Editoriale. “Il sapore sgradevole del vino di Baffino” di A.Longo

Molti stanno godendo. Come capita quando un potente o presunto tale è in angolo, in difficoltà e non riesce a uscirne. Il caso di Massimo D’Alema ormai è tracimato dalle cronache giudiziarie ed è diventato occasione di lunghe disquisizioni sulla politica, il potere, la privacy, la tutela della persona. Il personaggio da sempre non gode di ottima stampa, a causa della sua nota arroganza.

Ricordo un talk-show (credo un Maurizio Costanzo show) in cui, ad un esterrefatto interlocutore, rivolse questa frase:”Adesso ti spiego quello che volevi dire”.  Ma l’uomo è fatto così. Certamente uno dei politici più intelligenti e preparati del nostro Paese e anche in Europa. Sarebbe stato un eccellente Commissario UE, come è stato buon Presidente del consiglio e apprezzato Ministro degli esteri. Adesso fa il presidente della Fondazione ItalianiEuropei ma continua ancora ad essere un punto di riferimento del dibattito politico, caratterizzandosi decisamente come anti-renziano.

Stavolta però la sua indiscutibile capacità polemica non l’ha salvato da una gogna che, sui media di destra, è una comprensibile ritorsione rispetto a quelle a cui fu sottoposto Berlusconi e di recente Lupi; sui media indipendenti e di sinistra è stata una reazione quasi di “ritorsione” rispetto ai modi non sempre simpatici di interlocuzione del personaggio. Anche chi scrive ha avuto una reazione simile.
Ma al netto di queste considerazioni sulla persona che, è bene ribadirlo, non ha alcun illecito penale di cui deve rispondere, restano alcuni problemi di grande rilevanza che dovrebbero essere affrontati dal Governo, dal Parlamento, dal CSM e dallo stesso sistema delle Coop.

Cominciando da queste ultime, è ormai allarmante la frequenza di chiamate in causa per vicende penali. Dal Mose all’Expo, da Mafia capitale a Ischia, c’è sempre di mezzo una grande Coop tra i protagonisti di presunte vicende di mazzette, tangenti, corruzioni varie. Senza scordare le vicende dei “furbetti “ del caso Unipol/BPL. Sarebbe ora che i vertici del sistema Coop prendessero decisioni drastiche per risanare e ridare trasparenza e credibilità ad un complesso imprenditoriale che ha avuto meriti grandi e coinvolge migliaia di soci-lavoratori che nulla sanno e nulla guadagnano da queste attività illecite.

Governo e Parlamento dovrebbero rivedere normative e procedure sugli appalti pubblici, evitando appesantimenti burocratici che favoriscono le manovre corruttive e allungano i tempi di realizzazione, a causa delle revisioni prezzi che magicamente fanno lievitare i costi.

Magistrati e per loro il CSM dovrebbero mettere un argine alla pubblicità di intercettazione che nulla hanno di rilevante penalmente e spesso anche nulla hanno a che fare con le inchieste per le quali sono state effettuate. Il rischio di un favore al “voyerismo” mediatico, sviluppatosi soprattutto con le vicende di Berlusconi e del bunga-bunga, è ormai elevato e va combattuto.

Non c’è bisogno di alcuna norma nuova, ci sono già regole sufficienti che dovrebbero impedire questo scempio della privacy.

Resta un sapore sgradevole di vicende come questa. Mettono in luce una contiguità allarmante tra potere politico che deve decidere gli appalti e imprese che se li contendono a suon di mazzette.  Certamente c’è molta millanteria, vanterie di rapporti più o meno importanti,  promesse e attese di favori tutte da dimostrare.

Ma il sapore sgradevole resta. E che D’Alema e gli altri “potenti” non percepiscano il fastidio dell’opinione pubblica e dei cittadino di fronte a comportamenti che non avranno nulla di penalmente rilevante ma rivelano una “palude” di rapporti tra potere e affari è davvero incomprensibile.

di Antonio Longo

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