Adiconsum, al via lavori del Congresso

Il libero mercato è un’istituzione socialmente importante per la sua capacità di produrre beni e servizi, ma non dobbiamo scordarci che la libertà economica è solo un elemento della libertà umana. Queste parole, pronunciate nella Centesimus annus da Giovanni Paolo II, sono quanto mai attuali tanto che sono state il punto di partenza dell’intervento di Pietro Giordano, Segretario generale di Adiconsum, che oggi ha aperto i lavori del Congresso dell’Associazione.

“Solidarietà, partecipazione, sviluppo” sono le tre parole al centro di questa tre giorni, per ribadire il fatto che Adiconsum crede e si batte per un’economia a misura d’Uomo. Perché, sempre rifacendosi alla dottrina sociale della Chiesa, “il mercato non può trovare in se stesso il principio della propria legittimità, prescindendo dai fini che persegue e dei valori che trasmette nel sociale. L’utile individuale e/o aziendale dell’imprenditore, non può essere l’unico obiettivo, accanto ad esso ne esiste un altro, altrettanto fondamentale e superiore, quello dell’utilità sociale. Solo così agendo – ha affermato Giordano – il libero mercato diventa funzionale al bene comune ed allo sviluppo integrale dell’Uomo”.

Il periodo di profonda crisi economica, sociale e politica che stiamo vivendo ci mette di fronte a questa necessità di invertire il rapporto tra mezzi e fini per non rischiare di alienare e opprimere la persona umana. Per questo Adiconsum sostiene che il mercato deve essere ancorato a finalità morali, che assicurino e nello stesso tempo, circoscrivano adeguatamente lo spazio della sua autonomia. “Non è assolutamente accettabile una crescita economica ottenuta a discapito degli esseri umani”.

Quando il mercato non riesce a garantire una distribuzione equa di beni e servizi essenziali per la crescita umana dei cittadini, la complementarietà con lo Stato è indispensabile. Ma il ruolo dello Stato nel settore economico deve essere molto oculato e realizzarsi secondo il principio di sussidiarietà, non accaparrandosi quelle funzioni che possono essere assunte dai cittadini, singoli o associati. Il fatto che il 10% delle famiglie italiane detenga il 46% della ricchezza nazionale dimostra che lo Stato ha sostanzialmente fallito nel suo ruolo di regolatore distributivo. L’esasperazione delle diseguaglianze non è soltanto materialmente inaccettabile ma anche politicamente ed economicamente dannosa per la società.

Secondo il Segretario generale di Adiconsum “bisogna passare da una responsabilità limitata a una responsabilità sociale dell’impresa, informando l’attività imprenditoriale non si dovrebbe tenere conto soltanto degli interessi dei proprietari o degli azionisti, ma anche dei dipendenti che sono le risorse umane capaci di realizzare prodotti e servizi di qualità e di consumatori che sono la vera “ricchezza” delle imprese. In questo senso, diventa indispensabile un quadro legislativo che preveda la partecipazione, sotto varie forme, nei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche e private, di rappresentanze dei lavoratori e dei consumatori”.

E parlando di senso di responsabilità, non si può non affermare che devono essere i consumatori stessi ad assumere maggiori doveri, se vogliono vedere rispettati i propri diritti. Il consumismo sfrenato non è un diritto e bisogna sviluppare nuovi stili di vita nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini, per una crescita comune, siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, di risparmi e degli investimenti”. Se ciò non avverrà, soprattutto le nuove generazioni rischiano di vivere in un ambiente naturale saccheggiato a causa di un consumo eccessivo e disordinato.

“Le Associazioni dei Consumatori, ed in particolare Adiconsum, devono assumere sempre di più un ruolo centrale nella capacità di formare ed informare i consumatori e convincerli che il mercato sono loro; siamo tutti noi che quotidianamente acquistando prodotti e servizi facciamo scelte ben precise che favoriscono questa o quell’azienda, questa o quella produzione e vendita di beni e servizi – ha sottolineato Giordano – Dobbiamo prendere e far prendere sempre di più coscienza che le nostre scelte d’acquisto sono un potente voto, capace di indirizzare le stesse scelte produttive delle aziende. Non è indifferente acquistare prodotti e servizi a basso impatto ambientale o di aziende che pongono al centro buone pratiche o il ruolo sociale d’impresa.

“Credo che, la fase del pionierismo delle Associazioni dei consumatori, centrato unicamente sulla contrapposizione estrema con il mondo imprenditoriale – attraverso le vie legali e la denuncia anche mass mediatica – sia al tramonto. La strada indicata può essere, in una logica di confronto e di dialogo con le istituzioni e con il mondo imprenditoriale, la nuova via da percorrere per una sempre più stringente ed efficace tutela non solo dei consumatori, ma anche dell’intero Paese che vive in una realtà economica, sociale e politica globalizzata. Ciò non esclude certo il lavoro di assistenza e tutela individuale per i consumatori dei tantissimi nostri volontari che ringrazio di cuore o l’attività di denuncia e di via legale per la tutela dei diritti troppo spesso violati, ma lo integra e lo valorizza”.

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