Genitori e figli, Rapporto Istat: convivenza anche dopo i 30 anni

Figli e genitori sotto lo stesso tetto: in Italia, i giovani restano a casa con mamma e papà anche dopo i 30 anni. Non sempre, però, questa è una scelta: c’è lo zampino della crisi. Secondo l’ultimo Rapporto sulla coesione sociale, redatto da Istat, Inps e Ministero del Lavoro, nel 2012 quasi 7 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni vivevano a casa con i genitori; di questi 3 milioni avevano superato i 25 anni.

Il fenomeno è il crescita rispetto al 2011 e riguarda soprattutto il mondo maschile: i ragazzi che vivono con i genitori sono quasi 4 milioni, le donne non superano i 3. Al Sud i dati toccano numeri record con più di 2 milioni di under 35 sotto lo stesso tetto del padre e/o della madre.

Ma questo dato non può prescindere da un altro: quello sulla disoccupazione giovanile. I disoccupati tra i 15 e i 34 anni sono quasi un milione e mezzo. E’ evidente che senza un lavoro non ci si può permettere una casa. E non si può prescindere da un aiuto economico da parte dei genitori: ne hanno avuto bisogno quasi 4 italiani su 10 (37%).

“Spesso considerata superata, la struttura della famiglia italiana si sta dimostrando, nei fatti, fondamentale – sottolinea la Coldiretti – per non far sprofondare nelle difficoltà della crisi moltissimi cittadini. Lo dimostra il fatto che le famiglie italiane, anche quando non coabitano, tendono a vivere a distanza ravvicinata dalle rispettive abitazioni.

Secondo il rapporto Coldiretti/Censis “Vivere bene vivere meglio” il 42,3% degli italiani abita infatti ad una distanza non superiore a 30 minuti a piedi dalla mamma. “Questo bisogno di vicinanza, quando non c’è addirittura coabitazione, riguarda – precisa la Coldiretti – non solo i più giovani tra i 18 e i 29 anni (il 26,4 abita a meno di 30 minuti), ma anche le persone più grandi con età compresa tra i 30 e i 45 anni  (il 42,5% a meno di 30 minuti), e addirittura gli adulti con età compresa tra i 45 e i 64 anni (il 58,5% abita a meno di 30 minuti)”.

La tendenza a ricompattare i vari componenti della famiglia è spiegata – sostiene la Coldiretti – dall’evoluzione delle funzioni socioeconomiche, con il passaggio alla famiglia soggetto di welfare che opera come provider di servizi e tutele per i membri che ne hanno bisogno. La crisi – prosegue la Coldiretti – ha dunque attivato la rete di protezione familiare caratteristica dell’identità nazionale offrendo supporto non solo economico. L’accorpamento territoriale delle famiglie è infatti oggi – conclude la Coldiretti – anche una risposta ai crescenti bisogni di tutela e non è certo estraneo alla tenuta sociale dei territori nella crisi.

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