Economia, Istat: Pil a più 0,3% nel primo trimestre. Consumatori: solo timido segnale

Primo segno positivo dal 2011 per il Prodotto interno lordo: secondo le stime preliminari diffuse oggi dall’Istat, nel primo trimestre del 2015 il Pil è tornato a crescere e ha segnato un aumento dello 0,3% rispetto all’ultimo trimestre del 2014, mentre è rimasto invariato su base annua. È la crescita più alta dall’inizio del 2011. Fine della recessione, dunque? Secondo Federconsumatori e Adusbef bisognerebbe andare cauti: “Basta poco, troppo poco, per accendere gli entusiasmi”.

economiaDicono le due associazioni: “Il fatto che il Pil sia tornato a crescere nel primo trimestre è senz’altro una notizia positiva e incoraggiante. Ma parlare addirittura di “risultati superiori alle attese” per una crescita del +0,3% appare, francamente, esagerato. Si tratta di un timido segnale, ancora incerto e tutt’altro che stabile. Non possiamo ancora annunciare la fuoriuscita dalla crisi, a maggior ragione se si guarda all’andamento economico nel suo complesso”. Questo, spiegano Federconsumatori e Adusbef, racconta che la disoccupazione è su livelli altissimi, che il potere d’acquisto delle famiglie è al lumicino, che i consumi sono crollati di oltre il 10% negli ultimi tre anni.

Questi dati restituiscono un quadro allarmante, ancora ben lontano dalla ripresa annunciata, in modo irresponsabile e prematuro, da molti“, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, per i quali è indispensabile agire per la ripresa dei redditi e il rilancio della domanda interna e dunque avviare immediatamente un Piano Straordinario per il Lavoro. “Solo dando nuove prospettive e redditi stabili a giovani e no in cerca di un’occupazione – spiegano – si potrà dare all’economia quella svolta necessaria in direzione della crescita. Per questo è indispensabile rilanciare gli investimenti per lo sviluppo tecnologico, avviare la modernizzazione delle infrastrutture, attuare la messa in sicurezza degli edifici pubblici e lanciare un piano dettagliato per incentivare il turismo”.

I dati dell’Istat sono invece accolti con favore dal Governo che li interpreta come “segnali incoraggianti”. Questa la valutazione che dà il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi: “I dati sulla crescita del Pil italiano nel primo trimestre dell’anno sono incoraggianti e confermano che le misure adottate dal Governo stanno funzionando. Il  Ministero dello Sviluppo economico, e il Governo nel suo complesso, è e resta impegnato nell’adozione di tutti i provvedimenti necessari ad accompagnare la crescita della produzione, il sostegno alle imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro”.

Secondo il ministro Guidi i dati dell’Istat “dimostrano che la domanda interna è in recupero, spinta da una ripresa di fiducia delle famiglie sostenuta dalle prospettive positive sull’occupazione, e compensa ampiamente la temporanea battuta d’arresto delle esportazioni nette. Gli investimenti da parte delle aziende  – conclude – sono già ripartiti negli ultimi mesi del 2014 grazie agli interventi del Governo per stimolare l’acquisto di beni strumentali. La crescita potrebbe ulteriormente accelerare nel corso dell’anno quando gli effetti delle politiche monetarie della BCE spingeranno anche l’export.”

Per Confesercenti con i dati Istat “è certificata uscita dalla recessione ma la crescita resta una scommessa impegnativa”: servono misure di riduzione della pressione fiscale, restituzione del potere d’acquisto ai redditi medio bassi, un intervento sul settore del credito perché i prestiti alle imprese continuano a scendere. “I dati Istat sul Pil certificano l’uscita dalla recessione ed è decisamente una buona notizia, ma la crescita resta una scommessa impegnativa come dimostra il fatto che per ora nel 2015 la variazione acquisita è un debole 0,2% – dice Confesercenti – Pil positivo, dunque, ma anche Pil lumaca rispetto ai Paesi dell’eurozona, alcuni dei quali registrano performance decisamente migliori. Siamo sulla buona strada ma occorre accelerare le misure che diano respiro alla domanda interna per rivitalizzare consumi e per ridare forza alla gran parte delle imprese che producono e lavorano per il mercato interno”.

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