Conflitto di interessi, Italia verso una nuova legge

Il conflitto di interessi sarà, molto probabilmente, una priorità del prossimo Governo. Gli inviti a modificare l’attuale legge sul conflitto di interessi (Legge n.215 del 20 luglio 2004) arrivano da più parti e il PD ha lanciato la sua proposta. A ribadire l’urgenza di una modifica della Legge è anche l’Antitrust nella sua relazione sul conflitto di interessi relativa al secondo semestre 2012.

La direzione da seguire per modificare la legge – scrive l’Antitrust – è quella indicata dagli organismi internazionali, che raccomanda di privilegiare l’adozione di misure a carattere preventivo, intervenendo anche nei confronti di situazioni in cui la produzione di un vantaggio economico o patrimoniale sia solo una conseguenza potenziale deducibile dalla coesistenza in capo allo stesso titolare di cariche governative di interessi pubblici e privati contrastanti.

Durante il Governo Monti le principali problematiche emerse in relazione alle incompatibilità dei suoi componenti hanno riguardato principalmente lo svolgimento di docenze universitarie, l’assunzione di cariche pubbliche, in enti pubblici e in società lucrative. Per quanto riguarda la disciplina del conflitto di interessi è stata esaminata una segnalazione che ha riguardato il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, rispetto alla sua posizione assunta in Banca Intesa prima di assumere l’incarico di Governo.

Comunque durante il secondo semestre del 2012 l’Italia ha fatto grandi passi avanti verso una maggiore sensibilizzazione ai problemi dell’etica pubblica e del rispetto delle regole di deontologia dei funzionari professionali e degli incaricati di importanti funzioni pubbliche, anche se elettivi. Ma bisogna fare ancora tanto, anche perché non vanno sottovalutate le ricadute che una maggiore attenzione al tema del conflitto di interessi può produrre in termini di miglioramento dell’immagine dell’Italia nelle sedi internazionali e nelle classifiche relative alla corruzione percepita, stilate da organismi come Trasparency International. Queste ultime influenzano le scelte degli investitori internazionali, spesso scoraggiati dall’esistenza di un deficit di legalità, percepito come ostacolo all’esercizio dell’impresa.

Il PD sembra aver colto il suggerimento dell’Antitrust ed ha pubblicato la sua proposta di una nuova legge sul conflitto di interessi che è al primo punto dell’azione di Governo suggerita dal Partito Democratico. Le nuove regole riguarderanno non solo le cariche di governo, come è oggi, ma anche quelle di Regioni, enti locali e autorità indipendenti. “Vogliamo abrogare la legge attuale e riscriverla rafforzando i controlli per l’accertamento del conflitto di interessi e introducendo sanzioni più severe per chi la viola” si legge in una nota ufficiale del PD, in cui si sottolinea quanto la legge approvata dal centrodestra nel 2004 sia del tutto inefficace.

Ecco alcuni punti della proposta del PD:

  • ampliare il novero dei soggetti sottoposti alla disciplina, comprendendo non solo i titolari di cariche di governo, ma anche i presidenti e i componenti delle più rilevanti autorità indipendenti, i titolari di cariche nelle Regioni e enti locali, prevedendo anche per costoro gli stessi obblighi di condotta;termini una situazione di conflitto di interessi;
  • attribuire all’Antitrust una serie di poteri, strumenti e responsabilità per agire efficacemente contro le situazioni di conflitto, mentre la legge attualmente vigente dispone unicamente che l’Autorità, incaricata di una mera azione generale di sorveglianza, si limiti a “promuovere” le misure necessarie, non meglio specificate;
  • stabilire un diverso sistema valevole anche nei confronti della stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato, a cui parimenti si applica la disciplina qui introdotta; d) rendere il nuovo sistema di controllo e sanzione immediatamente applicabile anche alle cariche attualmente ricoperte.
  • estendere le situazioni di incompatibilità assoluta all’esercizio di cariche nel governo o nelle autorità indipendenti o nelle Regioni e enti locali (cosiddetta fase statica), comprendendo, a differenza della norma ora vigente, non solo le incompatibilità derivanti da attività di gestione in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale, ma anche la “mera proprietà” di impresa, di azioni o di quote di una società;
  • trasformare il concetto di conflitto di interesse (cosiddetta fase dinamica) in una situazione di pericolo che lo rende controllabile ancora prima che si verifichi una lesione concreta dell’imparzialità del titolare della carica;
  • costruire un sistema di controllo ex ante, introducendo istituti, quali le dichiarazioni preventive e i poteri istruttori in capo all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (in alternativa si può stabilire la competenza dell’Autorità nazionale anticorruzione), apprestati al fine di prevenire le situazioni di conflitto di interessi dei titolari di cariche di governo;
  • individuare le ipotesi che consentono l’eliminazione delle situazioni proprietarie che sono fonti di conflitto, imponendo, come strumenti alternativi per evitare la sanzione della decadenza, il mandato irrevocabile a vendere oppure il trasferimento della gestione a un terzo indipendente (il cosiddetto blind trust). Quest’ultima alternativa scatterebbe soltanto in talune ipotesi, quelle in cui il conflitto di interessi economici è di minore importanza e può essere rimediato con il trasferimento della gestione del patrimonio;
  • costruire un sistema di sanzioni ex post, introducendo istituti idonei a sanzionare, con estrema incisività e fino alla decadenza dalla carica, i casi in cui si registri la violazione delle disposizioni di prevenzione e si determini una situazione di conflitto di interessi;
  • attribuire all’Autorità garante della concorrenza e del mercato una serie di poteri, strumenti e responsabilità per agire efficacemente contro le situazioni di conflitto, mentre la legge attualmente vigente dispone unicamente che l’Autorità, incaricata di una mera azione generale di sorveglianza, si limiti a “promuovere” le misure necessarie, non meglio specificate;k) stabilire un diverso sistema valevole anche nei confronti della stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato, a cui parimenti si applica la disciplina qui introdotta;
  • rendere il nuovo sistema di controllo e sanzione immediatamente applicabile anche alle cariche attualmente ricoperte.

Un commento a “Conflitto di interessi, Italia verso una nuova legge”

  1. ANTONIO DIOMEDE ha detto:

    Era ora, pecccato che l’abbiano capito solo ora…. vedremo con le frequenze cosa prevederà.