Agcm, proprietà intellettuale e marchi: conflitto o sinergia?

Brevetti, marchi e copyright. Questo il tema al centro dell’incontro che si è svolto ieri presso la sede dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato (Agcm) per fare il punto sulla situazione normativa e sulle reali tutele e garanzie offerte al consumatore. L’uso di marchi collettivi e di origine territoriale (Igp, Dop, ecc.) è diventato, per molte aziende produttrici di prodotti agroalimentari e non, un valore aggiunto imprescindibile per un migliore posizionamento sul mercato.

È nota infatti la maggiore capacità critica acquisita dai consumatori nello scegliere i prodotti, di conseguenza, quelli che possono fregiarsi di un marchio vengono percepiti come “migliori” rispetto ad altri. Tuttavia, sottolinea il Prof. Giovanni Cavani dell’Università di Modena e Reggio Emilia, non sono ben chiari, almeno per quanto riguarda i marchi collettivi, quali parametri il prodotto debba possedere per poter avere il riconoscimento, cosa che invece è prevista e stabilita normativamente per i marchi di origine territoriale dalle norme comunitarie. Il risultato sarebbe una minore garanzia per il consumatore, che attratto dal marchio, finirebbe per acquistare un prodotto di cui i disciplinari di produzione non sono affatto noti. Ma, per l’Agcm, l’intervento per regolamentare il mercato non sembra essere necessario.

Dice Anna Argentati: “Lasciamo che il mercato si autoregoli. Il lavoro dell’Autorità non è necessario perché i consumatori, in virtù delle loro capacità critiche e della maggiore informazione, sono in grado di eliminare spontaneamente dal mercato i prodotti che non li soddisfano”. Anche per quanto riguarda i brevetti e il copyright la situazione sembra essere piuttosto opaca. Se da un lato si salvaguarda la proprietà intellettuale dei contenuti e delle invenzioni, dall’altro gli escamotage per le imprese per avvantaggiarsi sulle concorrenti servendosi di questi strumenti sono numerosissimi. Dal lato del consumatore ciò si traduce in una minore trasparenza del mercato che condiziona il suo comportamento d’acquisto. Dalle riflessioni incrociate dei giuristi e dei rappresentanti del Garante emerge però la necessità di trovare una posizione condivisa sui vari temi. La sinergia meglio del conflitto, insomma, per una maggiore chiarezza della struttura del mercato e il benessere dei destinatari finali dei prodotti.

di Elena Leoparco

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