Cooperare per crescere: opportunità di sviluppo dal mondo delle Ong

“Il futuro dell’Italia è nella sua capacità di estroversione”. Con queste parole il Ministro della Cooperazione Internazionale, Andrea Riccardi ha aperto la conferenza sul tema del rilancio delle Ong italiane nel panorama mondiale che si è tenuta stamane a Roma. L’evento, organizzato dall’Associazione delle Ong italiane, dal Cini e Link 2007 ha messo sul tavolo della discussione un tema tanto scottante quanto trascurato per la vita del nostro Paese: la cooperazione per lo sviluppo.

La nostra società è globale, interconnessa, con confini spazio-temporali che vengono costantemente abbattuti e superati. È questo lo scenario in cui siamo immersi, a volte senza neanche rendercene completamente conto, e che ha cambiato il nostro modo di vivere e percepire ciò che ci circonda.

Si tratta di un mondo di cui non facciamo sempre in tempo a seguire la rapidità del cambiamento e che spesso genera paura per tutto quello che un tempo ci sembrava geograficamente così lontano e che oggi arriva con prepotenza sotto la porta di casa. I mutamenti intervenuti a livello politico, economico e sociale hanno modificato profondamente anche la natura stessa della cooperazione internazionale che ha bisogno di rivedere la sua struttura organizzativa al fine di restituire ruolo e credibilità al nostro Paese.

Le difficoltà del mondo della cooperazione sono un rischio enorme per la vita politica dell’Italia, sia sul piano interno, sia nei rapporti con gli atri Paesi”, continua il Ministro, il quale inoltre ha sottolineato che, anche in tempi di grave crisi economica come quello attuale, non si può relegare al margine l’attività e le risorse da destinare a questo settore. Esso infatti costituisce una vera e propria opportunità di crescita nel lungo periodo dal punto di vista delle relazioni politiche ed economiche con paesi potenzialmente importanti sulla scena mondiale.

Per lungo tempo la cooperazione internazionale è stata percepita come un’ancella della politica estera puramente tattica che si occupa di risolvere le emergenze contingenti piuttosto che formulare piani di sviluppo organici e di più ampio respiro per quelle aree del mondo in cui si concentrano i maggiori interessi dell’Italia. Il risultato è stato che oggi il nostro Paese, a causa della sua incapacità di rimodernare l’architettura che sorregge il panorama della cooperazione e ai continui tagli delle risorse disponibili, ha mancato tutti gli impegni internazionali assunti e si colloca agli ultimi posti tra i paesi donatori.

Il dibattito svolto durante la conferenza ha evidenziato quelle che sono, secondo i rappresentanti parlamentari che si interessano di questo settore e i delegati delle principali organizzazioni sul territorio, le carenze sulle quali è necessario prontamente intervenire per rilanciare la cooperazione internazionale e restituire credibilità alle azioni portate avanti dall’Italia. Da più parti si reclama una revisione della legge 49 del 1987, l’unica legge che regolamenta il settore, formulata in un contesto ben diverso da quello attuale, così come si auspica la possibilità di poter convocare una conferenza nazionale sulla cooperazione allo sviluppo per dare modo ai soggetti interessati di scambiarsi opinioni e approfondimenti. Nel disegno di legge di riforma presentato nella scorsa legislatura si affermava chiaramente la necessità di istituire una figura politica che sieda in Consiglio dei Ministri e che si interessi in maniera specifica del settore della cooperazione (il Ministro per la Cooperazione allo Sviluppo, appunto), il quale, al fine  di assicurare efficienza, incisività e coerenza dell’azione, dovrebbe poter collaborare anche con il Ministero degli Esteri, il Ministero dell’Economia.

Ong, associazioni del Terzo settore, cooperative ed enti di promozione sociale, sono in Italia attori importanti nella risposta ai bisogni e nella proposta di soluzioni. Occorre quindi eliminare tutte quelle barriere normative e burocratiche che non facilitano il loro lavoro e talvolta minano la loro autonomia. Molto spesso si tratta di realtà di piccole dimensioni che riescono a portare avanti progetti di ampio respiro con le esigue risorse a loro disposizione, la maggior parte delle quali raccolte autonomamente, dal momento che il contributo statale al settore della cooperazione è ormai ridotto ai minimi storici. Sarebbe quindi necessario trovare anche il modo per reperire maggiori finanziamenti da destinare a tali organismi e distribuirli in relazione alla loro effettiva capacità di portare avanti i progetti nei quali credono e per i quali spendono quotidianamente energie. Allo scopo, il disegno di legge attualmente in esame propone l’istituzione di un organo di valutazione sistematica dell’impatto delle iniziative e delle strategie di sviluppo attuate con finanziamenti pubblici.

Vale la pena sottolineare che, nonostante le difficoltà del settore della cooperazione, l’attenzione della società civile sull’argomento resta particolarmente elevata. Si tratta solo di dare le risposte politiche giuste per far ripartire un settore che potrebbe rivelarsi un’eccellenza del nostro Paese.

 

 

di Elena Leoparco

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