Avvocato di strada: nel 2013 aumentano le persone assistite

Ricorsi contro i fogli di via, problematiche familiari, sfratti, multe, lavoro, diritto di residenza: sono i problemi per i quali nel 2013 sono state 2718 le persone assistite gratuitamente in tutta Italia da Avvocato di strada, un’organizzazione di volontariato che tutela gratuitamente le persone senza dimora. Rispetto al 2012 le pratiche aperte sono aumentate (erano 2575) e, se prevalgono gli assistiti di origine extra-europea (59%) aumentano gli italiani che fanno ricorso all’associazione.

Gli italiani assistiti nel 2013 sono stati infatti 905, pari al 33% del totale: un numero superiore a quello del 2012, durante il quale gli italiani assistiti erano stati 729 (28%). “Si tratta di un trend di crescita che negli ultimi anni è stato costante, sicuramente dovuto al perdurare della crisi economica”, spiega l’associazione, che ha presentato nei giorni scorsi il suo Rapporto 2013. Le pratiche di diritto civile nel 2013 sono state 1263 (pari al 47%) e sono tornate ad essere le più numerose, seguite dalle pratiche di diritto dell’immigrazione (30%, in diminuzione rispetto al 2012 per il rientro della cosiddetta “Emergenza Nord-Africa”); seguono le pratiche di diritto amministrativo (12%) e le pratiche di diritto penale (11%).

Si legge nel rapporto: “Tra le pratiche di diritto civile le due voci più considerevoli riguardano il diritto alla residenza e il diritto del lavoro: quello della residenza è, purtroppo, un problema “storico” per le persone senza dimora in quanto da questo requisito, che viene perduto dalla quasi totalità delle persone che vivono in strada, discendono fondamentali garanzie quali il diritto alla salute, al lavoro, all’assistenza sociale e previdenziale. Nonostante Avvocato di strada e altre associazioni del settore si battano da anni per far valere un diritto così importante, i problemi nel riconoscimento del diritto alla residenza presso la via fittizia o presso strutture d’accoglienza continuano a presentarsi in tante città: se nel 2011 erano stati 119 i casi di persone che si vedevano negato dai propri comuni il rilascio della residenza, nel 2012 sono stati 191 e nel 2013 addirittura 270”.

“Circa il 60% dei casi – ha detto l’Avvocato Antonio Mumolo, Presidente dell’Associazione nazionale – hanno riguardato persone straniere, il 40% persone italiane: un dato che contrariamente a quanto si pensi conferma l’alta presenza di italiani in strada. Le pratiche più affrontate sono state quelle di diritto civile, seguite da diritto dei migranti, diritto amministrativo e diritto penale. Rispetto agli anni precedenti  abbiamo avuto un aumento delle donne da noi seguite, passate in un anno da 767 a 964, e si sono confermate alcune tendenze degli ultimi anni: un crescente numero di problematiche al lavoro, agli sfratti, al mancato pagamento di tasse e sanzioni. Come al solito, è inoltre molto alto il numero delle persone che abbiamo dovuto assistere perché sono state derubate o picchiate in strada: un dato che smentisce il luogo comune secondo il quale chi vive in strada è un pericoloso delinquente. Al contrario, spesso sono persone fragili e indifese, aggredite perché considerate “colpevoli” di essere povere”.

Nel 2013, prosegue Mumolo, è aumentato il numero delle pratiche relative alla residenza anagrafica e su questo l’associazione ha lanciato un appello al Governo: quello di modificare il decreto legge Renzi-Lupi n. 47 del 28 marzo, il cosiddetto “Piano casa”. “L’articolo 5 del decreto stabilisce che chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedervi la residenza – spiega il presidente della onlus – L’articolo riguarda anche decine e decine di migliaia di famiglie che sono costrette ad occupare un immobile solo perché hanno perso il lavoro e altrimenti finirebbero in strada. Queste famiglie possono essere sfrattate, certo, ma non si può decidere con un decreto di negare loro la residenza impedendogli di votare, di curarsi, di ricevere una pensione, di chiedere una casa popolare, di iscrivere i figli a scuola. Togliere la residenza ad una famiglia che occupa uno stabile, o impedirgli di prenderla, significa mettere per decreto quella famiglia fuori dalla società, renderla invisibile, cancellare di colpo le residue possibilità che quella famiglia avrebbe per poter uscire dalle proprie difficoltà”.

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