Amnesty: domani a Lampedusa la “veleggiata per i diritti umani”

“Sos Europa: prima le persone, poi le frontiere”. È la campagna di Amnesty International per chiedere agli Stati dell’Unione europea – tanto più durante il semestre di presidenza italiano – il rispetto dei diritti dei migranti, dei rifugiati, di chi scappa da guerre e persecuzioni: sono troppe le vittime alle frontiere dell’Europa. E domani le attiviste e gli attivisti che stanno partecipando al campo per i diritti umani di Amnesty Italia a Lampedusa organizzeranno la prima “veleggiata per i diritti umani” per chiedere ai leader dell’Unione europea di rispettare i diritti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo e fermare le sempre più numerose morti in mare.

La “veleggiata per i diritti umani”, organizzata in collaborazione con la Lega navale italiana – sezione di Lampedusa e Linosa, rientra nell’ambito della campagna “Sos Europa: prima le persone, poi le frontiere”. Si partirà alle 10, nelle acque di fronte al molo di Cala Pisana, con una serie di attività educative sui diritti dei migranti e dei rifugiati rivolte a bambine e bambini della scuola di vela della Lega navale italiana – sezione di Lampedusa e Linosa e si proseguirà con una mobilitazione in mare e in spiaggia che coinvolgerà gli attivisti in un confronto simbolico con i leader europei per chiedere che le persone vengano prima delle frontiere.

Nel corso della giornata, spiega Amnesty, verranno raccolte firme per l’appello che chiede ai leader europei il rispetto dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati. Saranno coinvolti anche bambine e bambini, che scriveranno il loro messaggio su una vela e lo firmeranno con le impronte delle mani.

Il messaggio della mobilitazione è chiaro: non si può rimanere fermi e in silenzio di fronte alle tragedie quotidiane e alla continua perdita di vite umane, che si consuma nell’indifferenza degli Stati europei. Spiega l’associazione: “Negli ultimi mesi, Amnesty International ha ripetutamente chiesto ai governi dell’Ue di rafforzare le attività di ricerca e soccorso nel mar Mediterraneo. Mentre lo sforzo intrapreso dall’Italia con l’operazione “Mare nostrum” va apprezzato, è chiaro che rafforzare le attività di ricerca e soccorso in mare può essere fatto efficacemente solo attraverso un’azione congiunta cui tutti gli stati membri dell’Ue devono contribuire. Le politiche e le prassi dell’Ue su immigrazione e asilo hanno avuto l’effetto di spingere le persone a intraprendere viaggi sempre più rischiosi. L’Europa e i suoi stati membri devono agire insieme per garantire ai rifugiati e richiedenti asilo canali sicuri e legali di accesso nell’Ue, aumentare il numero dei posti messi a disposizione per l’accoglienza degli stessi e assicurare protezione internazionale a chi, scappando da guerra e povertà, cerca di raggiunge le frontiere dell’Ue”.

Secondo Amnesty, dal 2000 almeno 23 mila persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’Europa. Per questo l’associazione, in occasione della presidenza italiana del semestre europeo, ha chiesto al presidente del Consiglio Matteo Renzi il rafforzamento delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e nel Mar Egeo, percorsi più sicuri e legali perchè chi fugge da guerre e persecuzioni possa raggiungere l’Europa, l’accesso alla protezione internazionale per chi raggiunge le frontiere europee e lo stop alla cooperazione sulla gestione dei flussi migratori con i paesi che violano i diritti umani.

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