Antitrust, Giuliano Amato per i 25 anni: affilare armi sui nuovi mercati

“La crisi ha ridotto la fiducia nel mercato e di conseguenza nell’Antitrust. Ma la politica non deve dimenticare l’importanza delle regole sulla concorrenza, altrimenti rischia di avvelenare i pozzi che tenta di scavare”. Così Giuliano Amato, giudice costituzionale e presidente dell’Antitrust dal ’94 al ’97, ha celebrato con una Lectio Magistralis il 25° anniversario dell’Autorità. Un messaggio forte a non abbassare la guardia in un momento difficile, anzi ad approfittare della confusione generata dai nuovi mercati per “affilare le armi”. 

amatoDopo un excursus sulla storia dell’Antitrust e sulle conquiste ottenute in questi 25 anni, Amato è andato dritto al punto: la crisi economica ha messo un po’ in ombra il ruolo dell’Autorità. Quasi a dire: in un momento difficile, se qualcuno si mette d’accordo, violando le regole della concorrenza, non è poi così grave. E quella politica che in passato aveva osannato l’Antitrust, oggi volge lo sguardo verso altri istituti, come la Bei.

Ma questo è un errore da non compiere se non si vuole rischiare di avvelenare i pozzi che si tenta di scavare. Non bisogna dimenticare che l’Antitrust è riuscita a far affermare la cultura della concorrenza in un Paese come il nostro, che a questa cultura era rimasta estranea. “E grazie alla qualità delle sue decisioni e del suo personale si è impadronita degli strumenti di analisi del mercato che oggi la rendono autorevole entro i confini nazionali e anche nel consesso delle altre Autorità europee”.

“Io arrivai all’Antitrust nel 1993, mentre in Australia usciva un rapporto che indicava i settori e i mercati in cui bisognava stimolare la concorrenza. Allora la concorrenza era lo sviluppo e veniva vista un po’ come la rivoluzione francese”. “Le prime decisioni dell’Autorità risalgono a novembre 1991 e riguardavano 3 concentrazioni. Due anni dopo, quando arrivai io, l’Autorità era già immersa nella propria giurisprudenza. Il primo caso di cui mi sono occupato è stato quello della sostituibilità tra acque minerali e soft drink e già allora capì quanto era importante entrare così a fondo nei mercati. Predicando e operando in terra di infedeli, l’Autorità è riuscita ad imporre un’idea di concorrenza e a far condividere i principi di queste nuove regole”.

Erano solo gli Anni ’90 eppure quel clima sembra oggi lontanissimo. Anche perché ci troviamo di fronte a mercati innovativi che sono così veloci che “non ce la fai a mettergli le mani addosso prima che il colpevole sia evaporato in un altro mercato”.

Oltre al mercato digitale e allo strapotere dei grandi player della rete, c’è la cosiddetta sharing economy: “Uno non sa se si tratta di un fenomeno contro le regole o fuori dalle regole” ha detto Amato precisando che l’atteggiamento più corretto è comunque quello di cercare di capire i nuovi mercati. E, come insegna l’ex premier Mario Monti, che di concorrenza ne sa qualcosa, “bisognerebbe darsi una calmata perché non è ancora chiaro cosa arriverà, e spesso questi sono fenomeni temporanei, in attesa che si affermino nuovi prodotti”. Non è poi da sottovalutare il grande beneficio per i consumatori. Amato ha citato a tal proposito il caso Amazon e la questione del diritto d’autore: è vero che bisogna trovare nuove regole, ma è anche vero che oggi è a disposizione di tutti un patrimonio enorme di conoscenze. Certo, “bisogna pretendere che il prezzo predatorio, anche se è occasionale, venga punito e vigilare affinché non si creino le condizioni strutturali per queste situazioni”.

Poi ci sono i motori di ricerca che fanno nascere la domanda: ma “conta di più l’acqua o il rubinetto da cui scorre?” “Trovo saggio che con Google ci si muova sul piano della decisione con impegni”, evitando così di arrivare a conclusioni, come quella ottenuta con Microsoft, che fanno più male che bene. Perché non è detto che tutti gli utenti abbiano la possibilità di scegliersi da soli il proprio browser.

Di fronte a questo nuovo mondo, l’azione dell’Antitrust diviene ancora più importante perché calata in un contesto di grande cambiamento in atto: i mercati innovativi e il potere di mercato che essi determinano, andranno vigilati con attenzione “senza ingabbiare o mettere il bastone nelle ruote del progresso ma facendo sì che questo nuovo sviluppo rispetti le norme delle leggi sulla concorrenza”. “Credo che l’Antitrust debba usare questo periodo per affilare le armi. Anche perché alcune innovazioni non so o poi così speventevolmente innovative”, ma ripetono gli stessi meccanismi di sempre.

@Anto_Gior

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