Consumerism 2013, più coordinamento tra Authority

Più coordinamento tra le autorità indipendenti. E’ quanto ritornano a chiedere i ricercatori dell’università Roma Tre che anche quest’anno hanno fatto il punto sullo stato del consumerismo italiano pubblicando l’edizione 2013 del Rapporto Consumerism. Il lavoro è stato presentato questa mattina nel corso del convegno organizzato da Consumers’Forum che ha visto la partecipazione dei rappresentanti di tutte le autorità indipendenti.

Nel rapporto, la tutela dei consumatori viene considerata allo stesso tempo punto di partenza e di arrivo e la sua evoluzione viene studiata prestando attenzione a tre livelli di attenzione ovvero all’ambito normativo; alla legislazione secondaria e all’autoregolazione. Ciò che emerge è un’eccessiva frammentazione che impone la ricerca di soluzioni che pongano attenzione all’esigenza di una forte tutela orizzontale e che vede anche necessario l’impegno di operatori e consumatori, i quali, attraverso le Associazioni, devono essere soggetti attivi del dialogo al quale siamo invitati a partecipare.

A questo punto il Rapporto indaga sulle possibili soluzioni. Quanto al piano normativo, la proposta è di tornare all’unità sistematica del codice del consumo, per sottrarre il contrasto tra disciplina generale e speciale alle soluzioni giurisprudenziali, per definizione non sistematiche (anche se oggi sono ribadite in norme di legge). Soluzioni peraltro oggi dubbie e comunque messe in discussione. I ricercatori ritengono infatti tuttora che l’intervento concorrenziale sia sussidiario (non meramente residuale) anche in relazione alla tutela dei consumatori, come lo è già per la disciplina dei mercati, in quanto giustificato quando gli interventi regolatori non sono sufficienti o, a posteriori, si rivelano errati.

Quanto al piano regolatorio, si torna a ribadire – stavolta con più forza – quanto già suggerito nel rapporto dello scorso anno: l’esigenza di un protocollo multilaterale tra autorità indipendenti, prendendo spunto dal modello europeo adottato per le autorità nei settori finanziari. “Ci rendiamo conto della differenza tra un coordinamento tra autorità europee con poteri di intervento analoghi in settori contigui, e un coordinamento tra autorità nazionali di settore sorte in periodi diversi, solo alcune originate dall’Unione, con poteri tanto diversi tra loro e vigilanti su settori decisamene differenti. E’ però vero che le tutele dei consumatori devono trovare una sintesi e un punto d’incontro, per evitare nuove derive settoriali e per garantire garanzie minime analoghe nei diversi settori” ha detto la professoressa Liliana Rossi Carleo, responsabile scientifico del gruppo di ricerca.

Interessante può essere in questa fase l’attività dell’autorità per i trasporti, appena costituita, che deve ancora elaborare principi e formare strutture: già al suo interno dovrà contemperare esigenze, interessi e tutele differenti negli ampi e diversi settori di competenza (dalle autostrade alle ferrovie, dai porti agli aeroporti, dal trasporto pubblico locale fino ai taxi).  Un protocollo multilaterale realizzerebbe una prima vera forma di ‘autoregolamentazione delle autorità di regolazione’, alternativa valida all’attuale ‘regolazione giudiziaria’, a-sistematica per definizione.

Quanto infine al piano dell’autoregolazione, i ricercatori suggeriscono un maggiore coordinamento intersettoriale tra gli operatori nell’adozione dei codici di autodisciplina; operazione che riteniamo dovrebbe essere sollecitata dalla associazioni dei consumatori, proprio per garantire quella omogeneità della tutela oggi perduta nelle derive settoriali.

Sul trilemma europeo – investimenti sulle reti, concorrenza, consumatori – si è invece soffermato Fabio Bassan, coordinatore del gruppo di ricerca: “Negli ultimi cinque anni l’accento nelle azioni dei governi e nelle discussioni accademiche è stato posto sugli investimenti necessari per sviluppare o ammodernare le infrastrutture”.

Tuttavia, se è vero che gli investimenti sono diventati  imprescindibili, è anche vero che è opportuno trovare la giusta sintesi con la necessità di un mercato concorrenziale.  In effetti, negli ultimi cinque anni, la necessità di investimenti nelle infrastrutture, funzionale a esigenze molteplici e prioritarie, ha messo in secondo piano l’obiettivo di una competizione neutra sui mercati. Ad esempio, l’Europa, nel settore bancario e finanziario, ha accettato interventi sempre più incisivi degli Stati mettendo in crisi la sana concorrenza e allo stesso tempo relegando in ultimo piano le tutele dei consumatori. Come si supera questo empasse? “La via d’uscita è normativa, innanzitutto, e concerne il rapporto tra disciplina generale e speciale e l’ampiezza delle deroghe” ha affermato Bassan secondo cui è necessario modificare il Codice che deve prevedere un livello minimo di tutele per i consumatori ampliabili dalle discipline di settore.

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