Disoccupazione, Istat: vola al 13%. Al 42,3% quella giovanile

Puntuali e drammatici i dati sulla disoccupazione, che in Italia arriva a febbraio al 13%, il dato più alto dall’inizio delle serie mensili dell’Istat nel 2004 e di quello delle serie trimestrali nel primo trimestre 1977. L’aumento su base annua è pari al 9%. Aumenta ancora la disoccupazione giovanile, che raggiunge quota 42,3%, in salita del 3,6% rispetto a un anno fa. A febbraio gli occupati sono 22 milioni 216 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-39 mila) e dell’1,6% su base annua (-365 mila).

Il numero di disoccupati, rileva l’Istat nei dati provvisori di febbraio, è pari a 3 milioni 307 mila e aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente (+8 mila) e del 9% su base annua (+272 mila). Il tasso di disoccupazione è pari al 13%, sostanzialmente stabile in termini congiunturali ma in aumento di 1,1 punti percentuali nei dodici mesi. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è pari al 42,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 3,6 punti nel confronto tendenziale. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, ad esempio perché impegnati negli studi. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni risulta sostanzialmente stabile sia rispetto al mese precedente sia rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività pari al 36,4%, rimane stabile in termini congiunturali e aumenta di 0,1 punti su base annua.

I dati sulla disoccupazione si accompagnano alla diffusa paura di perdere il posto di lavoro, per chi ce l’ha. Secondo un sondaggio resto noto da Confesercenti, sei italiani su dieci temono di perdere il lavoro. “L’esplosione della disoccupazione è al centro della crisi del nostro Paese ed è anche il fantasma che agita i nostri concittadini. Secondo un sondaggio Confesercenti SWG, la maggioranza assoluta (6 su 10) degli italiani teme infatti di poter perdere il posto di lavoro, o che lo perda qualche altro membro del proprio nucleo familiare – afferma Confesercenti – Nel dettaglio il 24,6% degli intervistati ha ammesso di avere molta paura di un nuovo disoccupato in famiglia, mentre il 37,2% ne ha abbastanza. A ritenere la prospettiva esistente, ma poco probabile, è il 24,8%. A sentirsi del tutto al sicuro, invece, è solo 1 italiano su 10. La paura della perdita di un posto di lavoro si collega ad una percezione generalmente negativa della situazione finanziaria del proprio nucleo familiare, ritenuta insoddisfacente dal 40% degli intervistati e molto insoddisfacente dall’11,2%. Il 45,9% degli italiani, invece, si dice soddisfatto, mentre solo l’1% si definisce del tutto soddisfatto”.

Le persone in cerca di lavoro sono 3 milioni e 307 mila, un numero sconcertante, maggiore della somma di tutti gli abitanti della Valle d’Aosta,  Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria messi insieme. I giovani disoccupati sono 678mila, più della Basilicata”, commenta il Codacons, per il quale i dati dell’Istat dimostrano che per invertire la tendenza della disoccupazione bisognerà attendere il 2016, “salvo che il Governo intervenga con misure drastiche, ben diverse da quelle finora annunciate. Non bastano né gli 80 euro in busta paga, per quanto utili, né, tanto meno, il Jobs Act”.

Dati allarmanti. Che parlano da soli e che richiedono un intervento urgente e prioritario da parte del Governo – commentano a loro volta Federconsumatori e Adusbef – L’avanzare della disoccupazione, infatti, rappresenta un sintomo estremamente indicativo delle condizioni precarie dell’intero sistema economico”. Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, la contrazione dei consumi nel triennio 2012, 2013 e 2014 toccherà quota -9,5%, pari ad una riduzione complessiva della spesa di circa 67,8 miliardi di euro. “Come ribadiamo da anni, la grave crisi della domanda di mercato dettata dalla caduta del potere di acquisto delle famiglie continuerà ad alimentare la spirale depressiva, incidendo negativamente sulla produzione e sull’occupazione. Per questo è improrogabile un intervento immediato, ma soprattutto concreto, teso a rilanciare l’occupazione e lo sviluppo”.

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