Corruzione, Transparency International: Italia migliora ma leggi poco applicate

Quando si parla di corruzione, l’Italia sconta una reputazione negativa per quanto riguarda la sua capacità di contrastare il fenomeno. Nonostante i numerosi sforzi compiuti, soprattutto a livello normativo, l’ultima edizione dell’Indice di Percezione della Corruzione colloca l’Italia al 60° posto su 176 paesi, con un voto di appena 47 su 100. Considerando il ranking europeo, poi, l’Italia si posiziona al terzultimo posto.

Eppure, dal 2012, anno di introduzione della legge 190 anticorruzione, si può notare un lento ma costante miglioramento che ha portato l’Italia a scalare 12 posizioni nella classifica mondiale.

Appare evidente, dunque, che il quadro della lotta alla corruzione nel nostro Paese è spaccato in due: da una parte, l’apparato normativo risulta sufficiente, dall’altra, la sua applicazione e la capacità sanzionatoria e repressiva risultano poco adeguate. Questo fa sì che la percezione della diffusione dei fenomeni corruttivi sia ancora molto alta, tanto che solo i 4% della popolazione pensa che ci sia stata una riduzione negli ultimi 4 anni.

Sono questi alcuni dei più importanti dati contenuti nel report “Agenda anticorruzione 2017”, realizzato da Transparency International, presentato questa mattina.

Due sono i fattori che contribuiscono ad abbassare il giudizio sul quadro normativo: la mancanza d tutele per chi segnala casi di corruzione (whistleblower) e l’assenza di una regolamentazione delle attività di lobbying.

In cima alla classifica dei settori in cui legge e pratica funzionano meglio nell’arginare i fenomeni corruttivi, troviamo il sistema antiriciclaggio e gli obblighi di trasparenza a livello contabile.

Nel settore privato invece, il quadro appare più a tinte fosche. Qui, infatti, il gap tra grandi aziende, più attente ai temi della trasparenza e dell’integrità, e PMI, ancora lontane dal possedere strumenti adeguati al contrastare il fenomeno, è molto profondo.

Per quanto riguarda il ruolo svolto dai media e dalla società civile, il report mostra che nel complesso si tratta di realtà marginali in grado di incidere poco o nulla sulla lotta alla corruzione.

Le rilevazioni fatte dal report risultano in linea con le osservazioni fatte dall’Autorità Nazionale Anticorruzione. Raffaele Cantone, intervenuto alla presentazione, ha infatti dichiarato che: “i piani anticorruzione e la predisposizione alla trasparenza stanno lentamente entrando a far parte della cultura di molti enti pubblici e grandi aziende ma faticano, per scarsità di mezzi e disponibilità, a farsi strada nel vasto mondo delle piccole e medie imprese”. Inoltre, sottolinea Cantone, il ruolo di “cane da guardia” della società civile, è svolto in realtà solo da alcune associazioni mentre stenta a farsi strada nella mentalità del singolo cittadino.

Sulla necessità di regolamentare le attività svolte dalle lobby ha invece insistito il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Considerando infatti che è venuto meno il sistema di finanziamento pubblico dei partiti, nel prossimo futuro sarà fondamentale dare delle regole al sistema privato a cui sempre più spesso la politica farà ricorso.

 

Notizia pubblicata il 10/10/2017 ore 17.34

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