(S)bilancio di famiglia, la curva della crisi

E’ una curva solo in discesa quella che rappresenta i bilanci delle famiglie italiane negli anni della crisi: dal 2006 il reddito pro capite è calato continuamente e da una media di quasi 16.000 euro è arrivato a toccare quota 14.000 nel 2012. La causa principale è stata la pressione fiscale che, tra aumento dell’accisa sui carburanti, aumento dell’Iva, Imu e taglio delle pensioni, è passato dal 40% di incidenza sul Pil del 2005 al 46%. Sono alcuni dei dati emersi dal rapporto “(S)bilancio di famiglia”  curato da Refricerche per Centromarca e Famiglia cristiana, presentato ieri a Milano.

Più che esplicativi sono le due curve che fotografano rispettivamente la fiducia delle famiglie italiane e le loro attese sulla disoccupazione: la prima curva è in discesa, con il picco massimo nel 2002, e il minimo storico nel 2012; la seconda, al contrario, sale da un minimo nel 2002 fino a toccare, oggi, uno dei valori più elevati. E poi c’è il calo dei consumi che ha un andamento più alternante, ma che dall’anno scorso a quest’anno ha visto un crollo vertiginoso.

“L’azione del Governo Monti ha gettato le basi per il riordino dei conti pubblici – ha spiegato Luigi Bordoni, presidente di Centromarca – ma è senza dubbio sulla famiglia che sono stati caricati i costi della recessione. In questo quadro già fortemente problematico si inserisce il pacchetto di misure contenuto nel ddl stabilità – ha proseguito – gli effetti saranno infatti negativi per tutte le famiglie, l’aumento dell’Iva determinerà un’ulteriore perdita del potere d’acquisto e a cascata contribuirà a frenare i consumi”.

“Il nostro Governo finora ha operato in condizioni di emergenza – ha spiegato il Ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi, intervenuto durante la presentazione – ora bisogna investire di più sulle famiglie, perché con l’individualismo non ci si salva. E’ difficile coniugare rigore, sviluppo ed equità. Provvedimenti come la legge di stabilità possono essere perfezionati e migliorati attraverso la discussione in Parlamento”.

Alla presentazione è intervenuto anche Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori: “Non è un impoverimento solo quantitativo quello dei consumi delle famiglie, ma soprattutto  qualitativo in quanto stanno peggiorando, per molti aspetti, le abitudini di spesa degli italiani – ha detto Dona – I dati emersi confermano una situazione preoccupante che, nonostante le rassicurazione degli ultimi giorni del Governo, non ci fanno ben sperare per il futuro. Alcuni comportamenti che la recessione ha reso necessari, come la particolare attenzione ai prodotti sottocosto, c’è il rischio che si sedimentino nelle abitudini degli italiani: ciò non significa che risparmiare fa male, ma dobbiamo tener presente che la scelta di comprare prodotti di basso costo, alimentari ad esempio, funziona solo se sono di qualità; spesso invece si tratta di merce che non vale neanche la metà di quello che costa”.

Il Segretario dell’UNC ha aggiunto: “Una delle poche conseguenze positive della crisi è che oggi i consumatori resistono più facilmente agli acquisti di impulso e anzi assistiamo al fenomeno inverso con il ripensamento dell’ultimo momento (pensiamo a quante confezioni fuori posto troviamo al supermercato avvicinandoci alla cassa, segno che qualcuno prima di pagare ha ritenuto che quel prodotto non era strettamente necessario), ma purtroppo siamo di fronte ad una nuova ‘schizofrenia’ del consumatore che, da una parte taglia l’essenziale (la carne scompare dai carrelli)e dall’altra si concede lussi fino a poco tempo fa impensabili (mi riferisco all’ultima moda dei gruppi d’acquisto online)”. Dona ha rilanciato l’auspicio del Ministro Andrea Riccardi che  ha esortato “ad una valorizzazione della famiglia anche in risposta alla globalizzazione e, aggiungo, considerare la crisi come nuova opportunità  per mettere da parte cattive abitudine ed educarsi a maggiore consapevolezza”.

“Bilanci della famiglie sempre più in rosso – commenta Paolo Landi, Presidente della Fondazione Consumo Sostenibile – Ciò che è grave è che il Governo anche in questo ultimo provvedimento i soldi li cerca solo sulle famiglie, e per quelle più povere non c’è alcun recupero. Nessun provvedimento è stato preso dal Governo per cercare le risorse in quel 10% della popolazione che detiene oltre il 50% della ricchezza. Potremmo anche aggiungere che nessuna azione è stata presa sulle grandi elusioni che lasciano il valore aggiunto di molti prodotti importati nei paradisi fiscali. I bilanci delle famiglie sono quindi sempre più drammatici, colpiti dall’inflazione e dalla mancanza di lavoro, e dai tagli quali salute, scuola e welfare. Nessun taglio – sottolinea Landi – è stato fatto ai privilegi e ai vitalizi della politica o ai bonus dei banchieri, nonostante che i bilanci delle banche vengano risanati dalla BCE con i soldi dei contribuenti. Pienamente condivisibile è questo forte messaggio che arriva da Famiglia Cristiana e che speriamo venga ascoltato dal Governo”.

Comments are closed.