Forum Ania-Consumatori: famiglie sempre più fragili

In tre anni l’indice medio di vulnerabilità economica è cresciuto del 17% e la percentuale delle famiglie che arriva a fine mese è passata – dal 2010 al 2013 – dal 10 al 22%. Questo è il quadro che emerge dal secondo monitoraggio sulla vulnerabilità economica delle famiglie italiane condotto dall’Università degli Studi di Milano per il Forum ANIA-Consumatori. Il primo studio, presentato nel 2011, aveva già rilevato una consistente difficoltà delle famiglie a fare fronte alle spese correnti e impreviste. Il secondo monitoraggio registra un sensibile peggioramento della vulnerabilità economica delle famiglie: aumentano dal 15 al 21% le famiglie che per arrivare a fine mese devono intaccare i risparmi e dal 6 all’8% quelle che registrano molta difficoltà e che per questo sono costrette a chiedere aiuto e prestiti. Le menzionate situazioni di difficoltà si traducono nel dato del 26% di famiglie (20% nel 2010) che non sarebbe in grado di far fronte ad una spesa imprevista importante,  nell’ordine convenzionale di 700 euro. Altro “termometro” dell’aumento delle situazioni di fragilità è la rinuncia a un’eventuale visita medica specialistica per ragioni economiche, che cresce dal 28,4% della precedente rilevazione al 34,4%.

“Non ci sono più dubbi – afferma il Presidente del Forum ANIA-Consumatori, Silvano Andriani -, la capacità degli italiani di proteggere il proprio tenore di vita è in flessione e sarà in futuro ancora minore. La crisi economico-finanziaria e i suoi riflessi negativi sull’occupazione, come abbiamo visto, hanno ampiamente contribuito ad accrescere la vulnerabilità e a portare a un impoverimento materiale di ampie fasce di cittadinanza. Assicuratori e consumatori concordano sulla urgenza di intervenire su questo fronte, per un welfare più equo, efficace  ed economicamente sostenibile, che sia in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini.”

Ritornando al monitoraggio, condotto su un campione di circa 2000 famiglie, risultano particolarmente rilevanti gli shock esterni connessi a condizioni lavorative, come la perdita del posto di lavoro e la riduzione delle ore lavorate. I capofamiglia che dichiarano di aver perso il lavoro sono il 18% degli intervistati (erano il 12% nella precedente rilevazione), cui si aggiungono coloro che hanno subito una riduzione dell’orario di lavoro, pari al 25,8%, contro il 21,2% della precedente rilevazione. Si conferma rispetto al 2010 il ruolo destabilizzante svolto da altri shock, ossia eventi esterni non prevedibili che determinano riduzioni del reddito e aumenti di spesa, quali separazioni, divorzi, malattie e incidenti.

“Dalle esperienze analizzate dall’Osservatorio – prosegue Andriani – risposte significative possono essere trovate a livello territoriale: una dimensione in cui intraprendenza e creatività caratterizzano tanto i soggetti pubblici quanto quelli non pubblici, che insieme forniscono soluzioni in grado di affrontare e arginare il rischio vulnerabilità.”

Spostare l’attenzione sul welfare locale è l’unica via d’uscita perché mentre lo Stato sociale è, in questo contesto, chiamato a svolgere un ruolo più attivo si trova, nella realtà, a  fare i conti con ritardi e anomalie che lo rendono inadeguato a fronteggiare i cambiamenti della società e i bisogni sempre più complessi che emergono al suo interno.

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