Editoriale. Voglia di destra normale per un Paese normale, di A. Longo

Lo psicodramma che si è svolto oggi al Senato, tra liste di “traditori” PDL, lacrime di dissidenti M5S, annunci di nuovi gruppi, conteggi altalenanti, ansie PD, mercati finanziari in fibrillazione, ha confermato senza ombra di dubbio una verità: Berlusconi è il padre-padrone-finanziatore della destra  italiana. Aveva deciso lui chi candidare alle elezioni e quelli/e sono stati eletti/e; ha voluto il governo delle larghe intese e poi ha deciso di sfiduciarlo per poi invece ordinare di votare la fiducia con un clamoroso quanto improvviso dietrofront”; aveva scelto lui i ministri e lui ha deciso di farli dimettere senza neppure consultarli; aveva scelto Alfano come “delfino” e lui ha scelto di deporlo e rinnegarlo.

I vari Verdini, Santanchè, Brunetta, Capezzone, Bondi & C. non sono stati altro, in questi anni, che dei valletti di volta in volta osannanti verso il Capo, aggressivi verso gli avversari, sprezzanti verso la stampa non amica, ma sempre con lo sguardo rivolto a Lui, al suo annuire o alla sua contrarietà, attendendo il suo plauso o temendo il suo rimbrotto.

Oggi c’è stata la rivolta degli schiavi. Per una volta Sandro Bondi è sembrato sincero e dignitoso, lui che scriveva le poesie per il Capo, come si faceva nei regimi totalitari, URSS e Cina anzitutto:«Zanda fa bene a trattarci con un tale disprezzo. Io sono una persona perbene e non mi unisco a una tale compagnia». 

E adesso che succederà? Emerge una esigenza non più comprimibile e urgente: il bisogno di un partito di centrodestra democratica, non “proprietà” di qualcuno che decide tutto, dai candidati alla linea politica più contraddittoria che si sia mai avuta in Italia. Un partito conservatore che faccia del mercato e della libertà da ogni conflitto di interesse la sua religione; del dibattito democratico interno e del coinvolgimento dei cittadini nella scelta delle candidature la sua regola; della morale pubblica e del rigore dei conti la sua cifra.

Farà bene al Paese e alla sua vita democratica. E anche agli avversari di centrosinistra, ai quali appartiene chi scrive.

di Antonio Longo

3 Commenti a “Editoriale. Voglia di destra normale per un Paese normale, di A. Longo”

  1. RENATA VILLA ha detto:

    caro Antonio, sempre ottimi i tuoi editoriali. Mi domando però se mai l’Italia sia stato un paese normale, basti pensare alla legge elettorale che abbiamo e agli sconquassi politici che ne risultano. Finchè non si cambia legge elettorale non si intravede neanche lontanamente un primo passo verso la normalità.

  2. Romano ha detto:

    Lo sapevamo che apparteneva al centro sinistra e, ancor prima, al PCI, quello che era finanziato dai rubli di Mosca, quello che non voleva l’UE, era contro il Patto Atlantico, che ammirava Stalin, che esultava, come Napolitano, all’invasione dell’Ungheria con i carri armati di Mosca e per la primavera di Praga annientata dalle armate russe.
    I servi ci sono sempre stati, solo che chi viene da quella parte, non ha mai pagato dazio.

  3. ANTONIO DIOMEDE ha detto:

    Bravo Longo, analisi molta reale, sintetica e serena. I padroni dei partiti, ovunque si annidino, sono pericolosi. Noi vecchi, almeno io, guardiamo al futuro del Paese con gli occhi dei giovani. Aiutiamoli a capire ed appassionarsi alla politica con il buon esempio anche nelle piccole cose quotidiane. Della rivolta nel PDL si è parlato di parricidio. Non credo che Berlusconi sia stato un padre Un padre non si comporta come si è comportato lui. I veri padri lasciano esempi e virtù da perseguire. Lui sarà ricordato dalla storia solo per il bunga bunga e la frode fiscale. Certamente, però, si tratta Padronicidio.