nel sondaggio precedente). Il tempo medio di completamento dell’incarico è aumentato a 8,2 mesi, uno in più rispetto a quanto registrato nello stesso trimestre del 2011 (7,7 mesi lo scorso gennaio). Nelle aree non urbane il tempo medio di vendita di un immobile supera ora di circa due mesi quello necessario in quelle urbane (9 e 7 mesi, rispettivamente).

Si è interrotta in aprile la progressiva flessione della percentuale di acquisti di abitazioni effettuata con accensione di un mutuo ipotecario, tornata sui livelli di fine 2011 (al 64,7%, dal 60,4% registrato nell’inchiesta di gennaio).

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