Editoriale. Ma quanti vedovi di Silvio. A destra come a sinistra, di A. Longo

Ogni lutto va rispettato. Tranne quando è una rappresentazione farsesca e truffaldina della realtà. Se poi si tratta della contestazione di un percorso giurisdizionale legittimo e regolare, che si è concluso con una sentenza passata in giudicato, a fronte di un reato grave come l’evasione fiscale, allora il lutto, che ha preso le forme delle senatrici berlusconiane vestite di nero e urlato dal palco di palazzo Grazioli, è una offesa alla legalità costituzionale e al sentire comune degli italiani.

Ognuno potrà giudicare come meglio crede la vicenda della decadenza da senatore del leader del centrodestra, ma nessuno può permettersi di dire che è un lutto per la democrazia.

Sul versante dei suoi oppositori, l’attuale maggioranza di centrosinistra, l’uscita di scena di Berlusconi sembra che stia scatenando come un vuoto, uno smarrimento, prodotto forse dal venir meno di ogni alibi rispetto alla mancanza di riforme significative, attese dai cittadini ormai al limite della sopportazione. Come se venisse a mancare il motivo del contendere politico.

Parliamo invece della riduzione dei costi della politica e dei privilegi della casta dei politici e dei tanti che ruotano intorno; della legge elettorale e della revisione del bicameralismo; della trasformazione profonda della pubblica amministrazione che la smetta di essere nemica del cittadino e sia invece al suo servizio.

Parliamo di veri investimenti e di una riqualificazione della scuola pubblica, di una sanità più efficiente.

Parliamo della necessità di un rilancio vero dell’economia, della riduzione della pressione fiscale, dell’attacco alla disoccupazione giovanile ormai superiore al 40%. Parliamo di una vera tutela dei consumatori, di una riduzione delle truffe sui contratti elettrici, di meno pubblicità ingannevole.

Di tutto questo i cittadini vogliono sentir parlare e soprattutto su questo vogliono che il parlamento e il governo decidano.

 

di Antonio Longo, da Il Salvagente del 5-12 dicembre 2013

2 Commenti a “Editoriale. Ma quanti vedovi di Silvio. A destra come a sinistra, di A. Longo”

  1. alessandro gaboardi ha detto:

    scusa Longo ma la tua mi pare la solita tiritera che fanno tuti i politici quando non hanno niente da dire.

    Una riflessione sul come ed il perchè di questa trista (non triste) vicenda ogni persona per bene se la fa, anche e le conclusioni possono essere le più diverse.
    Se chi ha a cuore la poltica avese gestito meglio la vicenda non se ne sarebbe parlato così a lungo e ora non se ne parlerebbe più.
    Ho sempre detto che bisogna essere garantisti in particolare con gli avversari. Il risultato sarebbe stato uguale, ne sono convinto, ma non avremmo dato alibi a chi vuole considerarsi un martire.
    Qualche autorevole esponente della vecchia sinistra lo aveva detto, ma è stato subito fatto oggetto di malevole interpretazioni.
    Brutti tempi corrono. E’ proprio nel mare burrascoso che è necessario tenere la barra dritta

  2. costante ha detto:

    al di là di quanto possa dire FI, ormai è ora che dall’altra parte, orfana in realtà degli argomenti riguardanti Berlusconi che l’hanno interessata totalmente per anni, si smetta di parlarne per tenerne vivo lo spettro . Senza il “nemico” bisogna trovare nuovi argomenti e cercare di arrivare al sodo. Ma ancora non si vedono idee chiare ed univoche su nessuno dei temi sbandierati a parole: Il candidato probabile alla segreteria cambia idea ad ogni pié sospinto, e purtroppo dà già l’impressione di fare tante chiacchiere senza capire che dovrà confrontarsi con problemi reali da risolvere non solo con la collaborazione di eventuali alleati o “coalizzati”, ma anche con l’apporto senza guerre, ma in rapporto dialettico con le opposizioni, secondo le regole della vera democrazia, e non secondo il “fasso tutto mi” di stalinian-fascista antidemocratica memoria. ma questa rubrica non è il luogo adatto, caro Longo,per fare politica