“Almeno non pagavamo l’Imu”

Questo non è un attacco all’Imu, anzi direi che assomiglia più ad un’apologia. Per il mio primo editoriale su Help Consumatori, però, ho scelto un titolo provocatorio e lo si capirà più avanti. Io rientro tra quei giovani (pochi e fortunati) che sono riusciti a comprare la loro prima casa (allo scadere dei trent’anni e grazie all’aiuto dei propri genitori), nel corso di questo pesante 2012.

Quindi, a soli due mesi dall’emozione del mio primo rogito, è arrivata la scadenza della rata dell’imposta municipale unica e, dopo qualche oscuro tentativo di calcolo, sono riuscita a capire quanto dovevo allo Stato per essermi potuta permettere una proprietà. E questo credo, tutto sommato, che sia giusto: sono nata e cresciuta con l’idea che pagare le tasse fosse un dovere, ma anche un diritto. Un diritto che il tuo paese ti conferisce se lavori, se acquisti qualcosa, se guardi la Tv e se fai tutta una serie di azioni quotidiane che sono rese possibili anche dal fatto che gli altri, come te, pagano le tasse.

Per usufruire di alcuni servizi che agevolano la nostra vita è giusto dare un contributo alla loro realizzazione e manutenzione. Così la vita dell’uomo diventa “sociale” e si affranca dalla tentazione di “vivere a scapito del proprio vicino”. Già, perché se nessuno pagasse le tasse sarebbe come vivere in una giungla, dove sostanzialmente chi ha più soldi è il più forte e vince sull’altro, in assenza di un sistema di valori comuni o di spazi condivisi.

Questa è l’idea di società che più riesco ad immaginare, a cui più mi sento di ambire. Purtroppo in astratto questa semplificazione sembra funzionare alla perfezione, ma calata nel mondo reale si trova a scontrarsi quotidianamente con la sua complessità. Per far funzionare una macchina è necessario che tutti i meccanismi svolgano il loro compito senza interferire con gli altri e, in primis, senza pensare che gli altri possano fare il lavoro al posto loro. Ma soprattutto, per far funzionare un meccanismo c’è bisogno di una guida capace di intervenire in caso si guasti qualcosa e in grado di dare un senso al lavoro di questa macchina. Altrimenti sarebbe tutto vano.

Questa potrebbe essere una metafora calzante per una società che anche se fatta da persone, funziona più o meno come una macchina. Una macchina che deve avere, possibilmente scegliere, un pilota che la porti nella direzione più giusta.

In questo momento ci troviamo con un Governo tecnico che non abbiamo scelto, ma che qualcun altro al posto nostro ha scelto, ritenendolo capace di guidare un Paese sull’orlo del baratro

Ma dagli errori si dovrebbe imparare! E allora perché ho la vaga sensazione che appena avremo la possibilità di scegliere di nuovo una guida per il nostro futuro, per il futuro dell’Italia, non saremo in grado di fare la scelta giusta? Forse perché già inizio a sentire, da qualche parte remota della coscienza collettiva: “almeno prima non pagavamo l’Imu”.

di Antonella Giordano

3 Commenti a ““Almeno non pagavamo l’Imu””

  1. superbone ha detto:

    Non capisco perchè si continuino a raccontare cose non vere, noi non abbiamo mai scelto un governo, non abbiamo mai scelto i ministri di questo governo; la nostra è una democrazia parlamentare, pertanto abbiamo sempre scelto i nostri rappresentanti, deputati e senatori; in verità in questi ultimi tempi ci hanno presentato liste bloccate e quindi abbiamo scelto meno ancora, ma il governo è stato sempre scelto dal parlamento.

  2. Alex ha detto:

    Questo accade per alcuni motivi:
    nella classe politica pochi hanno il senso dello stato. Anche quando hanno l’intelligenza di capire che una scelta potrebbe essere giusta ed opportuna la contrastano se non è proposta dalla propria parte o fazione politica. Dieci anni dopo pontificano il rigore (vedi Casini e Fini) ma dieci anni prima hanno chiesto la testa del “divino Giulio perchè pretendeva il rigore.
    Perchè non c’è nella classe politica ma anche nella gran parte di coloro che si considerano “società civile” il senso civico, cioè l’atteggiamento che prima risolve il problema (raccoglie la carta per terra, chiude provvisoriamente il tombino, accomoda il sasso sul sentiero, avvisa il comune o l’ente interessato dell’eventuale guasto o disservizio ecc. ecc.
    Questo “senso civico sta sempre più diminuendo perchè le strutture burocratiche, statali e non, considerano il cittadino che fa presente con sollecitudine e gentilezza l’eventuale guasto o disservizio un rompiscatole.
    Per ultimo l’egoismo che trasuda da tutta la classe dirigente. Predicano il volontariato che in genere è praticato dalle classi meno abbienti, ma essi, a cominciare dall’attuale e dai precedenti Presidenti della Repubblica che in quanto senatori a vita, pensionati con pensioni d’oro, non hannno certamente bisogno di denaro per vivere o garantirsi una vecchia serena. Perchè non fanno il bel gesto di servire lo Stato gratuitamente.
    Molti di noi lo fanno in svariati campi.
    Perchè da loro non viene l’esempio?
    Si dice che il pesce puzza dalla testa. Tutti i pesci non solo qualche qualità.
    Alex

  3. jogger ha detto:

    MA PAGAVAMO L’ICI! preferivo non pagare addizionali sulla mia pensione!