Fecondazione assistita: Tribunale Firenze rinvia legge 40 a Corte Costituzionale

La legge 40 sulla fecondazione assistita finisce di nuovo sul tavolo della Corte Costituzionale. Il tribunale di Firenze ha infatti sollevato la questione di costituzionalità in merito al divieto di utilizzo ai fini della ricerca degli embrioni sovrannumerari malati o abbandonati e alla irrevocabilità del consenso della donna ai trattamenti di procreazione assistita dopo la fecondazione dell’ovocita. Il rinvio alla Consulta scaturisce dal ricorso di una coppia, affetta da una patologia genetica, che ha rifiutato l’impianto di embrioni malati o non testabili a seguito di diagnosi preimpianto e ha chiesto di destinarli alla ricerca. Una richiesta che si scontra con due divieti della legge, quello di revocare il consenso informato e quello alla ricerca scientifica sugli embrioni sovrannumerari, abbandonati o malati e dunque non utilizzati nel processo di fecondazione.

Sulla legge, contestata già al momento dell’elaborazione, continuano dunque a piovere richieste di verifica dei profili di costituzionalità sulla base del ricorso di singole coppie, che si scontrano con  un assetto legislativo chiaramente inadeguato ad affrontare i problemi e i temi legati alla fecondazione assistita e all’applicazione pratica della normativa. Afferma la senatrice dei Radicali Donatella Poretti: “L’ordinanza del Tribunale di Firenze che rimanda alla Consulta altri due punti chiave della legge 40 per prevedere il diritto al consenso all’impianto e la possibilità della ricerca scientifica sugli embrioni sovrannumerari è l’ennesimo colpo ad una legge ingiusta e ideologica contro il diritto dei cittadini. Dalla Corte europea per i diritti dell’uomo ai Tribunali italiani la legge viene cancellata articolo dopo articolo. Ciò che l’incapacità della classe politico parlamentare non è riuscita a cambiare, grazie alle iniziative delle associazioni e dei singoli cittadini con le proprie storie personali si riesce a modificare”.

Sostiene Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni: “Ancora una volta  si dimostra quanto da noi espresso più volte ovvero la fondatezza nel dire che il divieto di revoca del consenso informato è un divieto incostituzionale ai sensi dell’art. 32 della nostra Costituzione. La revoca del consenso avviene già per tutte le altre patologie ed è indispensabile per il percorso terapeutico del paziente.  Inoltre il giudice, esprimendosi  sul divieto di utilizzo ai fini della ricerca degli embrioni sovrannumerari malati o abbandonati, conferma il paradosso di questa assurda legge 40: in Italia è vietato estrarre linee cellulari embrionali ma si può fare ricerca con esse se importate dall’estero. Il giudice ha rilevato nella sua decisione che la legge 40 entra in contrasto con gli articoli 33 e 9 della carta Costituzionale che sanciscono la libertà di ricerca scientifica in Italia e pertanto ha rimando la legge alla Consulta”.

Si tratta di due aspetti della legge che erano già stati oggetto dei referendum del 2005. “Sarebbe stato opportuno e necessario non boicottare quel referendum, risparmiando a tante coppie inutili sofferenze ed evitando di porre inutili e ideologici paletti alla libertà di ricerca scientifica nei nostri laboratori – spiega il segretario dell’associazione Coscioni –  Avrebbe significato garantire la salute ai cittadini del Paese. Quello che non fa il Parlamento, ovvero cancellare la legge 40, lo stanno facendo i tribunali”.

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