Editoriale, “E adesso che farà la Bonino?”, di A. Longo

Dopo le dichiarazioni dell’ormai ex capo di Gabinetto di Alfano, il dr. Procaccini, molti si aspettano gesti conseguenti e coerenti. Anzitutto da parte del ministro, al quale non restano che due scelte: querelare il suo braccio destro, oppure dimettersi. Poi da parte del PD, che di fronte a questa macroscopica balla costruita sulla pelle di altri funzionari per coprire le responsabilità politiche non può che votare a favore delle dimissioni. Ma io sono particolarmente curioso di cosa farà Emma Bonino. Una come lei, col suo “pedigree” in materia di diritti civili, non può trincerarsi machiavellicamente dietro la versione a suo tempo fornita dall’ineffabile Alfano, ma deve prenderne le distanze e magari dimettersi prima ancora di lui. Non per mancanze del suo dicastero (che pure ci sono e gravi, quanto meno in termini di mancata vigilanza!), ma perché una come lei non può continuare a sedere accanto a questi giovani-vecchi marpioni della “ragion di stato”, che fanno rimpiangere il Craxi che mandò i carabinieri all’aeroporto di Sigonella contro gli USA. C’è un limite anche all’indecenza.

di Antonio Longo

2 Commenti a “Editoriale, “E adesso che farà la Bonino?”, di A. Longo”

  1. costante ha detto:

    Appunto, c’è un limite all’indecenza di chi spara , ancor prima di un sereno accertamento dei fatti, su ministri pressoché appena insediati, e , come tutti sanno, e Longo meglio di altri, decisamente dipendenti , nell’ordinaria amministrazione, dagli organi burocratici di livello superiore. Se poi Longo si vuol schierare a chi tira allo sfascio per interessi di parte, lo dica chiaramente, ma non dica di rappresentare indipendentemente i consumatori, si dimetta e vada a far politica di parte.

  2. Romano ha detto:

    Ai consumatori interessa ben altro che le dimissioni della Bonino o di Alfano. Vogliono che la finiscano con le chiacchiere, con le schermaglie da ladri di Pisa e che lavorino per risolvere il problema del lavoro, delle imprese che chiudono, della povertà in aumento che ci avvicina all’Africa invece che all’Europa.
    Le associazioni dei consumatori devono pungolare i politici in questo senso, non in queste querelle di politica e di giochi: lasciamoli fare ai partiti, per favore.