Adiconsum, servizi tra equità e regolazione: cosa pensano le Autorità?

Si è parlato di mercato e di come fare ad uscire dalla crisi: ieri, nell’ambito del Congresso di Adiconsum, diverse Autorità indipendenti si sono sedute intorno a un tavolo per riflettere sul tema “Servizi tra equità, efficienza e regolazione”. Interessanti gli spunti che sono venuti fuori, non senza una diversità di punti di vista soprattutto sul futuro. Secondo Pitruzzella (Antitrust) c’è bisogno di più concorrenza; Riggio (Enac) pensa che le Autorità devono aiutare la crescita; Carbone (AEEG) crede che equità ed efficienza non siano antitetici, ma l’equità viene prima.

Si parte dalla concorrenza e chi meglio del Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella ha una visione approfondita di questo tema. Pitruzzella ha parlato di “un’epoca caratterizzata da una profonda trasformazione costituzionale, in cui sono entrati in crisi una serie di valori su cui si è basato tutto il ‘900”. Infatti “la crisi che stiamo vivendo non può essere considerata soltanto come una fase di recessione, ma va vista come una crisi strutturale di quell’equilibrio, che ha retto per oltre un secolo, tra democrazia, mercato e politiche di coesione sociale”. Adesso siamo quindi alla ricerca di un nuovo modo per tenere insieme queste anime, in un mondo che però è globalizzato (e non soltanto a livello economico). E allora gli attrezzi che abbiamo avuto nella nostra cassetta di lavoro fino ad oggi, forse, non bastano.

Bisogna guardare a qualcos’altro, ad esempio a quell’idea di “economia sociale di mercato, sperimentata in Germania prima del nazismo, i cui valori il nostro Luigi Einaudi ha richiamato con fermezza”. Cosa vuol dire? Che “c’è tutto uno spazio per un nuovo intervento del pubblico che ponga alcune regole per evitare che un’economia di mercato lasciata a se stessa crei disuguaglianze e sofferenze del cittadino e del consumatore”.

Il Presidente dell’Antitrust ha citato il premio Nobel Stiglitz che, nel suo libro “Il prezzo delle disuguaglianze” afferma che i monopoli e gli ologopoli sottraggono ricchezza alla società, trasferendola nelle mani di pochi. E l’antidoto più forte contro i monopoli è la concorrenza che, oltre a contrastare queste concentrazioni di potere, fa abbassare i prezzi, aumenta le scelte del consumatore ed attira anche investimenti e occupazione. Alla concorrenza bisogna affiancare alcune politiche complementari di sostegno per i più deboli. E’ proprio dal rapporto tra regole e concorrenza che nascono le Autorità di regolazione che devono vigilare che alcune regole vengano rispettate.

Non è esattamente dello stesso parere il Presidente dell’Enac Vito Riggio, secondo cui la concorrenza può avere anche una forza distruttiva, almeno per le nostre grandi aziende che, nel momento in cui sono state sottoposte ad una forte concorrenza, hanno fallito. Ad esempio Alitalia. “Oggi nel trasporto aereo abbiamo costi dei biglietti più bassi, ma è anche vero che le prime aziende sono inglesi e irlandesi. Tutte le aziende italiane stanno fallendo. Faccio un altro esempio: quello del trasporto dei bagagli, dove c’è un regime di concorrenza. Il risultato è che ci troviamo con 8-10 aziende che fanno questo e che si scannano tra loro per un centesimo e per abbassare i prezzi pagano meno i lavoratori”.

Secondo Riggio in questo momento di crisi si rischia di fare molta retorica, perché si continua a restare ancorati proprio a quegli stessi valori che hanno retto il ‘900. “Le stesse Autorità di regolazione sono state create secondo una logica di crescita costante. Ma quando non si cresce più che succede? Succede che bisogna passare per fasi dolorose, in cui vanno cambiati i bisogni dell’uomo e forse anche il suo modo di vivere nella storia”.

Rispetto all’Autorità dei trasporti Riggio ha detto: “Io considero molto difficile realizzare un’altra autorità in questo settore. E concludo dicendo che le vere Autorità non sono quelle che burocraticamente si autoesaltano, ma quelle che riescono a recuperare anche solo minimamente un po’ di crescita”, poiché si rifanno al concetto latino di auctoritas (da augeo, accrescere).

Tra i servizi che incidono maggiormente sulla vita quotidiana dei consumatori ci sono l’elettricità e il gas. “In questo settore io vedo la protezione del consumatore e l’efficienza del mercato come due aspetti sinergici e non antitetici” ha detto Luigi Carbone, membro dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Carbone ha elencato una serie di interventi che l’AEEG ha preso in questi ultimi anni a favore del consumatore perché “tra equità ed efficienza – ha precisato – l’equità viene un tantino prima altrimenti di fronte alle dimensioni degli operatori che ci sono soprattutto in questo settore, viene meno la centralità dell’uomo e si afferma la solitudine del consumatore”.

Carbone ha sottolineato che “il consumatore è una pluralità che si evolve nel tempo, come si evolvono anche gli operatori che cominciano a vedere nella cura del consumatore una leva di concorrenza”. Ma è proprio per questo che tutto quello che c’è non basta, ma anche la tutela del consumatore deve evolversi. E deve evolversi verso una tutela più mirata, come può essere quella dei bonus, e verso le sanzioni reputazionali che funzionano quasi meglio delle sanzioni vere e proprie. Carbone ha fatto l’esempio della black list delle aziende che fanno contratti non richiesti: “un esempio che funziona e che ci spinge a guardare sempre più in là, perché anche nelle varie immagini la giustizia viene raffigurata con la bilancia da una parte e la spada dall’altra: senza ques’ultima la giustizia sarebbe impotente, ma senza bilancia sarebbe prepotente”. 

@Anto_Gior

Un commento a “Adiconsum, servizi tra equità e regolazione: cosa pensano le Autorità?”

  1. ANTONIO DIOMEDE ha detto:

    Secondo la nostra ventennale esperienza di rapporti con le Autorità Antitrust e AGCOM possiamo affermare, con fatti alla mano, che la prima riforma da mettere con urgenza in cantiere per abbattere le posizioni dominanti, i conflitti d’interesse e il lobbismo parassitario e speculativo è proprio la riforma delle autorità’ così dette indipendenti ma che indipendenti non lo sono quando si tratta di spostare ricchezza e poteri dalle pochissime mani dei soliti noti verso una pluralità di soggetti per creare concorrenza a beneficio della popolazione e della democrazia.