TopNews. Affitti brevi, TAR Lazio: “Airbnb dovrà versare la cedolare secca”

Il TAR Lazio ha respinto il ricorso di Airbnb, la nota piattaforma per gli affitti di breve periodo che lo scorso anno solo in Italia contava la registrazione di 214mila case e ha fatto registrare 3,7 milioni di arrivi. In base a quanto stabilito dal Tribunale Amministrativo, il portale dovrà riscuotere la cedolare secca e comunicare all’Agenzia delle Entrate i nomi degli host e i dati dei contratti così come previsto dalla normativa del 2017 introdotta dal governo Gentiloni (decreto legge 50/2017). Essa prevede che gli affitti brevi (di durata non superiore ai 30 giorni) scontano la cedolare del 21%, che viene trattenute e versata al fisco subito in caso il pagamento sia gestito da “intermediari immobiliari” (agenzie e portali e quindi compresa Airbnb) o al momento della dichiarazione dei redditi se i contratti sono gestiti direttamente.

Finora Airbnb si è rifiutata di assolvere tali adempimenti ritenendo che non fosse di sua competenza ma a seguito della sentenza del TAR non ci sono più alibi: Airbnb deve riscuotere la cedolare secca sulle locazioni brevi e comunicare all’Agenzia delle Entrate i nomi dei locatari e i relativi redditi.

A fare i calcoli del mancato gettito per le casse dello Stato ci ha pensato Federalberghi che, rilevando quanto affermato da Airbnb durante il giudizio, ha evidenziato che le somme da versare annualmente in Italia, rapportate ai ricavi del 2016, sarebbero state pari a circa 130 milioni di euro. Considerando che nel frattempo il numero di annunci pubblicato sul portale è cresciuto a dismisura (222.787 ad agosto 2016, 397.314 ad agosto 2018), si può stimare che nei primi diciotto mesi di (mancata) applicazione dell’imposta Airbnb abbia omesso il versamento di più di 250 milioni di euro.

“Ci auguriamo che la decisione del TAR faccia riflettere le amministrazioni locali che troppo spesso si genuflettono dinanzi ad evasori conclamati e stringono con loro accordi privi di trasparenza, che consentono agli abusivi di continuare a prosperare sotto lo scudo dell’anonimato”.

Siamo delusi dal pronunciamento del TAR del Lazio e intendiamo fare ricorso presso il Consiglio di Stato, anche ai fini dell’eventuale interessamento della Corte di Giustizia Europea”, ha dichiarato Airbnb in una nota.

“In tema di imposte sul reddito, abbiamo sempre offerto disponibilità in tutte le sedi istituzionali per risolvere l’impasse e consentire alla community il rispetto della legalità e il pagamento delle imposte sul reddito senza discriminazioni. Le collaborazioni con le autorità di Spagna, Danimarca ed Estonia sono la dimostrazione di come ciò sia possibile”.

Una sentenza estremamente positiva: dobbiamo avere tutti le stesse regole”. Così Claudio Albonetti, presidente nazionale di Assohotel, l’associazione che riunisce le strutture alberghiere aderenti a Confesercenti, commenta la bocciatura da parte del Tar del Lazio del ricorso presentato da Airbnb.

“Noi non siamo di certo contrari al nuovo che avanza”, chiarisce Albonetti, “nemmeno in tema di modalità di commercializzazione nel settore ricettivo. È però assolutamente necessario che le normative – dagli obblighi fiscali a quelli relativi a sicurezza e salute pubbliche – valgano per tutti allo stesso modo.

 

Notizia pubblicata il 19/02/2019 ore 17.22

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