Consiglio europeo: patto a 26 per rafforzare stabilità di bilancio

Approvata da 26 Stati membri la riforma dei trattati Ue. Questa è la principale novità della due giorni di summit tra i capi di Stato e di Governo europei dell’ 8 e 9 dicembre. Entro marzo sarà effettiva una riforma dei trattati costitutivi dell’Unione europea che permetteranno da un lato una maggior stabilità di bilancio nazionale e dall’altro una maggior possibilità d’intervento da parte di Bruxelles nei conti dei Paesi membri. D’accordo i 17 Paesi dell’Eurozona e possibilisti altri 9 Paesi non Euro con l’eccezione della Gran Bretagna. Le modifiche saranno decise a livello intergovernativo e non dovrebbe essere necessaria una consultazione popolare sotto forma di referendum.

La Gran Bretagna dice No. Secco il rifiuto del Premier tory David Cameron all’accordo raggiunto dagli altri leader. Nonostante i tentativi di includere il Regno Unito, Londra ha preferito non sottoscrivere l’accordo perché non sono state accettate le richieste avanzate da oltre Manica. Queste richieste prevedevano un protocollo nel nuovo trattato che avrebbe permesso di esonerare il Regno Unito da un certo numero di regolamenti sui servizi finanziari. La richiesta è stata considerata “inaccettabile” dagli altri leader, come ha commentato il presidente francese Nicolas Sarkozy.

Unione di stabilità fiscale, patto di stabilità e crescita rafforzato, semestre europeo e nuova procedura per squilibri macroeconomici. Questi sono i contenuti del cosiddetto “Patto euro plus” sottoscritto dai 26 Paesi aderenti. Questo vuol dire che i bilanci nazionali dovranno essere in pareggio con un deficit massimo concesso dello 0,5% del PIL nominale, norma che sarà scritta nelle costituzioni con la cosiddetta “regola d’oro”. La Corte di Giustizia Ue verificherà il recepimento di questa regola a livello nazionale. Sarà rafforzata la governance della zona euro in particolare tramite vertici euro regolari almeno due volte l’anno.

Sanzioni automatiche per chi sfora sul deficit. Gli Stati membri che non rispettassero l’obbligo del 3% massimo di deficit, dovranno seguire un “programma di partenariato economico” sotto il monitoraggio di Commissione e Consiglio. Non appena uno Stato membro supera la soglia del 3% del deficit scatteranno “conseguenze automatiche a meno che la maggioranza qualificata (85%) degli Stati membri della zona euro sia contraria.

Più risorse ai fondi europei salva Stati. Viene potenziato il fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e la BCE fungerà da agente nelle sue operazioni di mercato. La capacità di prestito totale congiunta sarà di 500 miliardi di euro. Accelerata l’entrata in vigore del meccanismo europeo di stabilità (MES) nel luglio 2012 che funzionerà con una maggioranza qualificata dell’85%. Entro una settimana verrà confermata la messa a disposizione di altri 200 miliardi di euro per il Fondo monetario internazionale l’Fmi sotto forma di prestiti bilaterali.

Accordo intergovernativo salta a piedi pari il Parlamento europeo. L’accordo sulla modifica dei trattati è intergovernativo, il che vuol dire che avverrà a livello di Consiglio europeo quindi di Stati nazionali. Sembra tagliata fuori ogni forma di codecisione con le altre istituzioni comunitarie, in primis il Parlamento europeo. “Il nuovo trattato sarà accettabile solo se verrà rispettato il metodo democratico e comunitario”, ha detto Guy Verhofstadt, presidente del gruppo dei liberali e democratici al Parlamento europeo. “Non escludo un possibile ricorso alla Corte di Giustizia Ue se queste garanzie non saranno esplicitamente garantite nel nuovo trattato intergovernativo”.

“Un’Europa politicamente più debole” e “scelte preoccupanti”. Questo il giudizio di Gianni Pittella (Pd), vicepresidente del Parlamento europeo sul vertice dell’8 e 9 dicembre. “Un’Europa politicamente più debole per la spaccatura con la Gran Bretagna”, “un quadro di misure solo in parte condivisibile e all’altezza dell’emergenza”, scelte “preoccupanti” sul versante del coordinamento delle politiche economiche di bilancio perché “non tengono in considerazione il ruolo dei Parlamenti nazionali ed europeo” e sono quindi “un’inaccettabile mortificazione del principio democratico”. Secondo Pittella, le misure positive dell’accordo, come le decisioni di rafforzare il fondo salva Stati e di anticipare l’entrata in vigore dell’Esm concedendogli l’accesso a liquidità finanziata dalla Bce, verrebbero annacquate dal metodo non democratico su cui si basa l’accordo intergovernativo e dalla mancata adesione di tutti i 27 Paesi Ue.

di Alessio Pisanò

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