Amnesty: diritti umani negati, risposta globale inefficace

Milioni di persone “intrappolate nella violenza”. Un numero enorme di rifugiati e sfollati in fuga da guerre e persecuzioni che si scontrano con governi pronti solo a chiudere le frontiere. Minacce alla libertà di espressione e agli altri diritti umani derivanti direttamente dalle politiche di sicurezza. Il fallimento delle istituzioni globali davanti alle violazioni dei diritti. E prospettive nefaste, se non ci si decide a cambiare rotta. È quanto emerge dal Rapporto di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo.

cover amnesty“La risposta globale ai conflitti è stata vergognosamente inefficace e la comunità internazionale non ha saputo dare risposte”, ha detto, presentando il rapporto che riporta informazioni su 160 paesi del mondo, il presidente di Amnesty Italia Antonio Marchesi. Il 2014 è stato un anno caratterizzato da atrocità commesse dai governi e dai gruppi armati, da un aumento del controllo territoriale attuato da gruppi quali Boko Haram e Stato islamico, dall’esplosione dell’emergenza di sfollati e rifugiati che scappano dai conflitti (sono quattro milioni i rifugiati fuggiti dalla Siria e il 95% è ospitato nei paesi confinanti), dal ritorno di un clima da guerra fredda in Europa e dal rischio che le politiche antiterrorismo attuate in nome della “sicurezza” ledano i diritti e la libertà d’espressione. La panoramica globale tracciata da Amnesty dice che sono 18 i paesi nei quali sono stati commessi crimini di guerra, che in almeno 35 paesi i gruppi armati hanno commesso abusi, che sono 119 i paesi nei quali i governi hanno arbitrariamente limitato la libertà d’espressione, che in 131 paesi (l’82% di quelli esaminati) ci sono stati maltrattamenti e torture. “Il 2014 è stato un anno catastrofico per milioni di persone intrappolate nella violenza. La risposta globale ai conflitti e alle violazioni commesse dagli stati e dai gruppi armati è stata vergognosa e inefficace – ha detto Marchesi – Di fronte all’aumento degli attacchi barbarici e della repressione, la comunità internazionale è rimasta assente”.

Se si guarda ai confini nazionali, emerge un quadro niente affatto esaltante. Le criticità maggiori per l’Italia riguardano i diritti dei migranti e dei rifugiati e la gestione dei flussi che arrivano via mare, cui si era data una risposta con l’Operazione Mare Nostrum, poi chiusa; la discriminazione nei confronti dei rom; la situazione delle carceri e il mancato accertamento delle responsabilità per le morti in custodia; la perdurante assenza del reato di tortura nell’ordinamento italiano. “Le autorità non hanno garantito adeguate condizioni di accoglienza all’elevato numero di rifugiati e migranti giunti via mare – dice la scheda del rapporto dedicata all’Italia – La discriminazione contro i rom è continuata e migliaia di loro sono rimasti segregati nei campi. L’Italia non ha introdotto il reato di tortura nella legislazione nazionale né ha creato un’istituzione nazionale indipendente per i diritti umani”. L’Italia, ha detto il direttore generale di Amnesty Italia Gianni Rufini, è stata durante il 2014 una linea del fronte internazionale nei processi di migrazione, composti per il 75% da richiedenti asilo e rifugiati. Ha organizzato l’Operazione Mare Nostrum, un primo tentativo di gestire i flussi con l’obiettivo umanitario di salvare i migranti in mare. Poi questa è stata chiusa e rimpiazzata da un’inadeguata operazione Triton. Dice Rufini: “Mare Nostrum ci sembrava un’operazione intelligente ed efficace, l’Europa se n’è lavata le mani e ha offerto in alternativa la modestissima operazione Triton che ha solo un mandato di sicurezza”. La richiesta di non chiudere Mare Nostrum finchè non fosse stata attuata un’operazione analogamente efficace è rimasta senza ascolto e le morti in mare si sono ripetute.

Se la tendenza mondiale alla violazione dei diritti rimarrà questa, le previsioni per il prossimo biennio sono fosche. Amnesty teme un peggioramento legato all’ulteriore estensione di gruppi quali Boko Haram e Is con conseguenti abusi e violenze sulla popolazione civile, il rischio di aggravamento nella crisi dei rifugiati, e insieme a questi il rischio che le politiche antiterrorismo si risolvano in repressione e violazione dei diritti. Se i leader non agiranno di fronte ai cambiamento nella natura dei conflitti, dice l’associazione, la prospettiva dei diritti umani sarà “tetra”, con “popolazioni civili sempre più costrette a vivere sotto il controllo quasi statale di brutali gruppi armati e sottoposte ad attacchi, persecuzioni e discriminazioni”, la crescente minaccia ai diritti e alla libertà d’espressione portate da drastiche leggi antiterrorismo e sorveglianza di massa ingiustificata – “La necessità di mantenere sicuro il mondo – dice Marchesi – non può essere usata per giustificare le violazioni dei diritti umani. Non vorremmo che qualcuno voglia riproporre situazioni alla Guantanamo o all’Abu Ghraib” – e il peggioramento delle crisi umanitarie e della crisi dei rifugiati di fronte a governi che vogliono solo chiudere le frontiere.

Cosa si può fare? Amnesty chiede che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rinunci al potere di veto nei casi di genocidio e di atrocità di massa e chiede che il trattato sul commercio delle armi, entrato in vigore lo scorso anno, sia ratificato da stati che ancora mancano all’appello: sono fra gli altri Stati Uniti, Cina, Canada, India, Israele e Russia. “Nel 2014 – spiega Marchesi – enormi forniture di armi sono state inviate a Iraq, Israele, Russia, Sud Sudan e Siria, nonostante la probabilità assai elevata che sarebbero state usate contro i civili intrappolati nei conflitti. Quando lo Stato islamico ha conquistato ampie parti dell’Iraq, ha trovato grandi arsenali pronti all’uso. L’irresponsabile flusso di armi verso chi viola i diritti umani deve cessare subito”.

Una sfida che si accompagna a quella di difendere i diritti e la libertà d’espressione da misure draconiane alimentate dalla richiesta di “sicurezza”, dalle leggi antiterrorismo, dalla sorveglianza di massa: è già accaduto in diversi paesi, dalla Nigeria, alla Russia, all’Asia centrale, ma i risultati non possono che essere ulteriore repressione e violazione dei diritti.

 

di Sabrina Bergamini

@sabrybergamini

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