Eurobarometro: multilinguismo piace agli europei, ma rimangono carenze

I cittadini europei sono sempre più consapevoli dei vantaggi del multilinguismo. Parlare le lingue straniere è un’opportunità sul lavoro e un elemento positivo per il futuro dei giovani. Le cinque lingue straniere più parlate in Europa sono inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo. Allo stesso tempo, ci sono ancora forti carenze e un divario fra le aspirazioni e la realtà: solo il 42% degli studenti è competente nella prima lingua straniera, solo il 25% nella seconda. I dati vengono da due diversi studi europei: un Eurobarometro gli europei e le lingue, e uno studio della Commissione europea sulle competenze linguistiche.

L’indagine Eurobarometro sugli atteggiamenti dei cittadini europei verso il multilinguismo evidenzia che quasi nove cittadini dell’UE su dieci ritengono che la capacità di parlare lingue straniere sia estremamente utile e il 98% afferma che la padronanza delle lingue sarà positiva per il futuro dei loro figli. Il secondo studio, la prima Indagine europea sulle competenze linguistiche, sottolinea però che vi è un divario tra le aspirazioni e la realtà allorché si esaminano le competenze in lingua straniera nella pratica: da test eseguiti tra studenti e adolescenti in 14 paesi europei emerge che soltanto il 42% è competente nella propria prima lingua straniera e soltanto il 25% nella seconda. Un numero significativo, il 14% nel caso della prima lingua straniera e il 20% nel caso della seconda, non raggiunge nemmeno il livello di base.

Gli europei ritengono (77%) che il multilinguismo dovrebbe rappresentare una priorità politica. Allo stesso tempo, il numero di cittadini europei che affermano di essere in grado di comunicare in una lingua stranierà è leggermente calato passando dal 56% al 54%. Ciò è dovuto in parte al fatto che il russo e il tedesco non sono più obbligatori nei curricoli scolastici dei paesi dell’Europa centrale e orientale.

La proporzione di allievi che sono competenti nella loro prima lingua va dall’82% a Malta e in Svezia (dove l’inglese è la prima lingua straniera) a solo il 14% in Francia (apprendimento dell’inglese) e al 9% in Inghilterra (apprendimento del francese).

Si cambia soprattutto attraverso l’uso di Internet, che invoglia a leggere e ampliare le proprie competenze nella lettura e nell’ascolto delle lingue: rispetto al 2005, il numero di cittadini europei che usa regolarmente le lingue straniere su internet, ad esempio attraverso le reti sociali, è aumentato dal 26% a 36%.

In Europa, evidenzia l’Eurobarometro, la madrelingua più parlata è il tedesco (16%), seguita dall’italiano e dall’inglese (13% ciascuna), dal francese (12%) e quindi dallo spagnolo e dal polacco (8% ciascuna). I paesi che registrano l’aumento più elevato nella proporzione di rispondenti che affermano di essere in grado di parlare almeno una lingua straniera sufficientemente bene da sostenere una conversazione, rispetto ai dati dell’indagine Eurobarometro 2005, sono l’Austria (+16 punti percentuali, 78%), la Finlandia (+6 punti percentuali, 75%), e l’Irlanda (+6 punti percentuali, 40%).

Di converso, la proporzione di persone capaci di parlare almeno una lingua straniera è diminuita notevolmente in Slovacchia (-17 punti percentuali, 80%), nella Repubblica ceca (-12 punti percentuali, 49%), in Bulgaria (-11 punti percentuali, 48%), in Polonia (-7 punti percentuali, 50%), e in Ungheria (-7 punti percentuali, 35%). In questi paesi si è registrato un calo rispetto al 2005 nelle proporzioni di persone capaci di parlare lingue straniere quali il russo e il tedesco.

Le cinque lingue straniere più parlate rimangono l’inglese (38%), il francese (12%), il tedesco (11%), lo spagnolo (7%) e il russo (5%). A livello nazionale l’inglese è la lingua straniera più parlata in 19 dei 25 Stati in cui non è lingua ufficiale (escludendo quindi il Regno Unito e l’Irlanda). L’Italia, anche se migliora in alcuni fronti, è ancora fra i paesi con la più bassa percentuale di intervistati in grado di parlare una lingua straniera: si tratta di Ungheria (65%), Italia (62%), Regno Unito e Portogallo (ambedue 61%) e Irlanda (60%).

Per Androulla Vassiliou, Commissario europeo responsabile per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, l’indagine “indica che il multilinguismo e l’apprendimento delle lingue contano molto per i cittadini e di questo non possiamo che rallegrarci. Dobbiamo però fare di più per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue”.

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