Consumaker, Tascini (Adoc): ecco perché il futuro è nelle mani dei consumatori

“Il futuro è nelle mani dei consumatori”. È una dichiarazione d’intenti e una speranza per il futuro – avere un consumatore attivo nelle scelte e nelle decisioni – quella che viene dall’Adoc in occasione della prossima assemblea. L’appuntamento è dal 27 al 29 novembre con l’evento Consumaker, dedicato ai trent’anni dell’associazione. Ci sarà una riflessione sul movimento consumerista e sul futuro dei consumatori. E una giornata formativa-informativa, il 28 novembre, che precederà il congresso.

A raccontare lo spirito dell’evento, che prevede una giornata informativa dedicata a fake news, big data, consumo responsabile, è il presidente Adoc Roberto Tascini.

 “Il futuro è nelle mani dei consumatori”: è un manifesto o una speranza?

È senz’altro la visione che abbiamo del presente e del futuro del nostro paese. Auspichiamo che finalmente ci sia un ruolo da protagonista, attivo, da parte dei consumatori, che per tanti anni hanno svolto un ruolo passivo. Riteniamo che, in un equilibrio di mercato, oltre al ruolo delle aziende e dei lavoratori, perché si abbia un mercato concorrenziale ed equilibrato, una parte significativa la devono svolgere i consumatori con le loro scelte e le loro decisioni.

Nella giornata del 28 si parlerà di fake news, big data, consumo sostenibile. Che ruolo assume il consumatore in questi tre settori?

La scelta dei temi non è casuale. Nel nostro paese c’è un grosso problema nell’informazione, e per questo motivo abbiamo scelto di trattare all’inizio della giornata formativa e informativa il tema delle fake news, perché crediamo che la comunicazione sia molto spesso alterata, inquinata da elementi di falsità. Questo meccanismo è ulteriormente amplificato dal ruolo dei social, che sono un veicolo virale di diffusione di false notizie. Nel settore del consumo le notizie non attendibili creano problemi di reputazione alle aziende, creano problemi ai consumatori perché distorcono la realtà e li indirizzano verso scelte sbagliate. Poi c’è il tema più ampio dell’inquinamento che questo meccanismo può portare anche in settori non connessi col consumo, come quello della democrazia.

Quali sono i rischi maggiori della disinformazione nel campo dei consumi? Valutazioni errate sui prodotti alimentari, sui vaccini…

Questi esempi sono sotto gli occhi di tutti. Nel grande ambito dell’alimentazione, possono esserci indicazioni sballate che possono fuorviare o provocare danni alla salute. Possono esserci tematiche ancora più delicate, come quella dei vaccini, o quella di usare internet per le diagnosi e le automedicazioni. Dobbiamo mettere in guardia i consumatori da un uso critico di internet e dei social. Ognuno di noi dovrebbe approvvigionarsi da più fonti e essere animato da spirito critico per difendersi da questi attacchi.

Ma è sempre colpa dei social? Non ci sarà una responsabilità individuale se si affermano informazioni che non stanno in piedi, o che dovrebbero suscitare il dubbio?

Condivido. Il social è uno strumento neutro. A mio avviso avrebbe molte potenzialità positive. La degenerazione avviene perché vengono veicolate molto spesso prese di posizione che non sono suffragate dai fatti. E che inducono in errore. Il nostro approfondimento sull’informazione e sulle fake news è aperto da Ipsos che qualche mese fa ha realizzato un’indagine dalla quale emerge che noi siamo, credo, all’ultimo posto mondiale fra le persone che hanno una errata percezione della realtà. Le risposte della stragrande maggioranza del campione erano quasi sempre errate perché frutto di pregiudizi, di preconcetti, di sentito dire. Questa scarsa conoscenza induce in errore, sia nelle scelte di acquisto che nelle scelte politiche. Tutti dovrebbero convergere per cercare di bonificare l’ambiente. C’è anche una responsabilità degli operatori dei mass media. Tutti dovremmo fare uno sforzo per diffondere notizie che siano state sottoposte a fact-checking, verificate e attendibili.

Vi occuperete anche di consumo responsabile e sostenibile. Può essere promosso dal basso, dai consumatori?

Senza dubbio. Nel pomeriggio della giornata del 28 ci sarà la presentazione di un progetto, Eye on Buy, che prevede di realizzare una comunità che condiziona le scelte economiche dal basso. Come Adoc abbiamo aderito ad Asvis, Alleanza per lo sviluppo sostenibile, e a Next, Nuova economia per tutti. Crediamo molto in questa scelta, sulla quale Adoc sarà impegnata nei prossimi anni, perché riteniamo che la nuova frontiera del consumerismo sia questa: indirizzare i consumatori ad acquisti responsabili, critici e sostenibili. Nel momento in cui un consumatore acquista un prodotto o un servizio, non dovrà essere solo attento al prezzo – spesso la ricerca esasperata de prezzo più basso induce in errore – ma il consumaker del futuro sceglierà sulla base di parametri che sono il rispetto da parte dell’azienda delle regole del lavoro e dei diritti dei lavoratori, il rispetto dell’ambiente circostante, il rispetto di una sostenibilità consumeristica con una contrattualistica trasparente e corretta.

Spesso i consumi sostenibili, etici, green costano di più. I consumatori sono disposti a pagare un prezzo più alto?

I rapporti degli addetti ai lavori indicano che, nonostante le difficoltà economiche e la perdita del potere d’acquisto, negli ultimi anni questi prodotti di nicchia stanno crescendo. C’è un’attenzione particolare per i prodotti biologici, equosolidali, locali, a km zero. Si fa strada un’attenzione verso prodotti di qualità che, è vero, spesso costano in misura maggiore. L’auspicio è che si forniscano gli stessi prodotti a prezzi più contenuti. La tendenza in atto è di indirizzarsi verso la qualità, magari ridimensionando la quantità.

Cosa farete come Adoc nel futuro?

L’impegno è quello di allargare i diritti dei consumatori. E questo è uno dei settori in cui dovrebbe essere valorizzato il ruolo dell’Europa. Da anni è sotto tiro e vista come l’Europa dei burocrati. Sarebbe opportuno comunicare ai cittadini italiani che le tutele che oggi hanno sono dovute alla produzione normativa dell’Ue. Le garanzie e le tutele vengono dall’Europa e non dal legislatore italiano. Senz’altro il nostro impegno è rafforzare queste tutele. Senz’altro saremo impegnati nella diffusione della negoziazione paritetica. Poi nel mettere mano alla legge sulla class action, che fino ad oggi in Italia è arma spuntatissima. L’auspicio è che il nostro paese si doti di una legge efficace.

Qual è la situazione del consumerismo oggi, con questo governo o comunque con questo tipo di politica? Non sembra fra le priorità…

È ancora troppo presto per valutare, perché non ci sono stati segnali né in termini negativi né in termini positivi. L’auspicio è che ci siano considerazione per tutto il lavoro dell’associazionismo e attenzione, perché il movimento consumerista fatto di tante sigle e tante storie è motivo di ricchezza, fa parte come altri corpi intermedi di quella società di mezzo che credo sia fondamentale per far funzionare il paese e la democrazia.

 

@sabrybergamini

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