TopNews. Bimba lasciata a tonno e crackers, Save the Children: “Discriminazione”

Un nuovo caso di discriminazione contro i bambini. Così Save the Children interviene sul caso della bimba di una scuola elementare del veronese, costretta a mangiare tonno e crackers a mensa perché i genitori non risultano in regola con il pagamento dei buoni pasto. Oggi la notizia riportata da tutti i giornali è che il calciatore dell’Inter Antonio Candreva ha deciso di pagare la retta della mensa alla bambina, esclusa dal servizio per decisione dell’amministrazione a guida leghista e dei gestori della mensa. Ma il caso riaccende i riflettori su una pratica diffusa in diverse amministrazioni comunali: quella di rivalersi direttamente sui bambini. Le cronache recenti parlano di piccoli lasciati a pane e olio, o che devono rimanere soli in classe, o costretti a tornare a casa per ritardi o morosità nei pagamenti della retta da parte dei genitori.

“Ancora una volta siamo costretti a registrare un inaccettabile caso di discriminazione nei confronti di un’alunna delle primarie – i cui genitori sono in ritardo con il pagamento della mensa scolastica – alla quale è stato offerto un pasto a base di cracker e tonno, mentre i suoi compagni mangiavano il menù completo della mensa – ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – Questi comportamenti producono un impatto estremamente negativo sul piano educativo non solo nei confronti dei bambini colpiti, ma di tutto il gruppo classe. È intollerabile rivalersi sui bambini, ai quali devono sempre essere garantiti i servizi scolastici necessari per godere del diritto all’istruzione e alla salute. Anche in caso di morosità dei genitori, le istituzioni locali devono trovare altre forme di recupero crediti”.

Save the Children si batte affinché il diritto alla mensa scolastica di qualità sia garantito a tutti i bambini. Nell’ultimo rapporto Non tutti a mensa!, pubblicato lo scorso anno, l’associazione evidenzia che nel 2017 solo la metà degli alunni della scuola primaria (51%) ha avuto accesso ad una mensa, con disparità enormi nei sistemi di refezione scolastica e una distanza sempre maggiore tra Nord e Sud, dove si registra il numero più alto di alunni che non usufruiscono della refezione scolastica.

La refezione scolastica dovrebbe garantire almeno un pasto proteico al giorno. Esigenza fondamentale, in un paese che conta oltre 1 milione e 200 mila minori in povertà assoluta e oltre 2 milioni in povertà relativa. Questo diritto è invece ancora lontano. In nove regioni italiane, denunciava Save the Childrena, oltre il 50% degli alunni, più di 1 bambino su 2, non ha la possibilità di accedere al servizio mensa. Queste le percentuali: Sicilia 81,05%, Molise 80,29%, Puglia 74,11%, Campania 66,64%, Calabria 63,78%, Marche 61,40%, Abruzzo 60,81%, Umbria 54,64%, Sardegna 51,96%.

Nel rapporto si evidenzia inoltre come l’esclusione dei bambini dalla mensa per genitori non in regola con i pagamenti sia “una realtà purtroppo diffusa che evidenzia l’urgenza della mancanza di una regolamentazione comune delle politiche relative al servizio di refezione e la gravità delle conseguenze del rivalersi delle amministrazioni comunali nei confronti dei cittadini, che finiscono per ricadere direttamente sui bambini”. Sostiene Save the Children: “le strategie di recupero crediti dei comuni dovrebbero operare per vie esattoriali, con strumenti che in nessun modo prevedano il coinvolgimento dei bambini”. Quando invece i bambini sono esclusi dal pasto vivono una forte discriminazione. Il risultato è solo quello di accentuare la disuguaglianza. E invece la mensa dovrebbe essere un momento educativo e inclusivo.

“Oggi la mensa scolastica, invece di rappresentare un momento educativo al pari dell’aula, rischia di rafforzare la condizione di diseguaglianza e di mancato accesso ai diritti nel nostro Paese – denuncia ancora Raffaela Milano –È infatti un servizio a domanda individuale, legato alle scelte di bilancio dei singoli comuni e le politiche di accesso al servizio ed agevolazioni ed esenzioni tariffarie messe in campo sono infatti fortemente squilibrate da un Comune all’altro, fino ad arrivare a insopportabili casi di esclusione e segregazione come quello di oggi. È quindi necessario riconoscere alla mensa scolastica la funzione di servizio pubblico essenziale”.

Per Save the Children la mensa dovrebbe essere inclusiva, accessibile, educativa e sostenibile. E dunque senza nessuna esclusione per i bambini di famiglie povere, non residenti o morose; accessibile per tariffe, agevolazioni, esenzioni, riconosciuta come livello essenziale delle prestazioni sociali; luogo dove apprendere sana alimentazione e lotta allo spreco; garanzia di cibo di qualità.

 

Notizia pubblicata il 09/04/2019 ore 17.38

lascia un commento