Anziani e Gioco d’azzardo, indagine Auser-Abele-Libera: rischio patologico

Anziani e gioco d’azzardo: un rapporto purtroppo molto stretto, come è emerso dall’indagine condotta da Gruppo Abele, Auser Nazionale e Libera, su un campione di 1000 over 65enni. Il 70,7% dichiara di aver giocato d’azzardo almeno una volta nel corso dell’anno precedente. I giochi preferiti tra chi gioca qualche volta all’anno, qualche volta al mese o addirittura alla settimana, sono Gratta e vinci e lotterie istantanee (preferiti dal 26,6%), Lotto e Superenalotto (dal 30%). Resistono Totocalcio e totip (15%), giochi di carte a soldi (10,2%) e Slot e Video lottery (quasi il 4%).

I luoghi presso cui si gioca d’azzardo sono prevalentemente Ricevitorie e Tabaccherie (44,9%), seguiti da Bar (24%), l’abitazione privata (8%), i Centri commerciali (6,4%). Gli over 65 incontrati dichiarano di giocare prevalentemente per “vincere denaro” (45,3%), per “divertimento” (19,7%), per “incontrare persone” (8,8%). Le persone intercettate sono nel 51,6% uomini, nel 40,4% donne; il titolo di studio più rappresentato è la licenza media (31,2%), seguito dal diploma di maturità (26,4%) e dalla licenza elementare (15,5%).

Si tratta nella quasi totalità (92,7%) di pensionati. In merito all’ammontare mensile del loro stipendio/pensione, il 41% dei casi ha dichiarato di disporre di una cifra inclusa tra 1.001 e 1.500 euro al mese; per il 16% lo stipendio/pensione è incluso tra 1.501 e 1.800 euro; solo per l’8,2% raggiunge i 2.000 euro mensili. Il 23% possiede tra 501 e 1.000 euro, e il 5,8%, infine, ha meno di 500 euro al mese.

L’indagine “Anziani e Azzardo”, ha voluto analizzare il comportamento rispetto al gioco d’azzardo della popolazione over 65 incontrata da Auser in 15 regioni d’Italia (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Umbria, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto): 1000 persone hanno aderito all’iniziativa, compilando il questionario (864 i questionari presi in considerazione in quanto completi).

Il questionario riportava la scala Canadian Problem Gambling Index (versione ridotta), uno strumento utilizzato a livello internazionale per valutare il livello di rischio/problematicità/patologia  tra chi gioca d’azzardo. Secondo le risposte ottenute, il 56,6% dei giocatori rispondenti è risultato “non problematico”: si tratta di persone che giocano d’azzardo, ma con abitudini che al momento non comportano loro problemi economici, relazionali, legali o di salute. Il 14,4% è risultato “a rischio” ovvero con presenza di elementi problematici che potrebbero nel tempo evolvere in  situazioni più gravi. Per il 16,4%, invece, il gioco d’azzardo sembra già rappresentare un problema di gravità medio/elevata e che richiederebbe un intervento specialistico.

Di rilievo il dato sull’ammontare del denaro destinato a questo tipo di consumi. La puntata massima nella vita per i giocatori definibili come patologici rileva cifre quali: 1.500 euro per Bingo e Scommesse; 6.000 euro per giochi di carte a soldi; 7.000 euro per Slot e Vlt; sino a 20.000 nel caso della puntata massima a giochi come Lotto e Superenalotto.

Considerando tutti coloro che hanno giocato nel corso dei 12 mesi precedenti l’indagine, i rispondenti dichiarano di aver speso complessivamente in giochi d’azzardo legali una cifra pari a circa 589.000 euro. Un dato da sottoporre a ulteriori approfondimenti riguarda la “consapevolezza” di essere già in una situazione di rischio: mentre i giocatori a media/elevata gravità rispondono più agevolmente sull’aver avuto qualche tipo di problema, quelli definibili “a rischio” in base alla scala diagnostica citata, affermano di non avere incontrato difficoltà. In presenza di danni nella propria vita a causa del gioco d’azzardo, inoltre, le persone hanno dichiarato di aver chiesto/ricevuto aiuto perlopiù da conoscenti.

“Abbiamo promosso questa ricerca – sottolinea Enzo Costa presidente nazionale Auser – per colmare un vuoto di informazione. Chi meglio di un’associazione che opera per innovare la cultura dell’invecchiamento poteva indagare e comprendere quali sono i comportamenti e le motivazioni che spingono al gioco le persone anziane e  quali sono le conseguenze in termini di spesa e di problemi di relazione. Vogliamo far crescere tra le persone anziane la consapevolezza  di quanto possa essere facile cadere nei rischi del gioco d’azzardo patologico che ha ricadute umane e sociali pesantissime”. “L’ Auser – prosegue Costa  –  è in prima linea per risvegliare nelle istituzioni e nella politica l’attenzione  sul degrado a cui il gioco d’azzardo  espone le persone, le strade delle nostre città e dei paesi”.  L’Auser è fra le organizzazioni promotrici della Campagna “Mettiamoci in gioco”, alla quale aderiscono associazioni non profit, sindacati, enti locali ed ha sostenuto il “Manifesto dei sindaci per la legalità” e il movimento “Non Slot”. “Il nostro impegno – conclude Costa – proseguirà con una capillare opera di informazione e sensibilizzazione nelle sedi e nei circoli ed offrendo un sostegno concreto alle vittime di gioco d’azzardo patologico.“

Secondo Leopoldo Grosso vicepresidente del Gruppo Abele “la ricerca, purtroppo, mette in risalto la capillarità che ha raggiunto oggi il gioco d’azzardo in Italia e ne conferma l’allargamento verso le aree tradizionalmente più indifese, costituite soprattutto da minori, anziani e donne. “Il boom delle varie forme  di gioco d’azzardo nel nostro Paese – dichiara Alberto Tomasso, segretario generale della Cgil Piemonte – è un fenomeno non recentissimo, ma negli anni ha assunto una dimensione massiccia e, soprattutto, si sono sviluppate forme assai diffuse di vera e propria patologia sociale, che colpiscono fasce di popolazione particolarmente vulnerabili, come i pensionati a basso reddito, i disoccupati, i precari, con un crescente coinvolgimento di giovani. Tutto ciò impone anche al sindacato un aggiornamento politico e culturale sul tema”.

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