Corte Strasburgo condanna Italia: dare ai figli cognome della madre è un diritto

Dare ai figli il cognome della madre è un diritto. E l’Italia lo ha negato ad una coppia di genitori milanesi che hanno fatto ricorso a Strasburgo e oggi ottengono una vittoria: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una sentenza di condanna per violazione del diritto di non discriminazione tra i coniugi di quello al rispetto della vita familiare e privata.

Nella sentenza, che sarà definitiva tra 3 mesi, la Corte invita l’Italia ad “adottare riforme” legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata. In particolare, i giudici sostengono che “se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne”. E la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi. Le autorità italiane dovranno quindi cambiare la legge o le pratiche interne per mettere fine alla violazione riscontrata.

Sulla questione, in passato, si era già espressa la Cassazione (sia nel 2006 che nel 2008) con una posizione a favore dell’attribuzione del cognome materno ai figli legittimi nel caso in cui i genitori, concordemente, abbiano questo desiderio. Nel 2012, una svolta che va nella direzione dell’aggiunta del cognome materno a quello del padre, ma non della sostituzione. Con il decreto del presidente della Repubblica del 13 marzo 2012, infatti, le competenze sono passate dal ministero dell’Interno alle singole prefetture con l’obiettivo di snellire le procedure burocratiche.

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